ROMA - Scatta l'applauso dei senatori alla dodicesima ora di votazioni. Si chiude così, in commissione Bilancio del Senato dopo una maratona lampo, il percorso della manovra di bilancio. Domani l'aula di Palazzo Madama voterà il testo finale contenuto in un maxi emendamento su cui verrà posta la fiducia. Dopodiché la prima finanziaria da 30 miliardi del governo Draghi passerà alla Camera che la ratificherà senza modifiche tra 27 e 30 dicembre, cercando di salvare cenone ed esercizio provvisorio.
Finisce così l'iter della manovra diventato ormai monocamerale negli ultimi anni. Approvata il 29 ottobre dal Consiglio dei ministri, arrivata in Senato l'11 novembre e votata tra 20 e 21 dicembre. In mezzo tensioni a non finire su tasse, bollette, cartelle e un emendamento travagliato del governo sul taglio di Irpef e Irap. Tensioni culminate ieri mattina con un piccolo stallo, poi risolto, sul Superbonus. Le votazioni sono filate via lisce, grazie al compromesso politico raggiunto in questi giorni all'interno della maggioranza e poi con il governo sia sulla fattibilità degli emendamenti che sulla loro copertura economica.
Tra le ultime novità: la multa da mille a 6 mila euro ai datori che non pagano gli stage, 60 milioni in due anni per le lavoratrici a part-time verticale ciclico, 4 milioni in più in due anni al fondo alimentare per gli indigenti, 5 milioni per diagnosi, cura e studio della fibromialgia, divieto di allevare, riprodurre in cattività e uccidere visoni, volpi, procioni, cincillà e altri animali per ricavarne pellicce.
Più tempo per pagare le cartelle fiscali che arriveranno entro marzo 2022: da 60 a 180 giorni. E lo stop all'Iva sul terzo settore fino a tutto il 2024. Sale poi dal 3 al 5% il tetto delle quote di partecipazione al capitale di Bankitalia. Saltano i tre vincoli posti dal governo per il Superbonus 110% sulle villette: tetto Isee, prima casa e Cila. Il 110% viene esteso anche a Rsa, onlus e abitazioni con teleriscaldamento. Il decreto antifrode non si applicherà ai lavori sotto i 10 mila euro.
"Su tasse e Superbonus promesse mantenute, ma ho chiesto a Draghi un tavolo sul caro-bollette perché 3,8 miliardi non bastano", dice il leghista Matteo Salvini. Mentre Giuseppe Conte (M5S) - che ieri ha incontrato i leader di Cgil, Cisl e Uil - esulta per il 110%: "Sul Superbonus ci siamo battuti senza risparmio".
Il Pd con Antonio Misiani rivendica "il risultato positivo su Ape sociale e terzo settore". La ministra Mara Carfagna (FI) quello sui "Lep per gli assistenti sociali che consentirà ai Comuni di assumere". Matteo Renzi (Iv) si lamenta invece dei tempi parlamentari ristretti per la manovra: "Metodo sbagliato".
Approvato alla Camera ieri anche il decreto Pnrr (voto di fiducia con 414 sì), diventato poi un omnibus. Ora il testo passa al Senato per la conversione in legge.