✕

Monacelli (Bocconi): "L'inflazione salirà ancora, la Bce non vuole tirare il freno"

L'economista: "Francoforte non interverrà almeno fino a metà anno. Per ora i prezzi non preoccupano, stanno compensando da un periodo di discesa, ma l'Italia è più esposta al rischio degli altri Paesi"
2 minuti di lettura

MILANO - "Il dato sull'inflazione non è sorprendente, è chiaro che la pressione della domanda per i consumi natalizi avrebbe fatto crescere l'inflazione in dicembre. Non mi sorprende e, per il momento, non mi preoccupa. Anche se l'Italia, rispetto ad altri Paesi europei, rischia di più perché ha una forte connessione alle supply chain - è un'economia molto aperta fortunatamente - e nello stesso tempo ha una grande esposizione ai prezzi dell'energia". Tommaso Monacelli, ordinario di Macroeconomia ed Economia monetaria all'Università Bocconi, guarda piuttosto a quello che succederà nei prossimi mesi. E al rischio che l'inflazione sfugga di mano, se le Banche centrali non sapranno gestire con abilità e determinazione la spirale delle aspettative.

Allora, dobbiamo aspettarci ancora rialzi, nei prossimi mesi?

"Direi che fino a quando la Bce non si muoverà con chiarezza, spingendo il …

MILANO - "Il dato sull'inflazione non è sorprendente, è chiaro che la pressione della domanda per i consumi natalizi avrebbe fatto crescere l'inflazione in dicembre. Non mi sorprende e, per il momento, non mi preoccupa. Anche se l'Italia, rispetto ad altri Paesi europei, rischia di più perché ha una forte connessione alle supply chain - è un'economia molto aperta fortunatamente - e nello stesso tempo ha una grande esposizione ai prezzi dell'energia". Tommaso Monacelli, ordinario di Macroeconomia ed Economia monetaria all'Università Bocconi, guarda piuttosto a quello che succederà nei prossimi mesi. E al rischio che l'inflazione sfugga di mano, se le Banche centrali non sapranno gestire con abilità e determinazione la spirale delle aspettative.

Allora, dobbiamo aspettarci ancora rialzi, nei prossimi mesi?

"Direi che fino a quando la Bce non si muoverà con chiarezza, spingendo il pedale del freno, l'inflazione continuerà naturalmente a salire. Ma attenzione, siamo ancora lontani dall'obiettivo medio di una crescita dei prezzi intorno al 2% dalla nascita dell'euro ad oggi. Per questo mi aspetto che la Bce continui ad essere paziente ancora a lungo, almeno fino a metà anno, prima di azionare il freno: è un rischio calcolato, che serve a portare appunto i prezzi su quell'obiettivo".

Ma l'inflazione in Italia ha sfiorato il 4, altrove è anche più alta.

"In realtà siamo ancora nella fase dell'inflazione compensativa, che la Bce è disposta a tollerare. E' un po come il sistema del tutor in autostrada: se per un breve periodo si va a 160 all'ora ma a lungo si è rimasti sotto i 90, non si rischia ancora la multa: l'importante è che la media tra una rilevazione e l'altra rimanga sotto i 130 chilometri orari. Per i prezzi è la stessa cosa: veniamo da periodi di deflazione, in questa fase stiamo ancora recuperando. E continueremo a farlo".

Quando cominciano a sentirsi gli effetti negativi dell'inflazione?

"L'inflazione fa sempre male all'individuo, al risparmiatore, mentre entro certi limiti aiuta il debitore - perché diminuisce il valore reale del suo debito - e questo vale anche per lo Stato e l'enorme debito pubblico. Inoltre è una tassa regressiva, che colpisce di più i redditi bassi perché l'inflazione gonfia subito i prezzi dei generi di largo consumo, più presenti nel paniere della spesa dei redditi meno abbienti. Dal punto di vista generale, invece, un'inflazione contenuta può aiutare".

Perché?

"Un'inflazione moderata, tra il 2 e il 3%, ha effetti positivi sull'economia, riduce il valore reale del debito e quello dei salari, rendendo le merci più competitive. Ma è un sentiero stretto, in cui contano moltissimo le aspettative gestite dalle Banche centrali. Poi ci sono i problemi 'regionali': per esempio l'Italia, che rischia una fiammata più forte rispetto agli altri paesi. Contro cui la Bce non può fare nulla, perché la politica monetaria è unica in Europa, e poco possono fare anche i governi, se non cercando di ridurre le fasce di inefficienze dei servizi non esposti alla concorrenza".