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Ennio Doris, il banchiere discreto che ha difeso l'Italia e i suoi risparmiatori

Ennio Doris e la moglie Lina, compagna di una vita (fotogramma)
Nel momento peggiore della crisi finanziaria ha usato i suoi fondi per risarcire i clienti che avevano prodotti Lehman. E ha acquistato titoli di Stato per dare un segnale di fiducia. La stima per Draghi e la preoccupazione per le derive populiste. Di Berlusconi è stato amico prima che partner in affari
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NEW YORK - Molti di voi ricorderanno Ennio Doris per il suo ottimismo contagioso, per i suoi spot pubblicitari per Mediolanum, per le sue interviste, sempre orientate al buon senso. Ma c'è una dimensione pubblica di quest'uomo molto privato, simbolo di un'Italia sana, pervasa dalla febbre del fare che merita di essere ricordata.

L'Italia, per lui è sempre stato un punto focale, prima ancora della sua azienda. Quando eravamo nel momento peggiore della crisi finanziaria post 2007/2009, quando esplodevano spread e rischio Italia, con la BCE assente e le banche italiane in serie difficoltà, Ennio Doris decise di intervenire. Lo fece in due modi, il primo, coprendo con circa 100 milioni di euro tra fond…

NEW YORK - Molti di voi ricorderanno Ennio Doris per il suo ottimismo contagioso, per i suoi spot pubblicitari per Mediolanum, per le sue interviste, sempre orientate al buon senso. Ma c'è una dimensione pubblica di quest'uomo molto privato, simbolo di un'Italia sana, pervasa dalla febbre del fare che merita di essere ricordata.

L'Italia, per lui è sempre stato un punto focale, prima ancora della sua azienda. Quando eravamo nel momento peggiore della crisi finanziaria post 2007/2009, quando esplodevano spread e rischio Italia, con la BCE assente e le banche italiane in serie difficoltà, Ennio Doris decise di intervenire. Lo fece in due modi, il primo, coprendo con circa 100 milioni di euro tra fondi personali e aziendali le perdite dei clienti che avevano comprato con lui prodotti Lehman. Non aveva bisogno di farlo, ma sentì il dovere morale di intervenire. La seconda azione, meno pubblica ebbe un impatto forte: decise di utilizzare l'enorme disponibilità finanziaria che aveva in Mediolanum per alleggerire le banche italiane da posizioni su titoli del Tesoro che perdevano valore a vista d'occhio, alzando ulteriormente i loro parametri di rischio. Mi raccontò di non avere mai avuto un dubbio sulla tenuta del nostro paese.

Si trattò di una mini iniezione di liquidità che riportò fiducia. Fece, nei fatti, quel che Mario Draghi avrebbe fatto poco dopo dal ponte di comando della BCE su base sistemica. Draghi, allora governatore della Banca d'Italia, apprezzò.

Un altro episodio: dopo le elezioni del 2018 cominciava a prendere forma l'ipotesi di un governo Lega/Cinque Stelle. Da sempre devoto all'Europa, e al rapporto transatlantico, Doris era preoccupato che l'Italia potesse indebolire il suo impegno europeo. La sua tesi era che il governo doveva trovare un suo punto di equilibrio su posizioni più centriste o con una coalizione di centro destra o di centro sinistra, non importava quale. Decise di provare a chiamare Mario Draghi, allora Presidente della BCE per confidargli le sue preoccupazioni. Draghi rispose nel giro di dieci minuti. La convergenza di vedute sulla tutela dell'Italia in Europa era assoluta. Ma Draghi gli disse che nel suo ruolo istituzionale a Francoforte, neutrale per definizione, non avrebbe fatto alcun commento che potesse essere percepito come una intrusione nel normale processo democratico. Quello scambio mi confermò quanto la stima e la fiducia fra i due fossero reciproci. E quando Draghi fu nominato Presidente del Consiglio, Doris mi disse: "Questo è il meglio che l'Italia può esprimere. Siamo stati fortunati".

Nel suo rapporto con Silvio Berlusconi, l'amicizia prevaleva sul rapporto d'affari. Ma ci fu un'occasione molti anni fa in cui Berlusconi si trovò con un serio problema di liquidità per uno dei sui progetti immobiliari, mantenuto alquanto sottotraccia. Doris intervenne per salvare la situazione, conosceva bene la differenza fra la necessità di una copertura a breve e un investimento fallimentare. Del resto, nei suoi viaggi internazionali a illustrare Mediolanum con gli investitori a New York o a Londra, assorbiva le preoccupazioni dei suoi interlocutori sul nostro sistema paese. E le condivideva. Soprattutto le riferiva a Berlusconi invitandolo a resistere pressioni populiste sul piano economico. Doris non era un'economista, ma essendo cresciuto fra la saggezza dei mercati delle vacche nel padovano, a Tombolo, dove era nato, aveva una padronanza fuori dal comune delle variabili macroeconomiche e una genialità straordinaria in matematica finanziaria: a volte i suoi confronti a memoria fra tassi, ritorni e statistiche erano talmente rapidi da far perdere il filo.

Tutto questo per dire che l'immagine che possiamo avere di Doris nei suoi spot, come imprenditore sorridente che esprimeva fiducia per il risparmiatore è riduttiva. In un ruolo pubblico sempre discreto Doris ha giocato in vari momenti chiave per la storia della finanza del nostro paese.

Ci sono stati altri due Ennio Doris meno visibili, quello pubblico appunto, in momenti chiave per la storia finanziaria del nostro paese e quello privato. Il successo non ha mai cambiato Ennio Doris. Era invulnerabile alle mondanità frivole, ha sempre adorato sua moglie Lina, ha vissuto una vita in famiglia agiata, ma senza pretese. Mi raccontò che una volta, quando aprì un ufficio a Roma gli presentarono una signora influente negli intrighi sociali della Capitale che voleva introdurlo nella Roma-bene. Declinò con grazia. Lo raccontò subito a Lina, la colonna della sua vita, rievocando l'episodio tra le risate degli amici di sempre, i veri amici, quelli che conosceva da tempi di Tombolo coi quali continuava a parlare il dialetto veneto stretto e che vedeva in vacanza o al paese quando tornava per i fine settimana nella nuova bellissima casa.

L'aveva costruita dove da ragazzo andava a prendere in bicicletta la sua Lina appena quindicenne. Una cosa mi ha colpito: se i suoi coetanei di successo hanno cambiato mogli e amanti, adorano la notorietà, l'esibizione del loro potere e non hanno mai ceduto il timone di comando a successori possibili, in famiglia o non. Doris ha invece portato il figlio Massimo in azienda da giovane, e quando era ancora nel pieno delle sue forze, già una quindicina di anni fa gli ha ceduto gradualmente la gestione fino a lasciargli già una decina d'anni fa i pieni poteri. Il risultato è che oggi il giovane Massimo Doris è ormai in pieno controllo di Mediolanum, continua a macinare i risultati record del padre, è in pieno accordo con la sorella Sara che si occupa della Fondazione Mediolanum. Niente liti o gelosie o invidie, tutto era già chiaro molto prima della sua morte, molto prima che potesse esserci un sospetto per la leucemia fulminante che l'ha colpito. Uomo lungimirante, di fede e con una generosità d'animo possibile solo in chi ha la sicurezza e il piacere di essere felice nella sua pelle.