Kazakistan, un tesoro geopolitico che interessa alla Russia: nel sottosuolo materie prime, uranio e terre rare
di Luca Pagni , di Luca PagniROMA - C’è un lato “nascosto” dietro i disordini di questi giorni in Kazakistan. Nel sottosuolo della più estesa tra le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale si nasconde un tesoro sotto forma di materie prime: qui si trovano tra i maggiori giacimenti di gas naturale e petrolio scoperti nel mondo negli ultimi anni. Nonché ampie riserve di oro, zinco, manganese, cromo e carbone.
Ma ancora più importanti sono le sue miniere di uranio, che ne fanno di gran lunga il primo Paese produttore al mondo davanti all’Australia (che dispone delle maggiori riserve). Un sorpasso avvenuto 11 anni fa, quando il governo di Canberra impose restrizioni di tipo ambientale nell’attività di estrazione, limitandone così le quantità da esportare. Tanto per capire: il Kazakhstan è il principale fornitore della Francia, leader nella produzione di energia nucleare, forte dei suoi 58 reattori distribuiti in 19 centr…
ROMA - C’è un lato “nascosto” dietro i disordini di questi giorni in Kazakistan. Nel sottosuolo della più estesa tra le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale si nasconde un tesoro sotto forma di materie prime: qui si trovano tra i maggiori giacimenti di gas naturale e petrolio scoperti nel mondo negli ultimi anni. Nonché ampie riserve di oro, zinco, manganese, cromo e carbone.
Ma ancora più importanti sono le sue miniere di uranio, che ne fanno di gran lunga il primo Paese produttore al mondo davanti all’Australia (che dispone delle maggiori riserve). Un sorpasso avvenuto 11 anni fa, quando il governo di Canberra impose restrizioni di tipo ambientale nell’attività di estrazione, limitandone così le quantità da esportare. Tanto per capire: il Kazakhstan è il principale fornitore della Francia, leader nella produzione di energia nucleare, forte dei suoi 58 reattori distribuiti in 19 centrali.
Secondo gli ultimi dati, il Kazakhstan – la decima nazione più grande al mondo - è stato in grado di soddisfare fino al 40% della domanda di uranio, per lo più destinato al funzionamento delle centrali atomiche. Il business è totalmente in mano alla società di stato Kazatomprom: in questi giorni sta continuando a operare senza patire conseguenze dai disordini, secondo quanto riferisce il Financial Times. Anche perché le quattro miniere attive si trovano in zone isolate, lontano dalle città dove sono avvenuti gli incidenti. I timori riguardano più che altro la possibile interruzione della catena dei rifornimenti, a partire dalla chiusura delle vie di comunicazione.
L’intervento russo per il ripristino dell’ordine pubblico nella capitale Nur-Sultan (fino a poco tempo chiamata Astana) serve così sia a mantenere uno stato “cuscinetto” ai suoi confini meridionali, ma anche per garantire i rapporti economico-commerciali.
Basta un dato per capire l’importanza non solo geopolitica e strategica del Kazakhstan per il Cremlino: qui si estrae il 60% delle materie prime che un tempo appartenevano all’Urss. Così come ha ospitato depositi di scorie e centri di ricerche nucleari ai tempo dell’Urss. Inoltre, piazzato attorno al decimo posto nella classifica dei maggiori paesi produttori di petrolio, il Paese fa parte - proprio come la Russia - del cartello Opec+.
Tra i primati kazaki nelle materie prime, non è da trascurare nemmeno la produzione di terre rare, minerali fondamentali per i settori più innovativi della transizione ecologica e digitale, dalle rinnovabili alle auto elettriche alle telecomunicazioni. Anche se oltre il 90% della produzione di terre rare è in mano, al momento, alla Cina, le miniere de Kazakistan sono tra le poche che riforniscono i colossi hi-tech ed energetici, assieme a quelle dell’Australia, Stati Uniti, Brasile, Vietnam e alcuni paesi africani.
A questo va aggiunto il fatto che l’uranio viene utilizzato anche nell’attività di ricerca nel campo energetico: sono in corso esperimenti per l’utilizzo di barre di uranio esausto per alimentare batterie a nano-diamanti. In caso di successo, potrebbe essere garantita una autonomia di lunga durata, addirittura di diversi anni, sia agli smartphone ma soprattutto alle auto elettriche. Il che aggiunto alle terre rare potrebbe fare del Kazakhstan un paese centrale nella transizione energetica dei prossimi decenni.
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