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Shell dice addio ai Paesi Bassi e trasloca nel Regno Unito. Il governo olandese: "Spiacevolmente sorpresi"

(afp)
Il colosso petrolifero migra verso la City in controtendenza con gli spostamenti post Brexit e cambierà denominazione da Royal Dutch Shell a Shell Plc. La nuova struttura con base nella capitale britannica permetterà benefici fiscali e maggiore flessibilità nel campo delle vendite o delle acquisizioni
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La Shell lascia l’Olanda per trasferire la sua sede in Inghilterra. L’annuncio viene accolto con tripudio a Londra, perché capovolge la tendenza in corso dalla Brexit in poi: la fuga di società, banche e studi legali dalla City, per aprire uffici dall’altra parte della Manica e poter continuare così a operare nell’Unione Europea.  Il gigante petrolifero anglobritannico va dunque in controtendenza e per il governo di Boris Johnson è il segno che c’è vita anche fuori dalla Ue.

Sono meno contenti ad Amsterdam, naturalmente, dove il governo esprime rammarico per una decisione “che ci ha spiacevolmente sorpresi”. In effetti non dovrebbe essere molto sorprendente: è conseguenza di un clima finanziario e legale giudicato meno favorevole. La Shell lascia il quartier generale perché in Olanda ci sono tasse troppo alte e anche per una serie di sentenze giudiziarie che hanno contestato l’impegn…

La Shell lascia l’Olanda per trasferire la sua sede in Inghilterra. L’annuncio viene accolto con tripudio a Londra, perché capovolge la tendenza in corso dalla Brexit in poi: la fuga di società, banche e studi legali dalla City, per aprire uffici dall’altra parte della Manica e poter continuare così a operare nell’Unione Europea.  Il gigante petrolifero anglobritannico va dunque in controtendenza e per il governo di Boris Johnson è il segno che c’è vita anche fuori dalla Ue.

Sono meno contenti ad Amsterdam, naturalmente, dove il governo esprime rammarico per una decisione “che ci ha spiacevolmente sorpresi”. In effetti non dovrebbe essere molto sorprendente: è conseguenza di un clima finanziario e legale giudicato meno favorevole. La Shell lascia il quartier generale perché in Olanda ci sono tasse troppo alte e anche per una serie di sentenze giudiziarie che hanno contestato l’impegno della compagnia nella lotta al cambiamento climatico, in pratica accusandola di non fare abbastanza per la transizione verso le energie rinnovabili. Il trasloco porterà anche un nuovo nome: non più Royal Dutch Shell, che era stato parte della sua identità dal 1907, ma semplicemente Shell Plc. Dutch, ovvero “olandese”, scompare anche dalla denominazione ufficiale, sebbene la proprietà continui a essere binazionale.

La mossa verso Londra conferma anche la difficoltà nota da tempo di gestire un colosso energetico come la Shell da due capitali finanziarie, Londra e Amsterdam, dove peraltro per il momento continuerà a essere quotata (così come a Wall Street). Non è solo una duplice testa dal punto di vista geografico, ma anche sempre più una diversità politica e culturale, sottolineata dall’uscita della Gran Bretagna dall’Europa unita, frutto del referendum del 2016 ma diventata realtà a tutti gli effetti soltanto dal gennaio di quest’anno.

La nuova struttura con base londinese permetterà benefici fiscali e maggiore flessibilità nel campo delle vendite o delle acquisizioni, commentano gli esperti del settore. La notizia ha fatto salire del 2 per cento le azioni della Shell alla borsa di Londra. “L’attuale doppia struttura è troppo complessa e non poteva essere sostenibile nel lungo termine”, afferma un comunicato dell’azienda. Il cambiamento dovrà essere approvato da almeno il 75 per cento degli azionisti a un’assemblea generale convocata per il 10 dicembre. In estate la Shell aveva reso noto un piano per distaccarsi gradualmente da petrolio e gas a favore di carburanti a bassa emissione di carbonio ed energie rinnovabili, strategia che per ora comporta un taglio di migliaia di posti di lavoro in tutto il mondo. Nel maggio scorso un tribunale dell’Aia aveva ordinato alla Shell di aumentare le sue riduzioni di emissioni nocive per rientrare in linea con gli accordi di Parigi sul clima. “Se la decisione odierna permetterà alla Shell di realizzare meglio la transizione verso zero emissioni”, ha dichiarato alla agenzia Reuters Adam Matthews, responsabile del Church of England Pension Fund, un fondo pensioni che è uno degli azionisti del gigante petrolifero, “allora va valutata positivamente”.