Le Borse di oggi, 26 novembre. La nuova variante spaventa i mercati: tonfo dei listini Ue, persi 390 miliardi. Milano -4,6%. Petrolio a picco
di Flavio Bini , Raffaele Ricciardi , di Flavio Bini, Raffaele RicciardiMILANO - Il Covid torna a portare tempesta sui mercati. Per le Borse europee è un "venerdì nero", con i listini tutti in forte calo sui timori legati alla scoperta della nuova variante di coronavirus, annunciata dalle autorità sanitarie del Sudafrica come particolarmente contagiosa e capace di decine di mutazioni. A Milano il Ftse Mib cede alla fine il 4,6%, Francoforte registra -2,84%, Parigi cede il 4,22% e Londra arretra del 3,68%. La pessima giornata sui mercati azionari europei si è tradotta in un calo del 3,7% dell'indice Stoxx 600 che raggruppa i principali titoli quotati nel Vecchio continente. Il ribasso equivale a circa 390 miliardi di capitalizzazione 'bruciati' in una sola seduta. Anche Wall Street chiude in netto ribasso, nel peggior Black Friday della storia: il Dow Jones perde il 2,52% a 34.900,98 punti, il Nasdaq cede il 2,23% a 15.491,66 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 2,26% a 4.595,01 punti. Per lo S…
MILANO - Il Covid torna a portare tempesta sui mercati. Per le Borse europee è un "venerdì nero", con i listini tutti in forte calo sui timori legati alla scoperta della nuova variante di coronavirus, annunciata dalle autorità sanitarie del Sudafrica come particolarmente contagiosa e capace di decine di mutazioni. A Milano il Ftse Mib cede alla fine il 4,6%, Francoforte registra -2,84%, Parigi cede il 4,22% e Londra arretra del 3,68%. La pessima giornata sui mercati azionari europei si è tradotta in un calo del 3,7% dell'indice Stoxx 600 che raggruppa i principali titoli quotati nel Vecchio continente. Il ribasso equivale a circa 390 miliardi di capitalizzazione 'bruciati' in una sola seduta. Anche Wall Street chiude in netto ribasso, nel peggior Black Friday della storia: il Dow Jones perde il 2,52% a 34.900,98 punti, il Nasdaq cede il 2,23% a 15.491,66 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 2,26% a 4.595,01 punti. Per lo S&P 500 si tratta del calo maggiore da febbraio.
Come notano gli analisti di Unicredit, l'effetto della nuova variante di Covid dal Sud Africa sta portando la classica dinamica di spostamento del denaro verso i beni rifugio, con i Bund - i titoli di Stato tedeschi - e i future su Treasury - le obbligazioni pubbliche americane - in forte apprezzamento; mentre il comparto azionario e gli altri asset rischiosi si muovono in ribasso. Gli investitori hanno acceso la modalità "risk-off" e i settori quali viaggi e tempo libero che sono i principali indiziati ad andare in sofferenza. Giusto per citare alcuni casi, easyJet ha perso oltre l'11%, Lufthansa più del 12 e il gruppo Iag quasi il 15%.
A fare le spese dei rinnovati timori che la pandemia possa bloccare la forte ripresa economica è anche il comparto energetico. Gli investitori temono che la nuova variante possa imprimere un nuovo freno alla ripresa globale e quindi alla domanda delle commodity. Dove non ha potuto il rilascio delle scorte di Usa, Cina e altri grandi economie, arriva dunque il timore per il virus. Il petrolio Wti, riferimento americano è sceso al Nymex sotto i 70 dollari al barile: è sceso fino sotto i 69 dollari al barile, in calo di oltre 12 punti percentuali, alla chiusura dei mercati Ue: ha toccato i minimi degli ultimi due mesi e va verso la peggior seduta dall'aprile 2020. Quanto al gas, nonostante la stagione invernale, il calo ad Amsterdam è del 3,15% a 90,25 euro al Mwh, sui timori di una nuova frenata per le attività produttive. Lo scorso 5 ottobre aveva raggiunto quota 116,49 euro. A parte l'oro (+1,14% a 1808,86 dollari l'oncia), tradizionale bene rifugio, segnano il passo anche i metalli, dal rame (-2,72% a 4,31 dollari la libbra) all'acciaio (-1,63% a 4.295 dollari la tonnellata).
