✕

Usare i soldi del Pnrr per chiudere il gender gap digitale: arriva l'Osservatorio che chiede "un device per ogni donna"

Presentato l'Osservatorio sul Gender Gap. L'obiettivo è monitorare che i soldi del Pnrr vengano spesi anche per superare il gender gap. Per farlo vanno incentivate le studentesse a studiare le materie stem, determinanti nella trasformazione digitale del mondo del lavoro, dove le posizioni a meno valore aggiunto (e molte sono femminili) sono destinate a sparire. Non solo. Le donne vogliono partecipare a questo cambiamento
2 minuti di lettura

ROMA - Poche settimane fa è stata approvata la legge sulla parità salariare tra uomo e donna, è stato allungato fino a dieci giorni il congedo per i padri e nel Pnrr ci sono una serie di azioni che mirano ad abbattere il gender gap per far sì che le donne possano partecipare più attivamente al mercato del lavoro. Il lavoro delle donne (quello retribuito) è una ricchezza e gli economisti lo sanno perché aumenta il Pil nazionale. Fino a oggi poco o nulla s'è fatto (basti pensare agli asili nido, al tempo pieno a scuola, agli incentivi alla genitorialità, tant'è che in Italia non si fanno pochi figli). Bene dunque il cambio di passo. Ma c'è un altro gender gap che avanza, il digital gender gap. Il mondo del lavoro sta mutando. Si va verso la digitalizzazione e ancora una volta le donne sono indietro. "Solo il 16% delle donne ha accesso alla formazione Stem, contro il 35% deg…

ROMA - Poche settimane fa è stata approvata la legge sulla parità salariare tra uomo e donna, è stato allungato fino a dieci giorni il congedo per i padri e nel Pnrr ci sono una serie di azioni che mirano ad abbattere il gender gap per far sì che le donne possano partecipare più attivamente al mercato del lavoro. Il lavoro delle donne (quello retribuito) è una ricchezza e gli economisti lo sanno perché aumenta il Pil nazionale. Fino a oggi poco o nulla s'è fatto (basti pensare agli asili nido, al tempo pieno a scuola, agli incentivi alla genitorialità, tant'è che in Italia non si fanno pochi figli). Bene dunque il cambio di passo. Ma c'è un altro gender gap che avanza, il digital gender gap. Il mondo del lavoro sta mutando. Si va verso la digitalizzazione e ancora una volta le donne sono indietro. "Solo il 16% delle donne ha accesso alla formazione Stem, contro il 35% degli uomini - ricorda Darya Majidi, presidente dell'Associazione Donna 4.0  -. L'azzeramento del digital gender gap è una priorità da affrontare celermente per evitare che le donne siano confinate in ruoli e settori economici tradizionali, meno remunerati e non trainanti per l'innovazione e la competitività del Paese. Affinché le risorse investite nel Pnrr abbiano un impatto reale sul digital gender gap, occorre definire a priori parametri chiari e misurabili relativi alla dimensione di genere in tutte le iniziative che riguardano gli interventi di digitalizzazione".

Calcola il tuo stipendio giusto

Darya Majidi è un'imprenditrice del settore e dalle parole (nel 2018 diede alle stampe Donne 4.0) è passata ai fatti. Presidente dell'Associazione donne 4.0 il cui slogan è "un device per ogni donna", ha creato un Osservatorio, presentato in settimaa a Roma, per monitorare costantemente l'attenzione al tema del gender gap. L'Osservatorio farà le sue valutazioni sulla base degli indicatori più importanti (Key Performance Indicators) individuati fino ad oggi dall'Associazione, per monitorare l'impatto positivo del Pnrr sull'occupazione femminile in ambito digitale. Lo scopo? Azzerare, entro il 2026, il gender gap per l'accesso ad Internet e azzerare il divario di genere nelle competenze digitali di base. Lo slogan dell'associazione è già un messaggio "un device per ogni donna". 

Al governo chiede molte cose. Inserire una clausola di condizionalità nei bandi con quote del 30% di donne nelle assunzioni del Pnrr relative a progetti di investimento nel digitale, misure nei bandi Pnrr per imprese ed enti che certifichino la presenza del 35% di donne nei team di creazione e sviluppo di progetti digitali, l'incremento, entro il 2026, dell'occupazione delle donne nel settore ICT al 35% e il raggiungimento della parità, ovvero il 50%, entro il 2030. Ma anche il raggiungimento, entro il 2026, del 45% di donne presenti nei CdA di imprese quotate, il 40% di donne nei Cda di imprese private e pubbliche non quotate e il 35% di donne in posizioni apicali, per riconoscerne concretamente l'autorevolezza nei contesti decisionali pubblici e privati del mondo digitale.

E ancora il raggiungimento di una quota del 45% di donne nei tavoli decisionali per la creazione di piattaforme di smart cities, smart economy e smart environnement e ancora la certificazione di genere obbligatoria nelle aziende tecnologiche. "C'è un cambiamento nel mercato del lavoro che va verso la digitalizzazione - sostiene Darya - e in questo cambiamento le donne ci vogliono essere, non desiderano che a guidarlo siano ancora una volta gli uomini. Vogliono essere protagoniste".

Daryna Majidi e la sua associazione avanzano anche alcune proposte: dare maggiore impulso alle imprese tech fondate e gestite da donne, con finanziamenti e sgravi fiscali, ma soprattutto rendere le studentesse e le giovani donne sempre più protagoniste del mondo digitale, promuovendo l'accesso alla formazione scolastica tecnico-scientifica. "Va superata - sostiene - quella cultura dominante secondo cui la matematica è materia arida, poco creativa, più da uomini. Non è così, l'informatica è molto creativa". Oggi è scesa in campo. Domani chiede di sedersi a un tavolo, se un tavolo ci sarà, su queste problematiche. E di sicuro non è decisa a mollare.