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Mail inutili, app non usate, allegati troppo pesanti: ecco come inquinare di meno sul digitale

(reuters)
Una mail "costa" 4 grammi di emissioni di CO2. Il vademecum di Iab Italia
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MILANO - Una singola mail inviata è responsabile dell'emissione di 4 grammi di CO2. Quante ne mandiamo con un semplice "ok" o "grazie"? Se solo ogni settimana ne risparmiassimo una di queste 'inutilì - considerando che in Italia ci sono 35 milioni di utenti della posta elettronica - taglieremmo 140 tonnellate di CO2, oltre 7mila in un anno e quindi l'equivalente di 26mila chilometri percorsi da un'automobile.

E' solo uno degli esempi messi sul piatto durante lo IAB Forum 2021, l'appuntamento dell'associazione del digital advertising durante il quale è stata lanciata la piattaforma ZED (Zero Emission Digital), proprio per sensibilizzare e dare suggerimenti concreti per ridurre la propria impronta sull'ambiente derivante dall'uso del digitale. I dati presentati dicono che ognuno di noi produre oltre 400 chili di anidride carbonica ogni anno per l'uso di prodotti e servizi digitali, voci che pesano per il 4…

MILANO - Una singola mail inviata è responsabile dell'emissione di 4 grammi di CO2. Quante ne mandiamo con un semplice "ok" o "grazie"? Se solo ogni settimana ne risparmiassimo una di queste 'inutilì - considerando che in Italia ci sono 35 milioni di utenti della posta elettronica - taglieremmo 140 tonnellate di CO2, oltre 7mila in un anno e quindi l'equivalente di 26mila chilometri percorsi da un'automobile.

E' solo uno degli esempi messi sul piatto durante lo IAB Forum 2021, l'appuntamento dell'associazione del digital advertising durante il quale è stata lanciata la piattaforma ZED (Zero Emission Digital), proprio per sensibilizzare e dare suggerimenti concreti per ridurre la propria impronta sull'ambiente derivante dall'uso del digitale. I dati presentati dicono che ognuno di noi produre oltre 400 chili di anidride carbonica ogni anno per l'uso di prodotti e servizi digitali, voci che pesano per il 4% delle emissioni totali di CO2. Un dato destinato a raddoppiare entro il 2025, mentre nel 2050 il digitale peserà per un quinto delle emissioni di CO2 mondiali. "Parole come 'cloud' possono far pernsare che Internet sia qualcosa di etereo. Invece il problema delle emissioni è molto concreto", ha detto Carlo Noseda, presidente di IAB Italia a commento dei dati.

La proposta d'intervento di ZED è triplice. Uno dei tre punti è la sensibilizzazione, opera più che mai necessaria perché - stando a un'indagine realizzata con YouGov, il problema delle emissioni delle attività digitali (come uno streaming video o l'invio elevato di e-mail) non è per nulla percepito come urgente dai cittadini, che pure mostrano un'altissima consapevolezza sui temi del surriscsaldamento globale e del buco nell'ozono.

L'iniziativa si promette (secondo) di misurare i "rifiuti digitali" delle aziende associate e non. Il terzo punto è quello di agire, e per dare qualche indicazione concreta sulla piattaforma ZED c'è un vademecum rivolto tanto alle aziende che ai privati. A questi ultimi si indicano sette abitudini che è bene smettere: "Tenere aperti tab che non sono utili all'attività che stai svolgendo; Tenere in archivio file obsoleti, duplicati e salvati in più cartelle; Conservare app inutilizzate sul telefono; Salvare tutto, indistintamente, magari su più piattaforme; Iscriversi a newsletter che poi non vengono mai aperte; Conservare account che non si usano più; Utilizzare la webcam durante le video call se non è necessario".

Alle aziende, invece, si suggerisce di iniziare a fare altre cose: "Limitare gli invii delle email ai destinatari chiave; Ridurre le dimensioni dei file in allegato; Abbassare la luminosità dello schermo; Ascoltare la musica il più possibile offline, scaricando i brani; Sostituire i device elettronici solo quando indispensabile e con dispositivi ricondizionati; Salvare le pagine più consultate per ridurre l'utilizzo dei motori di ricerca; Ottimizzare il data storage, valutare quando attivare il backup automatico".