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Case green e anti-sismiche, grazie al legno. Zani (Rubner Haus): "La pandemia ci ha insegnato a concentrarci su meno cose, ma di maggior valore"

L'amministratrice delegata del gruppo alto atesino punta sulla trasformazione dell'azienda: le donne sono passate dal cinque al 35 per cento. Partnership con le aziende del design per offrire prodotto high-tech e sostenibile
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Dagli chalet di montagna alle costruzioni fuori città e lungo i mari e i laghi d'Italia. Sotto la guida di Deborah Zani, la casa in legno firmata Rubner Haus è uno spazio creativo di libertà 'su misura'. Amministratrice delegata dal 2019 del ramo Haus dell'azienda di Chienes, in Alto Adige, in attesa della prima figlia, Gaja, che nascerà tra poco più di un mese, la manager altoatesina spinge più in là il progetto che presta alla tecnologia uno dei sistemi edili più tradizionali al mondo.

Zani, 41 anni, nata a Bolzano e cresciuta fino a 18 a Merano, è l'unica donna ceo del gruppo Rubner. Un insieme di 24 società, giunto alla quarta generazione, che dal centro dell'Europa opera in tutto il mondo, ha 1360 collaboratori e un fatturato di 304 milioni di euro. Nel settore della lavorazione del legno da 95 anni, unisce artigianato e industria, segherie, falegnami e fornitori di componenti di legno,…

Dagli chalet di montagna alle costruzioni fuori città e lungo i mari e i laghi d'Italia. Sotto la guida di Deborah Zani, la casa in legno firmata Rubner Haus è uno spazio creativo di libertà 'su misura'. Amministratrice delegata dal 2019 del ramo Haus dell'azienda di Chienes, in Alto Adige, in attesa della prima figlia, Gaja, che nascerà tra poco più di un mese, la manager altoatesina spinge più in là il progetto che presta alla tecnologia uno dei sistemi edili più tradizionali al mondo.

Zani, 41 anni, nata a Bolzano e cresciuta fino a 18 a Merano, è l'unica donna ceo del gruppo Rubner. Un insieme di 24 società, giunto alla quarta generazione, che dal centro dell'Europa opera in tutto il mondo, ha 1360 collaboratori e un fatturato di 304 milioni di euro. Nel settore della lavorazione del legno da 95 anni, unisce artigianato e industria, segherie, falegnami e fornitori di componenti di legno, e realizza ville e moduli bifamiliari, ma anche padiglioni per esposizioni mondiali e resort alle Maldive.

Con la società Haus lavorano 210 persone e ha 50 milioni di euro di fatturato. In più di 50 anni ha collezionato 25mila case prefabbricate, esempio di bioedilizia. Per i numeri nel gruppo è la società più grande. È in Italia dal nord fino al centro, in Austria, Svizzera e Germania del sud. La casa in legno è fatta di abete rosso che arriva dal bosco di Mezzaselva, vicino Bressanone, in Alto Adige e da boschi alpini certificati della Carinzia e della Stiria, zone di riforestazione della mitteleuropa. Significa che viene prelevato meno legno di quello che viene ripiantato. Un modo di abitare che vanta natura eco green e evoluzione hi-tech a prova di sisma. "È uno dei più antichi metodi di costruzione, vi sono esempi di chiese in Norvegia che hanno centinaia di anni, ad Amsterdam, Londra, masi in Alto Adige. Le fondamenta in muratura sono la piattaforma di cemento a cui si ancora la casa. Quando arriviamo in cantiere mettiamo il tetto in dieci giorni, tre mesi di lavoro e ce ne andiamo. Non abbiamo i tempi di asciugatura perché è costruita a secco. Riusciamo a realizzare costruzioni di qualsiasi tipo, utilizziamo il sughero che è un ottimo isolante naturale possono essere intonacate come qualunque altro stabile, solo che il materiale è più salubre e la percezione è quella di benessere".

