Auditel-Censis: "In Italia ci sono 120 milioni di schermi". Televisioni, più di 27 milioni sono da rottamare
MILANO - Un Paese che si sta abituando sempre più a guardare lo schermo, sia la smart tv tra le mura domestiche o lo smartphone in mobilità. E' quello descritto dal quarto rapporto Auditel-Censis L'Italia multiscreen: dalla Smart Tv allo schermo in tasca, così il Paese corre verso il digitale, dal quale emerge che ci sono quasi 112 milioni di schermi nelle case degli italiani, in media 5 per famiglia: una crescita del 6,2% negli ultimi due anni. In crescita anche le connessioni: risultano collegte alla rete più di nove famiglie su dieci (il 90,2% del totale, +3,6% dal 2019) e in quasi sei su dieci (59,4%, +6,2%) è disponibile sia una connessione fissa che mobile.
La cavalcata degli apparecchi smart ha portato le televisioni a superare quota 43 milioni (+1%). La versione intelligente dei televisori è ancora residuale, ma in grandissima crescita: gli apparecchi smart sono 15 milioni e 300 mila (+46,6% negli ultimi due anni) "e si pongono in sintonia - dice il rapporto - sia con le nuove modalità di visione e di ascolto (ormai radicate all'interno del corpo sociale) sia con lo switch off reso necessario dal prossimo avvento del Digitale terrestre di seconda generazione".
Proprio su questo aspetto, il rapporto indaga ulteriormente andando a vedere quali sono le tipologie di televisori "vecchi" che non sono pronti al salto del segnale. "Quasi sei milioni di apparecchi (il 13,2% del totale) si possono quasi considerare oggetti di antiquariato perché acquistati più di 10 anni fa; ci sono, poi, 12 milioni di televisori per cui non è risultato possibile risalire alla data d'acquisto". Nel complesso, risultano "27 milioni e 700 mila televisori (il 64,2% del totale), posseduti da 12 milioni di famiglie (il 51,2% del totale)" da rottamare perché "oggi non sono compatibili con il Digitale terrestre di seconda generazione perché privi dello standard DVB-T2 con il nuovo sistema di codifica HEVC Main10". Non basta. "Ben 8 milioni e 400 mila apparecchi, posseduti da 3 milioni di famiglie italiane, pari al 12,8% del totale, non hanno i requisiti per il primo step, avviato lo scorso 20 ottobre, di passaggio all'alta definizione (HD)".
In cresdcita sono anche gli smartphone, oltre 48 milioni (+8,9% dal 2019). Così come crescono i pc collegati, che sono quasi 20 milioni, e i tablet, che sono 7 milioni e 700.000.
L'indagine riflette anche sulla dieta mediatica degli italiani, ovvero come si guardano i contenuti video. La televisione resta centrale ma cambiano le modalità di fruirne: "Sempre più individualizzate e on demand, con la costruzione da parte di ciascun componente del nucleo famigliare di un proprio palinsesto frutto della combinazione di contenuti diversi su schermi diversi e in luoghi diversi. Oltre 4 milioni di italiani, infatti, seguono la programmazione televisiva lineare sullo smartphone (+6,3%), mentre 2 milioni e 700.000 la seguono dal pc, con una crescita del 41,1% nell'ultimo anno; e un milione e 200.000 italiani vedono i contenuti tv sul tablet. A coloro che seguono sul web i programmi della televisione lineare si aggiungono, inoltre, coloro che usano tutti gli schermi disponibili per connettersi ad internet e costruire il proprio palinsesto fatto di contenuti on demand. Ben 3,5 milioni di italiani, poi, scaricano film dalla rete (+33,3% nell'ultimo anno) e oltre 13 milioni guardano sulle piattaforme televisive on demand contenuti non lineari (+38,2% nel periodo considerato). Senza contare che 24 milioni di italiani utilizzano le diverse piattaforme disponibili su internet, per lo più a pagamento (+48,4%), con una forte crescita del numero di coloro che li guardano di frequente: sono 16 milioni e 600.000 e sono aumentati dell'86,0% in un anno".
Detto della famiglie connesse, c'è uno zoccolo importante di "esclusi e precari digitali". Si contano infatti 2 milioni e 300 mila, il 9,8% del totale, di famiglie italiane non connesse. Altre 7 milioni e 200 mila famiglie, il 29,9% del totale, hanno unicamente la linea mobile. Fra loro, circa 5 milioni si collegano solo da smartphone, un dispositivo che, evidentemente, non è in grado di supportare a sufficienza le nuove modalità di studio, lavoro e socializzazione che si stanno affermando. "Si tratta, soprattutto, di famiglie composte da soli anziani e famiglie che si trovano in una condizione di forte precarietà socioeconomica: spesso combinano la mancanza di risorse materiali con la carenza di cultura e di abilità digitali".