Fisco e rincari pesano sulle piccole imprese artigiane. Dalle materie prime un conto da 46 miliardi
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiMILANO - I rincari dell'energia, che significa salasso sulle bollette, e delle materie prime in generale presentano un conto salato per per il 2021 alle piccole imprese della manifattura e delle costruzioni, diventando una "zavorra sulle spalle degli imprenditori". Secondo la Confartigianato, infatti, "siamo i peggiori d'Europa per il costo dell'energia delle piccole imprese, superiore del 23% rispetto alla media dell'Eurozona". A questo si aggiungono i prezzi delle materie prime non energetiche aumentati nell'ultimo anno del 35,2%. Solo per questa voce, l'ufficio studi stima un sovra-prezzo da 46,2 miliardi.
"Dobbiamo tenere aperta l'Italia", è l'appe…
MILANO - I rincari dell'energia, che significa salasso sulle bollette, e delle materie prime in generale presentano un conto salato per per il 2021 alle piccole imprese della manifattura e delle costruzioni, diventando una "zavorra sulle spalle degli imprenditori". Secondo la Confartigianato, infatti, "siamo i peggiori d'Europa per il costo dell'energia delle piccole imprese, superiore del 23% rispetto alla media dell'Eurozona". A questo si aggiungono i prezzi delle materie prime non energetiche aumentati nell'ultimo anno del 35,2%. Solo per questa voce, l'ufficio studi stima un sovra-prezzo da 46,2 miliardi.
"Dobbiamo tenere aperta l'Italia", è l'appello lanciato dal presidente di Confartigianato, Marco Granelli, durante la sua relazione. "In questo periodo di emergenza sanitaria e sociale e di grande incertezza, la coesione del Paese si deve in gran parte al fatto che le migliaia di comunità territoriali sono state tenute assieme anche grazie alla presenza ed al contributo della piccola impresa diffusa e dei sistemi associativi". Riprendendo in via immaginaria un filo aperto da Mario Draghi, che stamattina ha parlato di opportunità e sfide della transizione energetica, Granelli ha detto: "Vogliamo essere 'la Confartigianato delle Imprese Sostenibili'. Prima di tutto come protagoniste dell'Economia circolare, dove prevalgono le micro e piccole imprese, a cui si riferisce il 65,8% del fatturato e il 71,3% dell'occupazione. La sostenibilità ambientale, tuttavia, va aiutata con il sostegno economico ai percorsi di formazione e di adeguamento e trasformazione dei modelli produttivi".
Sembrava invece guardare agli sconfortanti dati sulle morti sul lavoro, un altro passaggio nel quale Granelli spiega che "i nostri collaboratori sono, assieme a noi, funzione del successo delle nostre imprese, oltre che persone a noi vicine: da qui l'attenzione all'applicazione del nostro modello contrattuale - che valorizza i territori e garantisce la vera equità salariale - e la nostra particolare cura alla sicurezza sul lavoro, con la formazione e gli organismi paritetici. Il nostro principale ed immediato obiettivo è quello di azzerare gli infortuni gravi. Mai più morti sul lavoro".
Apprezzando l'orientamento ancora espansivo della manovra, l'associazione chiede di "fare leva sui punti di forza del Sistema-Paese, puntando sulle micro e piccole imprese che rappresentano il 94% del nostro sistema produttivo e che contribuiscono a fare dell'Italia la seconda manifattura d'Europa dopo la Germania. Sono oltre 40 le linee di investimento del PNRR che coinvolgono le nostre imprese ed auspichiamo quindi la nostra piena inclusione nella fase attuativa".
All'assemblea è intervenuto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che ha ricordato come "i dati ci suggeriscono che l'Italia vive un momento magico, che nasce anche dal rimbalzo rispetto a quello che abbiamo passato nei due anni che ci hanno visto fronteggiare questa grande crisi del Covid". Ma, ha ammonito, "da un lato la pandemia non è definitivamente sconfitta e le grandi sfide che l'Europa e il nostro paese hanno abbracciato ci devono far riflette su quelli che saranno i nuovi assetti economici, sociali e anche politici". Quanto ai rincari, ha detto che "anche oggi il presidente Draghi ha sottolineato l'impegno del governo per attutire l'impatto sui bilanci familiari delle bollette. Io però davanti a questa assemblea ho il dovere di ricordare l'impatto sulle imprese. In alcuni settori questo rischia di mandare fuori mercato e rendere impossibile l'attività economica. E' un imperativo che dobbiamo porci come governo", ha ricordato. E quindi ha precisato: "Il rincaro delle bollette a imprese e famiglie rischia di annullare questo effetto" positivo sulla ripresa. "Quindi anche nei prossimi giorni lo sforzo che dobbiamo fare è come cercare di sterilizzare nel modo più equo possibile l'impatto sulle nostre famiglie, al netto dell'esigenza che a livello europeo si definisca un piano per evitare cose anche peggiori e cioè la possibilità di andare in blackout". "In questo momento", ha specificato Giorgetti, "non è da escludere rispetto all'attuale assetto dell'approvvigionamento energetico".
Alla voce del Fisco, Granelli ha rimarcato che "l'accordo raggiunto tra i partiti della maggioranza rappresenta la giusta direzione per aggredire la pressione fiscale e semplificare la vita delle imprese. Riteniamo infatti corretto che la riduzione dell'Irpef riguardi tutte le forme di reddito in cui è essenziale la componente lavoro. E consideriamo altrettanto indispensabili l'introduzione della tassazione proporzionale del reddito d'impresa per ditte individuali e società di persone e il superamento dell'Irap per le piccole imprese".
Dalla relazione della Confartigianato emerge però un dato che desta ancora preoccupazione, tanto da dire che il "fisco è sempre il nemico numero uno: nel 2021 la pressione fiscale in Italia è superiore di 1 punto di Pil rispetto alla media dell'Eurozona". In pratica, fanno di conto gli artigiani, paghiamo 17,8 miliardi di tasse in più rispetto alla media dell'Eurozona. E poi si lamentano anche le complicazioni: ben 800 norme vigenti in materia tributaria "costringono gli imprenditori a dedicare 238 ore l'anno per districarsi tra scadenze e adempimenti (56 ore in più rispetto alla media Ue). Tanto che siamo al 23° posto in Europa per i tempi della burocrazia fiscale". Semplificare è dunque la parola d'ordine per il rilancio.
Nel dossier finiscono altri aspetto da migliroare: quart'ultimi nella Ue per qualità dei servizi pubblici tanto che quasi nove imprenditori su dieci lamentano la complessità della burocrazia come ostacolo all'attività dell'azienda contro il 58% della media Ue. Si denuncia, poi, che in Italia occorrono in media 815 giorni, circa 2 anni e 3 mesi - vale a dire 7 mesi in più rispetto alla media europea - per completare l'iter di un appalto pubblico tipo come la riasfaltatura di 20 km di una strada a doppia corsia, senza lavori accessori né successivi all'esecuzione. Tra le doglianze, il fatto che gli "sforzi dei piccoli imprenditori per agganciare la ripresa sono ostacolati anche dal gap scuola-lavoro all'origine della carenza di manodopera qualificata: e così le aziende non riescono a trovare il 43,5% dei lavoratori specializzati necessari a mantenere elevata la qualità manifatturiera made in Italy".