Scuole in lingua tedesca e l'italiano in famiglia per volere del padre Moreno, nipote di emiliani di Guastalla insediati tra le montagne altoatesine. "Nonna e mamma Rosa, di famiglia tedesca, invece vivevano in un paesino sopra Bressanone, Velturno". Deborah Zani ha frequentato l'università a Milano e allo Iulm si è laureata nel 2003 in Relazioni pubbliche. In due tirocini dal 2004 al 2008 ad 'Alto Adige marketing', un'azienda nota nel settore del turismo per lo sviluppo dei brand, è stata pubblic relations con il compito di aprire nuovi mercati oltre Italia e Germania. "Ho avuto la fortuna di essere cercata. Era un marchio ombrello, uno dei primi in Europa, che curava destinazioni di viaggi e sviluppo di prodotti e servizi per attrarre aziende in Alto Adige". Per conto dell'allora ceo Christopher Engl, la manager si è spostata in Belgio, Olanda e Inghilterra. Ma voleva andare oltre la consulenza aziendale. Fu Stefania Cimino che aveva lavorato per un'azienda di comunicazione in Svizzera, a mandare il suo curriculum alla Malik, una delle società leader per la ricerca e la formazione manageriale, con sede a San Gallo, in Svizzera, a 80 chilometri da Zurigo. "Diventai assistente personale, poi cco, chief communication officer, di Fredmund Malik, il fondatore, che aveva 300 collaboratori. Insegnava un modello manageriale sistemico che guarda a tutte le relazioni dell'azienda. Accolsi il suo consiglio di conseguire un dottorato di ricerca, che nel mondo tedesco ha grandissimo valore". Scelse Klagenfurt, in Austria, per un phd in Filosofia, Giornalismo e Scienze della Comunicazione, e integrò le competenze anche sulla economic psychology con una docente che veniva da Harvard.

Con gli studi e l'esperienza di lavoro ormai maturata Deborah Zani mette mano alla scrittura di un libro, 'De-codificato, un metodo per avere successo nei negoziati'. "Ho elaborato alcune delle negoziazioni di Malik e l'evolversi dei processi decisionali, analizzando i colloqui da lui avuti con grandi personaggi del mondo imprenditoriale tedesco di vari comparti". La tappa successiva sarà Norimberga dove la manager riprende a lavorare con Christopher Engl che nel frattempo ha creato Brand Trust, una compagnia che aiuta le aziende del territorio a sviluppare la strategia e il marchio. Quattro anni dopo è alla Mila di Bolzano, industria degli yogurt. "Come consulente viaggiavo di continuo. E io volevo tornare a casa, a Merano".

Ad aprile del 2018 la manager conosce la famiglia Rubner ed entra nel suo mondo. All'inizio come direttore commerciale con il compito della totale riorganizzazione di Rubner Haus, e il suo riposizionamento sul mercato allargando la platea dei clienti anche mediante partnership. "Questo è stato il mio successo negli ultimi tre anni". Al suo arrivo le donne in azienda erano il cinque per cento, ora sono il 35 per cento. Zani una sorta di role model per le altre. "Nella vita sono stata spesso aiutata da donne, e io stessa quando posso aiuto le ragazze".

Nel 2019 è ceo. Un cambio di paradigma è stato da subito il suo obiettivo. Intendere cioè Rubner Haus non solo come azienda di costruzioni, ma una realtà produttiva in grado di offrire servizi, elementi di comfort e affiancamento al cliente. "Tra le prime cose che ho preteso è stato modificare il nostro modo di presentarci al mercato. Volevo si parlasse della casa come di uno spazio di vita, aggiungendo nuovi prodotti che prima non offrivamo. Insieme alle pareti e al tetto, vendo infissi, pavimentazioni, bagni completi". In partnership con aziende italiane forti e di tradizione nel mondo del design la manager propone trend di mercato: Artemide con i suoi sistemi illuminotecnici; l'arredamento di Minotti; Mutina per le piastrelle; i pavimenti di Listone Giordano. Per gli esterni c'è Roda che fa arredamento. Poi ci sono saune, bagni turchi, piscine, giardini". A supporto di questa attività chiama a bordo un product manager, Lorenzo Stevanin, che vive a Milano e dalla città fulcro del design porta le novità. Stevanin ha lavorato nel mondo della moda, in Ferrari e con Chantecler, gioielli di Capri. "È stato in grado di introdurre prodotti con molto appeal". Da queste collaborazioni nasce un nuovo concetto di sostenibilità. "Una casa Rubner la devi pensare quasi finita. La costruiamo con i nostri montatori e poi in successive integrazioni con altre aziende che operano l'installazione sul sito. Costa il 10 per cento in più rispetto alla stessa casa in muratura ma nel corso degli anni aumenta il valore, le banche danno molti più finanziamenti, ha pochissimi costi di manutenzione". Ambiente green e risparmio energetico. "I consumi si riducono del 20 per cento. La pandemia ha fatto nascere l'esigenza di spazi aperti e di ampliare gli ambienti per la famiglia. Questo gioco tra interno e esterno impone di ripensare il modo di abitare, dà una nuova impronta dal punto di vista del mercato e i grandi gruppi immobiliari riconoscono la qualità del prodotto".