Restando tra le materie prime, andamento diverso per il bene-rifugio per eccellenza: i prezzi dell'oro sono saliti più dell'1%, consolidandosi vicino al livello cruciale di 1.800 dollari.
Emmanuel Cau, a capo della strategia sull'azionario europeo per Barclays, commenta che "con i mercati ai massimi storici, la liquidità che si assottiglia verso la fine dell'anno e i casi di Covid di nuovo in crescita, un calo delle azioni è logico". Secondo lo specialista, comunque, "la resilienza della crescita e l'atteggiamento paziente delle Banche centrali dovrebbe continuare a fornire un supporto nel medio termine e gli investitori hanno le polveri accese (ovvero liquidità disponibile) per tornare a comprare sui ribassi. La chiave - conclude Cau - è capire se i vaccini siano efficaci anche contro le varianti, o meno".
Venendo a Piazza Affari crolla il comparto bancario, soffre profondamente quello petrolifero mentre torna ad alzare la testa Diasorin, le cui attività sono legate proprio ai test mdedici. Anche Tim, che è al centro della proposta di offerta da parte di Kkr per la quale si riunisce oggi un importante consiglio di amministrazione, alla fine ha girato in ribasso frazionale dopo esser stata a lungo l'unica altra blue chip in positivo.
Tutti questi ragionamenti e preoccupazioni hanno già pesantemente condizionato gli scambi asiatici, dove Tokyo ha chiuso a -2,53% dopo essere scivolata anche sotto i tre punti principali. Una caduta legata soprattutto al fatto che il Paese si considerava di fatto in sicurezza in ragione delle vaccinazioni effettuate e della situazione del contagio.
Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi chiude poco mosso a 131 punti. Il rendimento dei titoli italiani scende sotto l'1% allo 0,973%. L'euro chiude in rialzo sopra quota 1,13 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1313 dollari e a 128,14 yen. Dollaro/yen a 113,27. Nuovo tonfo del Bitcoin, che cede oltre il 20% dal record raggiunto lo scorso 10 novembre. La criptovaluta più capitalizzata arriva a perdere il 7% giornaliero e, segnala Radiocor, paga il fatto che oggi scadono quasi 3 miliardi di dollari in opzioni sul bitcoin: visto l'attuale prezzo, i rialzisti rischiano ingenti perdite. L'incremento del sentimento 'bearish' è poi legato alla forza del dollaro statunitense e alla politica monetaria della Fed, che potrebbe accelerare la stretta a causa dell'aumento dell'inflazione.
Tra i dati macro, si registra l'aggiornamento dell'Istat sul clima di fiducia di novembre, in Italia. Quello dei consumatori scende da 118,4 a 117,5, mentre l'indice composito del clima di fiducia delle imprese rimane sostanzialmente stabile, passando da 115 a 115,1. "A novembre - commenta l'Istat - l'indice di fiducia delle imprese rimane sostanzialmente stabile, riflettendo andamenti eterogenei di giudizi e aspettative tra i comparti economici indagati. L'indice di fiducia dei consumatori registra una diminuzione, rimanendo comunque su livelli storicamente elevati. Tra le nove serie componenti, peggiorano le aspettative sulla situazione economica del paese, quelle sulla situazione economica della famiglia e le opinioni sulle possibilità future di risparmiare. Con riferimento ai giudizi, emergono peggioramenti di quelli sul bilancio familiare e sull'opportunità attuale all'acquisto di beni durevoli".