✕

Inapp, una ripresa "a tempo parziale". Nuovi contratti tra precariato e part time involontario

Una manifestazione di protesta di lavoratori (fotogramma)
Le analisi dell'Inapp sulle attivazioni del primo semestre di quest'anno. Le donne maggiormente svantaggiate, neanche gli incentivi alle assunzioni salvaguardano i lavoratori
1 minuti di lettura

ROMA - Una ripresa sempre più precaria: un terzo degli oltre 3,3 milioni di contratti attivati nel primo semestre di quest'anno sono part time, e a chiederlo non è certo il lavoratore. L'Inapp (istituto per l'analisi delle politiche pubbliche), definisce quella attuale "una ripresa a tempo parziale, e lancia l'allarme: "La lettura di questi dati ci dice che la ripresa dell’occupazione in Italia rischia di non essere strutturale perché sta puntando troppo sulla riduzione dei costi tramite la riduzione delle ore lavorate – rileva il presidente, Sebastiano Fadda - La “prudenza delle imprese” rischia di incrementare la fascia di lavoratori poveri e il gap di partecipazione e reddito esistente tra uomini e donne".

ROMA - Una ripresa sempre più precaria: un terzo degli oltre 3,3 milioni di contratti attivati nel primo semestre di quest'anno sono part time, e a chiederlo non è certo il lavoratore. L'Inapp (istituto per l'analisi delle politiche pubbliche), definisce quella attuale "una ripresa a tempo parziale, e lancia l'allarme: "La lettura di questi dati ci dice che la ripresa dell’occupazione in Italia rischia di non essere strutturale perché sta puntando troppo sulla riduzione dei costi tramite la riduzione delle ore lavorate – rileva il presidente, Sebastiano Fadda - La “prudenza delle imprese” rischia di incrementare la fascia di lavoratori poveri e il gap di partecipazione e reddito esistente tra uomini e donne".

Infatti il fenomeno del part time involontario non è limitato agli uomini, ma per le donne si tratta della metà delle assunzioni, per gli uomini del 26,6%. Per il 42% delle donne involtre l'orario ridotto si associa a contratti a termine o discontinui. "Il traino del Piano di ripresa e resilienza dovrebbe essere invece l’occasione per spingere sulla creazione di lavoro stabile, perché senza la prospettiva di una graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro si rischia di avere effetti negativi sulla produttività e sulla competitività”, sottolinea Fadda.

I contratti delle donne rappresentano nel primo semestre di quest'anno appena il 39,6% del totale delle attivazioni. E inoltre sul totale deli nuovi contratti al femminile, sono a part time: il 54,5% nel tempo indeterminato, il 63,7% nel tempo determinato, il 44,5% in apprendistato, il 45,9 % in lavoro stagionale e il 42,4% % in somministrazione. Quasi una forma di precariato doppio.

Persino i contratti che godono di un incentivo alle assunzioni presentano ampi margini di part time e precarietà. Nel primo semestre del 2021 le assunzioni con diverso tipo di agevolazione sono state complessivamente 780.128, corrispondenti al 23,5% del totale delle assunzioni.  Delle 291.548 assunzioni agevolate di donne (corrispondenti al 22,2 % del totale di tutte le assunzioni femminili), quasi il 60% sono state a part time. Delle 488.580 assunzioni agevolate di uomini (pari al 24,3% del totale delle assunzioni maschili) è a part time comunque il 32,5%.

“Continuiamo a trovarci di fronte, pur in presenza di incentivi economici o contributivi, - osserva il presidente dell'Inapp - al noto squilibrio di genere: assunzioni femminili minori in valore assoluto e con un’incidenza di part time molto più elevata della componente maschile. Occorre avviare una riflessione sul ruolo “migliorativo” e selettivo che, a partire proprio da questa fase di riavvio, dovrebbe caratterizzare il sistema degli incentivi”.