Le case in legno Rubner nascono per lo più in città di medie dimensioni oppure anche in piccoli rioni nei sobborghi. Dalla villa monofamiliare o bifamiliare, al condominio di quattro o sei appartamenti. A Monaco di Baviera è stato realizzato un intero quartiere a 15 minuti di tram dal centro città. Il gruppo costruisce anche edifici più grandi: ad Amburgo c'è in cantiere un grattacielo in legno e in muratura. "Occorre un anno per avere la concessione edilizia. Il nostro cliente principale è il privato che costruisce la sua villa. Noi realizziamo i componenti di una parete, ma su tutto il resto, con un disegno individuale, c'è il lavoro dell'architetto. Nessuno vuole una casa fatta con lo stampino, bisogna avere il senso per la bellezza e per prodotti di un certo tipo. Il 70 per cento sono costruzioni ex novo e il 30 da ristrutturare. In Bavaria con il nostro marchio siamo al 30,35 per cento, in Italia all'8". La ceo ingaggia ragazzi neo laureati ingegneri come rivenditori tecnici, e ha i suoi falegnami sulle linee di produzione. "Visto l'aumento delle richieste faremo crescere la manodopera del dieci per cento".

È sposata da cinque settimane con Giacomo Ponti, ceo e nona generazione dell'azienda familiare che produce aceti dal 1787 in Piemonte, a Ghemme in provincia di Novara, è una nuotatrice di lungo corso, "è rilassante e mentre nuoti si risolvono le cose" e ama tenersi in forma con il pilates. Ha partecipato alla maratona di New York, "temevo di non farcela, ma mi ha aiutato molto a riflettere. Sono combattiva, sempre alla ricerca di nuovi stimoli".

Nel lavoro paura mai, rispetto sì. "Me l'hanno insegnato i miei genitori, fa parte della educazione che ci hanno impartito, spronandoci a raggiungere risultati senza mai dare spazio a vittimismi e lamentele. Mia sorella Melanie, per esempio: una laurea in Ingegneria, ambiente e territorio al Politecnico a Milano, poi un'altra laurea, in Giurisprudenza, ed è diventata avvocato dei brevetti".

Il progetto di carriera è una priorità nella storia professionale di Deborah Zani. "È così, e questo è un tema per noi donne: la colpevolizzazione delle scelte e il dover dimostrare sempre di più. Essere brave significa rinunciare a molto, alla vita privata, alle amiche, agli affetti: nella mia posizione si è anche parecchio soli". Ama i libri di storia. "Mi è piaciuto 'I bottoni di Napoleone, Come 17 molecole hanno cambiato il mondo'. Ho imparato a non pensare mai di essere arrivata, e a non accontentarmi. Se ci sono tre soluzioni a un problema, la quarta probabilmente è quella giusta. Essere pragmatici è una forza, occorre avere cura del dettaglio ma non perdersi nel dettaglio e non riuscire ad avere il quadro completo".

Più di recente ha scritto un altro libro 'Sostenibilità e profitto. Il binomio del successo nel prossimo futuro'. Una raccolta di testimonianze di manager, imprenditori e professionisti per capire che cosa si può fare davvero per un futuro migliore. "Si legge a più strati, vuole essere un'introduzione al tema della sostenibilità. Credo che questo periodo di crisi sia stato fulcro di cose anche positive. C'è una gran voglia di rinascita. Il cambiamento è necessario e non per forza verso il peggio. Migrazione, crisi del clima, povertà e solitudine: si è creata una maggiore consapevolezza. Concentrarsi su meno cose, ma di maggior valore; la possibilità di prendere il futuro nelle nostre mani. Penso che sia l'insegnamento da trasmettere in questo momento. Draghi dal punto di vista strategico è molto pragmatico. Possiamo fidarci di chi indica la via e pretende serietà".