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Rapporto Coop, consumi frenati da pandemia e inflazione. Ma resiste il cibo di qualità

(ansa)
Gli italiani faranno fatica nel 2022 a mantenere gli stessi livelli di spesa. Saltano i consumi legati al tempo libero, dal cinema ai concerti ai ristoranti. E scatta la corsa al discount, accanto a una predilezione per i prodotti di marca del distributore. Attenzione all'ambiente nelle scelte di consumo, ma senza troppi sacrifici
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ROMA - Stretti fra il Covid-19 e l'inflazione, gli italiani rivedono per l'ennesima volta le abitudini di spesa, cercando di tener duro sulla qualità del cibo (nonostante una previsione di aumento dei prezzi del 3,5% per il 2022) ma tagliando su tutto il resto, abiti, ristoranti, viaggi, cinema e concerti. Chi non può sacrifica persino la qualità degli alimenti, ma nella stragrande maggioranza gli italiani cercano, come possono, di mantenere il loro stile di vita nonostante le incertezze e le preoccupazioni. E' l'istantanea che emerge da due indagini condotte dall'Ufficio Studi Coop a dicembre, e che cercano di tracciare le previsioni sui consumi per il 2022. La prima, svolta insieme a Nomisma, riguarda un campione statistico della popolazione e la seconda invece riflette le opinioni della community di esperti del sito italiani.coop.

Le previsioni di inflazione media annua sono del 2,9%, ma ci sono voci che crescono più di altre. Le ute…

ROMA - Stretti fra il Covid-19 e l'inflazione, gli italiani rivedono per l'ennesima volta le abitudini di spesa, cercando di tener duro sulla qualità del cibo (nonostante una previsione di aumento dei prezzi del 3,5% per il 2022) ma tagliando su tutto il resto, abiti, ristoranti, viaggi, cinema e concerti. Chi non può sacrifica persino la qualità degli alimenti, ma nella stragrande maggioranza gli italiani cercano, come possono, di mantenere il loro stile di vita nonostante le incertezze e le preoccupazioni. E' l'istantanea che emerge da due indagini condotte dall'Ufficio Studi Coop a dicembre, e che cercano di tracciare le previsioni sui consumi per il 2022. La prima, svolta insieme a Nomisma, riguarda un campione statistico della popolazione e la seconda invece riflette le opinioni della community di esperti del sito italiani.coop.

Le previsioni di inflazione media annua sono del 2,9%, ma ci sono voci che crescono più di altre. Le utenze domestiche in particolare, e poi le spese per la salute. Ecco perché, per far quadrare i conti, si taglia, ancora una volta: a ridursi sono soprattutto le spese che in questo momento risultano poco conciliabili con gli stili di vita imposti dalla pandemia, per cui il saldo tra chi spenderà di più e chi spenderà di meno è decisamente negativo per ristoranti e bar (meno 13%), concerti e spettacoli (meno 12%), cinema (meno 10%), teatri e musei (meno 9%). Preferite le soluzioni smart, le piattaforme che permettono di vedere film e spettacoli da casa, l'ecommerce: non c'è lockdown, ma le abitudini degli italiani sono cambiate.

Una famiglia su due pensa che non cambierà il livello di spesa per il prossimo anno rispetto a prima della pandemia, ma un italiano su tre non riuscirà a raggiungerlo. I redditi bassi e i residenti nel Mezzogiorno sono i più disposti ad accettare una qualità minore dei beni necessari, del cibo in particolare. Se possono sono alla caccia di offerte e di punti vendita più convenienti: la spesa al discount crescerà dell'83% nell'opinione dei manager. Per i manager della filiera (il 61% degli intervistati) il 2022 sarà soprattutto l’anno della marca del distributore, una soluzione che permette acquisti con un buon rapporto tra qualità e prezzo.

Nelle intenzioni di acquisto degli italiani non incidono solo le preoccupazioni legate a inflazione e pandemia, ma anche la voglia di migliorare il mondo, in particolare di rendere più sostenibile la vita quotidiana, rispettare l'ambiente. E' una priorità per il 97% degli intervistati, ma questa aspirazione incide poco nei comportamenti: l'80% è disposto a comprare lampadine a basso consumo e il 18% a evitare sprechi alimentari, ma solo il 18% rinuncerebbe alla lavastoviglie, solo il 15% sceglierebbe l'usato e appena il 14% è disposto a ridurre l'uso della lavatrice.

Nel complesso, la grande distribuzione organizzata non teme il 2022, comunque le vendite dovrebbero crescere dell'1,5%. Ma si tratta di una stima che riguarda il valore delle vendite, non la quantità, che invece si ridurrà, compensata dall'aumento dei prezzi. Se nel 2020 l'irrompere della pandemia aveva fatto impennare le vendite della grande distribuzione, facendo segnare un più 4,8% sul 2019, il 2021, già colpito nell'ultima parte dall'inflazione, si chiude pareggiando i livelli di vendita dello scorso anno, si legge nel rapporto, con un decremento di circa mezzo punto percentuale se si esclude l'egrocery (acquisto online di alimentari) e si considera la sola rete fisica.