Eolico, la "carica" dei 64 progetti galleggianti per sfruttare il vento del Mediterraneo
di Luca Pagni , di Luca PagniROMA - Ci sono gli operatori storici dell'energia in Italia, da Eni a Edison. Ma anche aziende che si sono imposte nel settore negli ultimi anni da Erg a Falck per arrivare a Sorgenia. Ma anche operatori del settore, specializzati nello sviluppo delle tecnologie come Ansaldo e Saipem. O nei sistemi di cyber sicurezza come Leonardo. E poi ci sono gli operatori che dall'estero vogliono investire in Italia, leader nelle rinnovabili, come Vestas.
Il ministero della Transizione Energetica (Mite) ha pubblicato l'elenco delle 64 manifestazioni di interesse ricevute per lo sviluppo di "centrali eoliche off shore galleggianti", in pratica impianti che si trovano molto al largo delle coste. Questo per due motivi: per avere un minor impatto ambiantale e visivo - così da superare opposizioni e perplessità da parte di enti locali ed associazioni - ma soprattutto per andare a catturare il vento là dove soffia più forte.
E' uno dei maggiori ost…
ROMA - Ci sono gli operatori storici dell'energia in Italia, da Eni a Edison. Ma anche aziende che si sono imposte nel settore negli ultimi anni da Erg a Falck per arrivare a Sorgenia. Ma anche operatori del settore, specializzati nello sviluppo delle tecnologie come Ansaldo e Saipem. O nei sistemi di cyber sicurezza come Leonardo. E poi ci sono gli operatori che dall'estero vogliono investire in Italia, leader nelle rinnovabili, come Vestas.
Il ministero della Transizione Energetica (Mite) ha pubblicato l'elenco delle 64 manifestazioni di interesse ricevute per lo sviluppo di "centrali eoliche off shore galleggianti", in pratica impianti che si trovano molto al largo delle coste. Questo per due motivi: per avere un minor impatto ambiantale e visivo - così da superare opposizioni e perplessità da parte di enti locali ed associazioni - ma soprattutto per andare a catturare il vento là dove soffia più forte.
E' uno dei maggiori ostacoli per lo sviluppo dell'eolico del Mediterraneo e lungo le coste italiane in particolare. A parte alcune zone dell'Adriatico, non soffia di certo il cento dell'Atlantico o del Mare del Nord o il Baltico, dove si sta sviluppando in maniera massiccia l'eolico in Europa.
Da qui la necessità di andare più al largo possibile. Così come è necessario che le centrali siano "galleggianti", perchè la profondità del Mediterraneo è tale che non consente la possibilità che siano fissati sul fondo tramite piloni come accade nel nord Europa, dove i fondali sono molto più bassi.
Come si legge nel comunicato del Mite, si è concluso "il primo giro di incontri bilaterali con le singole società e i gruppi di società proponenti. E' già previsto un ulteriore giro di riunioni per valorizzare le possibili sinergie derivanti dalla previsione di più impianti nelle medesime aree di mare, d'intesa fra i proponenti, e per condividere lo stato dei lavori con le associazioni di tutela ambientale e gli altri soggetti partecipanti".
A presentare le "manifestazioni di interesse" non sono stati solo operatori del settore energia. Ma non mancano alcune curiosità, come si legge sempre nella nota del ministro guidato da Roberto Cingolani, il fisico già presidente dell'Istituto Italiano di tecnologia: "All'esito dei lavori sinora svolti, risultano pervenute 64 manifestazioni di interesse, di cui 55 da parte di imprese e associazioni di imprese, 3 da parte di associazioni di tutela ambientale (WWF, Legambiente e Greenpeace) e 7 da altri soggetti (ANEV, Elettricità futura, CNA, Cgil, Università Politecnico di Torino, OWEMES - associazione di ricercatori, CIRSAM - Consorzio Internazionale per lo sviluppo e ricerca Adriatico e Mediterraneo)".
Dove dovrebbero sorgere i progetti presentati? "In totale, sono stati esaminati 40 progetti di impianti eolici offshore flottanti, prevalentemente localizzati al largo della Sicilia e della Sardegna (più di 20), lungo la costa adriatica (più di 10) e, per la restante parte, distribuiti tra Ionio e Tirreno". Come si arriva a 67, allora? Nell'elenco ci sono anche associazioni (Legambiente, Wwf, Greenpeace) o università come il Politecnico di Torino, interessate a vario titolo a capire come si sta sviluppando il settore. Oppure come il gruppo Leonardo che si occuperà di tutti i problemi che riguardano la sicurezza, visto che - una volta realizzate - diventeranno infrastrutture strategiche per il paese.
La procedura, va detto, è in fase iniziale. Ma - per la prima volta - il ministero ha voluto dare un segnale agli operatori che c'è la volonta di relizzare un sistema di centralo eoliche off shore che contribuisca allo svluppo delle rinnovabili anche in Italia. Soprattutto se si tiene conto che, al momento, c'è un solo progetto eolico (non galleggiante) approvato e in fase di realizzazione, al largo delle coste di Taranto. Lo gestisce la società Renexia (gruppo Toto), lo stesso che sta lavorando, al largo della Sicilia occidentale, un progetto da 190 turbine galleggianti, per una potenza installata di circa 2,8 GW: è il più grande tra i 40 al momento al vaglio del Mite.
"Un primo passo positivo, ma non basta", è il commento del voce-presidente di Legambiente Edoardo Zenchini. "Per evitare che ci siano sovrapposizioni di progetti, occorrono almeno tre cose: individtare i criteri a cui devono rispondere i progetti, mappare gli spazi marittimi dove sia possibile realizzare gli impianti tenendo conto di rotte commerciali e di spazi faunistici ed ambientali e, infine, stabilire il livello degli incentivi".