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Lusso, Xi Jinping frena la voglia di borse dei Paperoni cinesi

(reuters)
Un report di Goldman Sachs riduce le previsioni di crescita delle vendite dell'alta moda nell'ex Impero celeste, anche per le nuove politiche di equità del presidente. E i colossi del fashion europei accusano il colpo
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MILANO - La Cina è vicina. Specie in un mercato globale come quello del lusso, che vede una manciata di colossi internazionali (soprattutto francesi ma anche italiani) e un mercato sterminato di acquirenti che ha proprio nella Cina il suo polo di attrazione principale. E così, temendo un rallentamento della crescita per le vendite del lusso in Cina, gli analisti di Goldman Sachs hanno tagliato le previsioni per il 2022 e per l'anno seguente.

A botta calda la reazione in Borsa non si è fatta attendere: ieri Moncler ha ceduto l'1,09% e il giorno prima (quando il report è stato diffuso) aveva lasciato sul terreno il 3,14%. L'hanno imitata Cucinelli, in calo dell'1,98%, Tod's (-2,84%, dopo essere salita però del 4% il giorno prima) e Ferragamo (-4,23%). Contraccolpi anche in Francia, dove Lvmh ha perso l'1,23%, Kering il 2,51% e Hermes lo 0,73% (e la vigilia era scesa dell'1,77%). Infine, Richemont ha perso l'1,42%.

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MILANO - La Cina è vicina. Specie in un mercato globale come quello del lusso, che vede una manciata di colossi internazionali (soprattutto francesi ma anche italiani) e un mercato sterminato di acquirenti che ha proprio nella Cina il suo polo di attrazione principale. E così, temendo un rallentamento della crescita per le vendite del lusso in Cina, gli analisti di Goldman Sachs hanno tagliato le previsioni per il 2022 e per l'anno seguente.

A botta calda la reazione in Borsa non si è fatta attendere: ieri Moncler ha ceduto l'1,09% e il giorno prima (quando il report è stato diffuso) aveva lasciato sul terreno il 3,14%. L'hanno imitata Cucinelli, in calo dell'1,98%, Tod's (-2,84%, dopo essere salita però del 4% il giorno prima) e Ferragamo (-4,23%). Contraccolpi anche in Francia, dove Lvmh ha perso l'1,23%, Kering il 2,51% e Hermes lo 0,73% (e la vigilia era scesa dell'1,77%). Infine, Richemont ha perso l'1,42%.

Reazioni non drammatiche, quindi (e magari nemmeno durature) ma in una sola direzione dopo che il report di Goldman ha tagliato le stime per le vendite globali del lusso in Cina al +9% nel 2022 (dal +13,5%) e al +7% nel 2023 (da +11,5%). Tassi ancora di tutto rispetto, che peraltro arrivano - sempre secondo la banca d'affari statunitense - dopo un ultimo trimestre dell'anno in corso che per la Cina è visto in accelerazione rispetto al terzo, relativamente al lusso, e con previsioni rosee per le festività natalizie.

Le preoccupazioni, infatti, riguardano l'evoluzione del quadro congiunturale nell'ex Impero celeste, dove si notano segni di rallentamento di alcuni indici anticipatori dell'andamento dei cosiddetti consumi high-end, in sostanza quelli delle classi più benestanti che costituiscono il motore principale del lusso mondiale. Ma c'è anche un'altra preoccupazione, sullo sfondo, per ora di difficile quantificazione ma forse ancor più insidiosa: la possibile decelerazione dei consumi top legata all'obiettivo di "prosperità comune" che sta perseguendo il presidente cinese Xi Jinping.

E' quel pacchetto di misure - e in larga parte ancora intenti - che ha già colpito molto il settore immobiliare, drogato dal credito facile, costruzioni realizzate a debito e spirale dei prezzi sempre in crescita, che fino a un certo punto hanno alimentato i rialzi ma, come dimostra la crisi delle settimane passate di Evergrande, possono anche ingranare la retromarcia e far cadere il castello di carta. La minaccia di tasse sulla casa - e più in generale di maggiori tasse sui Paperoni cinesi - dovrebbe spingere verso una maggiore equità sociale. Ma nell'immediato potrebbe tagliare i consumi della classe alta, quelli che spingono ad acquistare il lusso made in Europe.

Nel settembre scorso era stata Kepler Cheuvreux a ipotizzare che la redistribuzione del reddito auspicata dal partito comunista avrebbe potuto portare al taglio fino al 25% della domanda cinese di beni di lusso nel primo anno di applicazione del pacchetto fiscale (ancora da definire fino in fondo), con un effetto destinato però a riassorbirsi nel giro di un biennio. Ora è la volta di Goldman, che ha ridotto in via precauzionale la sua visione del settore. Segnalando particolare prudenza (con il giudizio di sell, vendere) su Hermes e su Moncler, con motivazioni analoghe: i titoli, pur espressione di società solide e con buone prospettive, hanno livelli di Borsa che già inglobano le buone notizie aziendali e con multipli che difficilmente potranno riservare sorprese ulteriori. Insomma, cavalli di razza su cui però è difficile continuare a scommettere al rialzo.