✕

Ennio Doris, addio all'uomo che ha convinto gli italiani a investire i risparmi

Ascolta l'audio

Nato in provincia di Padova, deve a una malattia la scelta di studiare. Il sodalizio con Berlusconi: secondo alcuni è stato Ennio la fortuna di Silvio. Uomo alla mano, appassionato di bici, da tempo aveva preparato il passaggio di consegne nelle mani del figlio Massimo
3 minuti di lettura

MILANO - Dopo la guerra, a Tombolo e dintorni - in provincia di Padova - l'attività più diffusa era il commercio del bestiame. E quella sarebbe stata la sorte anche di Ennio Doris, nato il 3 luglio del '40, seguendo le orme del padre, se non si fosse ammalato, a dieci anni, di nefrite: una sosta prolungata che lo avvicinò ai libri e lo convinse a studiare.  L'intuizione successiva fu capire, alla fine degli anni Sessanta, che anche in Italia le famiglie cominciavano ad avere qualche risparmio da parte e a porsi il problema di come investire.

Nel '69, in un'epoca in cui non si andava molto oltre le cartelle fondiarie e i Buoni postali, cominciò a vendere fondi comuni; quelli lussembu…

MILANO - Dopo la guerra, a Tombolo e dintorni - in provincia di Padova - l'attività più diffusa era il commercio del bestiame. E quella sarebbe stata la sorte anche di Ennio Doris, nato il 3 luglio del '40, seguendo le orme del padre, se non si fosse ammalato, a dieci anni, di nefrite: una sosta prolungata che lo avvicinò ai libri e lo convinse a studiare.  L'intuizione successiva fu capire, alla fine degli anni Sessanta, che anche in Italia le famiglie cominciavano ad avere qualche risparmio da parte e a porsi il problema di come investire.

Nel '69, in un'epoca in cui non si andava molto oltre le cartelle fondiarie e i Buoni postali, cominciò a vendere fondi comuni; quelli lussemburghesi, gli unici autorizzati. A fine percorso, aveva messo insieme un gruppo quotato, Banca Mediolanum, da oltre sei miliardi di capitalizzazione e masse amministrate per 104 miliardi. All'inizio della pandemia, nella classifica dei Paperoni d'Italia era al diciottesimo posto, con un patrimonio superiore ai due miliardi di euro. Meno ricco di un paio di anni prima, quando si aggiudicò la copertina di Forbes Italia (insieme al figlio Massimo).

Per tutti, è stato l'imprenditore e amico fedele di Silvio Berlusconi, al suo fianco fin dai primi anni Ottanta. Ma l'inizio della sua fortuna era già partita, con Fideuram prima e Dival poi (in seguito diventata Ras). Insieme ad un altro amico e a sua volta super-venditore, Gianfranco Cassol, soprannominato Mister-miliardo (per le commissioni che guadagnava), compagno di studi e anche lui conterraneo, di un Veneto non ancora diventato ricco. Doris però non era solo un venditore: era un ragioniere appassionato di numeri e un grande affabulatore. L'incontro con Berlusconi a Portofino, avviene nel 1981: i due erano fatti per capirsi. Poco meno di un anno dopo nasceva Programma Italia, 50% Doris, 50% Fininvest. Sarebbe stata la madre di Mediolanum prima e di Banca Mediolanum poi: una macchina da soldi, specializzata nella vendita di fondi e di polizze (di cui tuttora la Fininvest ha il 30,11%, mentre la famiglia Doris è al 40,38%).

Tra i due, sostengono in molti, è stato Doris a far guadagnare l'amico e non viceversa, anche se qualche vantaggio indiretto c'è stato. Ma nonostante il sodalizio umano, Doris ha sempre giocato la sua scommessa imprenditoriale in prima persona, concentrato sul suo mondo più che sul sistema, se si esclude la partita - non residuale - di Mediobanca, dove la famiglia Doris ha il 3,28% del capitale votante, nonostante la quota sia stata dichiarata "non strategica". Poi c'è da sempre la quota in Mediaset (sotto il 3%), certo, e nei passaggi-chiave dello scontro con Vivendi non è stato un appoggio da poco; ma tutto sommato alle battaglie della finanza Ennio aveva sempre privilegiato il suo business. E l'amore per la terra: dalle ceneri dell'impero Ferruzzi aveva comprato - al 50% con il suo amico storico Renato Andretta - la tenuta di Torviscosa, 3.800 ettari e duemila mucche, a 40 chilometri da Trieste.  Ce ne sono anche altre, più piccole, alle porte di Bologna e di Portogruaro.

Se l'intuizione era stata felice - vendere prodotti finanziari, sfruttando la prima risorsa del paese, il risparmio - la realizzazione non è stata meno fortunata: "La banca disegnata intorno a te" - come nel famoso slogan che lo vedeva protagonista - è servita a tenere insieme clienti e promotori, garantendo buoni guadagni per chi lavora per lui, ritorni stellari per la società (per anni le commissioni sui prodotti Mediolanum sono state tra le più alte del settore) e nello stesso tempo fidelizzando i risparmiatori: difficilmente i riscatti hanno superato le nuove sottoscrizioni, nel mondo Mediolanum, anche nei momenti più cupi. Miracoli, tra l'altro, del marketing diretto: Doris si è sempre rivolto in prima persona ai clienti, per rassicurarli anche nei passaggi difficili. Anche con il video-messaggio durante la fase acuta del coronavirus, diretto a clienti e promotori. E fino al passo indietro, recentissimo, diventando presidente onorario del gruppo che ha fondato.

Del resto Doris ha sempre utilizzato il registro dell'uomo alla mano, appassionato di bici e grande tifoso del giro d'Italia; giocatore domenicale di Briscolòn (una sorta di briscola che si gioca in sei) insieme agli amici di sempre, a Tombolo, dove si rifugiava nel fine settimana. E con una lungimiranza non comune tra i grandi capitani d'impresa, ha preparato negli anni il passaggio generazionale: al figlio Massimo il timone dell'azienda, alla figlia Annalisa Sara la gestione della Fondazione, ad entrambi quote pressoché uguali del gruppo ma una governance del Patto di sindacato che controlla il 40,3% dei diritti di voto di Banca Mediolanum che affida a Massimo, in caso di parità all'interno della famiglia, il diritto di dire l'ultima parola.