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L'industria dell'arte italiana, un settore da 1,46 miliardi di euro

(fotogramma)
E con l'indotto si arriva a circa 4 miliardi. La stima in uno studio di Nomisma che ha analizzato i cambiamenti del settore negli ultimi dieci anni e pone le basi per le sfide future: attrarre acquirenti stranieri, stringere nuove relazioni e competere con il sistema fiscale di altri Paesi. E non da ultimo formare nuove figure professionali sul digitale. Franceschini: "L'Italia deve essere leader in Europa"
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ROMA – Quaranta milioni di dollari. Tanto è stato pagato un dipinto di Pablo Picasso del 1938. Uno degli ultimi prezzi favolosi, di quelli che fanno notizia. Il dipinto "Femme au béret rouge-orange" è stato battuto all’asta a Las Vegas in ottobre. Ritrae la compagna del maestro dell’epoca. Un acquisto che è un investimento: da sempre le opere d’arte vengono vendute e acquistate, oltre che mostrate, generando ogni anno un giro d’affari a molti zero in tutto il mondo. Dietro però c’è un vero e proprio settore economico, quello dell’arte, che come gli altri ha sofferto la pandemia e oggi si sta lentamente riprendendo. 

A fotografare i mutamenti “dell’industria dell’arte” negli ultimi dieci anni e a raccoglierne le sfide future è stata Nomisma, che oggi presenta i risultati alla presenza del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Una carrel…

ROMA – Quaranta milioni di dollari. Tanto è stato pagato un dipinto di Pablo Picasso del 1938. Uno degli ultimi prezzi favolosi, di quelli che fanno notizia. Il dipinto "Femme au béret rouge-orange" è stato battuto all’asta a Las Vegas in ottobre. Ritrae la compagna del maestro dell’epoca. Un acquisto che è un investimento: da sempre le opere d’arte vengono vendute e acquistate, oltre che mostrate, generando ogni anno un giro d’affari a molti zero in tutto il mondo. Dietro però c’è un vero e proprio settore economico, quello dell’arte, che come gli altri ha sofferto la pandemia e oggi si sta lentamente riprendendo. 

A fotografare i mutamenti “dell’industria dell’arte” negli ultimi dieci anni e a raccoglierne le sfide future è stata Nomisma, che oggi presenta i risultati alla presenza del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Una carrellata su un mercato, quello italiano, in buona salute comunque, che in meno di dieci anni (dal 2011 al 2019) ha visto crescere il fatturato dei player del settore (antiquari, mercanti, case d’asta) del 118%, arrivando a toccare i 367,8 milioni di euro. Più che un raddoppio. Ma se il fatturato è salito è andato giù invece il numero degli operatori: sono diminuiti antiquari e mercanti, meno le case d’aste. C’è stata dunque una selezione “che ha premiato le imprese virtuose”, scrive Nomisma. 

Mercato ricco capace però di generare un indotto notevole: ogni opera che si muove ha bisogno di essere assicurata e di venir trasportata, anche solo per una mostra o una fiera e con una logistica che è specializzata e che genera indotto. Un dato sfata il famoso detto “con l’arte o la cultura non si mangia”: per ogni euro di giro d’affari nel mercato dell’arte si generano complessivamente 2,60 euro. E’ quello che si chiama effetto moltiplicatore. Mentre l'impatto economico complessivo è pari a 3,8 miliardi di euro.

Perché non ci sono solo case d'aste, mercanti e antiquari. Ci sono le fiere, altro tassello fondamentale, le gallerie, le fondazioni e i servizi: assicurazioni e logistica in primis. La logistica legata all’arte è una nicchia che vale 70 milioni di euro, che fa 1,2 milioni di movimenti l’anno in Italia e all’estero e dà lavoro a 500 dipendenti diretti. Le opere viaggiano infatti, tra musei, gallerie, case d’aste, fondazioni. E ogni volta che le opere si muovono sono assicurate (40 miliardi, il dato 2019). La pandemia ha fermato la logistica, ma il settore sta ripartendo, con le fiere. E dai primi dati del 2021 sta ripartendo bene con cifre maggiori rispetto al 2019. Le fiere sono un attore decisivo dell’industria dell’arte e da sole generano un indotto diretto pari a 68,1 milioni di euro.

Nomisma ha messo tutto in fila, mostre, case d’aste, attori della filiera, lavoratori diretti e dietro le quinte e ha dato un valore al giro d’affari di quella che ha chiamato l’industria dell’arte italiana: 1,46 miliardi. Ben 25 mila sono i lavoratori nei settori chiave. Aggiungendo quelli dell’indotto si arriva a 36 mila lavoratori. Quasi 600 milioni (597) i redditi da lavoro.

Un’industria appunto. E grande. Che ha di fronte sfide importanti: attrarre acquirenti stranieri, stringere nuove relazioni e competere con il sistema fiscale di altri Paesi. A livello europeo l’Italia rappresenta il 2% del mercato rispetto alle vendite a valore delle opere d’arte, quota che sale al 6% se dal perimetro dell’analisi si esclude il Regno Unito, ormai fuori dell’Ue. In questa seconda prospettiva la Francia è leader assoluta (55% del valore delle vendite), seguita dalla Germania (13%). C'è spazio dunque per recuperare. 

Ma cosa chiedono gli attori del settore? Meno burocrazia, un quadro normativo più certo e una più libera circolazione delle opere anche perché non tutte sono un Picasso del 1938. E sottolineano l'assenza di una strategia di lungo periodo che va pianificata a livello nazionale.

"Per riappropriarsi del ruolo di “fabbrica della bellezza” - è scritto nello studio - l’Italia dovrà intraprendere un lungo percorso che non può prescindere da una strategia nazionale per il rilancio dell’arte e della cultura, prevedere un Art bonus al 100% per gli operatori dell’arte al fine di aiutare gli attori in difficoltà a seguito della situazione pandemica, comunicare l’importanza dell’arte come opportunità di investimento e wealth management". 

E, sfida non ultima, creare i futuri lavoratori dell’industria dell’arte, che con la digitalizzazione sta cambiando anch’essa. Basti pensare che oggi, molto più di ieri, le aste online incidono per il 10% sul fatturato di un operatore. Una sfida da affrontare subito per non trovarsi come accade oggi, con un mercato del lavoro che cerca figure professionali che non trova, perché non sono state formate.