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Lombardo (Dla Piper) : "Piccole imprese a rischio insolvenza, servono finanziamenti agevolati"

Per l'avvocato, esperto di finanza per le aziende, il combinato tra caro energia e fine delle moratorie sui crediti potrebbe mettere in difficoltà molte società. "Il governo deve replicare misure come Garanzia Italia, che hanno sostenuto l'economia durante la pandemia. Più incentivi fiscali ai fondi che investono nel lungo periodo"
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MILANO -  L'economia italiana è rimbalzata con forza e entro la metà del 2022 dovrebbe raggiungere i livelli pre Covid. Ma per le Piccole e medie imprese l'emergenza è tutt'altro che superata. Anzi, il combinato di rincari energetici e stretta sul credito, con lo stop alle moratorie sulle rate e la graduale riduzione, nel corso dell'anno, delle garanzie statali prestiti, potrebbe far emergere in molte Pmi problemi di debito e cassa. L’Aassociazione bancaria ha chiesto con forza a governo e Bankitalia misure a sostegno della liquidità, invitando a prorogare il supporto fornito al Paese con la legislazione di emergenza, almeno per le imprese che escono dalle moratorie senza essere ancora sufficientemene solide. Nino Lombardo, Senior Partner dello studio Dla Piper ed esperto di corporate finance, indica una soluzione: replicare il successo di Garanzia Italia, con gli interventi di Sace, Cassa depositi e prestiti e MedioCredito Centra…

MILANO -  L'economia italiana è rimbalzata con forza e entro la metà del 2022 dovrebbe raggiungere i livelli pre Covid. Ma per le Piccole e medie imprese l'emergenza è tutt'altro che superata. Anzi, il combinato di rincari energetici e stretta sul credito, con lo stop alle moratorie sulle rate e la graduale riduzione, nel corso dell'anno, delle garanzie statali prestiti, potrebbe far emergere in molte Pmi problemi di debito e cassa. L’Aassociazione bancaria ha chiesto con forza a governo e Bankitalia misure a sostegno della liquidità, invitando a prorogare il supporto fornito al Paese con la legislazione di emergenza, almeno per le imprese che escono dalle moratorie senza essere ancora sufficientemene solide. Nino Lombardo, Senior Partner dello studio Dla Piper ed esperto di corporate finance, indica una soluzione: replicare il successo di Garanzia Italia, con gli interventi di Sace, Cassa depositi e prestiti e MedioCredito Centrale per favorire il credito alle imprese durante la pandemia.
 
Una volta "piccolo era bello", oggi il tessuto delle Pmi tricolori soffre non solo la crisi pandemica ma anche problemi dimensionali e di accesso al mercato. Cosa si può fare?
"Le aggregazioni saranno inevitabili, nessuna Pmi può sostenere noli che triplicano e materie prime alle stelle. Mi aspetto numerosi consolidamenti orizzontali, tra società che fanno lo stesso mestiere, ma anche verticali per sostenere tutta le filiere dell'agroalimentare, della manifattura, dei componenti auto, del made in Italy. La crescita dimensionale garantirà un migliore accesso al credito ma i consolidamenti industriali vanno resi più convenienti attraverso strumenti di politica economica che consentano risparmi fiscali. Inoltre il supporto di operatori di private equity che accompagnino le crescite dimensionali, ponendosi come veri e propri partner degli imprenditori, potranno esprimere significative valorizzazioni. Potranno concorrere a supportare la crescita anche strumenti di credito virtuosi dai privati come il "reverse factoring" del settore industriale: come fa la grande distribuzione alimentare con allevatori e coltivatori diretti o le aziende del lusso con chi fabbrica tessuti e bottoni. Così le banche continueranno a dare accesso al credito alle Pmi ai tassi e sulla base del merito del credito del suo maggiore cliente, che di fatto garantisce l'affidabilità del fornitore. Si può fare di più e di meglio con mirati interventi pubblici come ha fatto la Sace insieme al sistema bancario, durante il Covid con Garanzia Italia".


 
E quindi lo Stato come può supportare le Pmi in mezzo a una lunga pandemia e a una crisi industriale globale?
"Con finanziamenti di medio termine, per dare alle aziende virtuose la liquidità di cui hanno bisogno in relazione all’incremento di energia e materie prime che è temporaneo, ma si riflette in maniera brutale sui costi produttivi, riducendo sostanzialemnte i margini, appesantendo il circolante e potenzialmente mandando le aziende meno robuste in crisi finanziaria. Crisi che se non venisse affrontata metterebbe in difficoltà anche il sistema bancario. Tutti i piani industriali oggi sono alle corde perché, nel breve termine, non si riesce a scaricare immediatamente l’aumento dei costi sui prezzi al consumo. La disponibilità di finanziamenti a medio lungo termine funzionali al superamento dello shock dei prezzi delle materie prime e dei fattori di produzione attraverso uno strumento non dissimile da Garanzia Italia, può essere varato per sostenere le aziende in difficoltà e le banche che prestano assistenza finanziaria al sitema Italia, non più e non solo da danni Covid 19 ma proprio in relazione a queste mutate condizioni di mercato, aprendo verso un orizzonte di medio termine per normalizzare costi di produzione e margini industriali".
 
Qualcuno sostiene che questo strumento abbia favorito le aziende del Nord.
"Sappiamo che questa è una fake news: Garanzia Italia è andata al 70% a imprese del Nord, ma la ripartizione degli interventi non ha fatto dei favoritismi di carattere geografico, semplicemente due terzi delle aziende del Paese sono ubicate al Nord, e quindi hanno attratto più erogazioni. Inoltre a differenza della Cassa integrazione o della defiscalizzazione, questo è uno strumento virtuoso perché finanzia, in maniera mirata, gli investimenti pluriennali e garantisce l'operatività delle aziende, permettendo un meno difficoltoso accesso al credito, scontato rispetto a fattori di rischio macroeconomici che ne incrementerebbero il costo".
 
Però è un fatto che con la crisi le aziende in difficoltà hanno aggravato la loro situazione, mentre quelle più solide hanno cavalcato l’onda facendo nuove acquisizioni o almeno mantenendo la loro quota di mercato.
"L’effetto “sudamericanizzazione” non è ignoto nelle crisi. Ed è per questo che i soldi del Pnrr andranno impiegati nei settori chiave, in maniera fluida e senza soffrire lungaggini connesse agli interventi pubblici con la consapevolezza che poi andranno restituiti. L’utilizzo di strumenti emergenziali deve portare a superare il complicato dedalo normativo e favorire la velocità di esecuzione degli interventi: lo abbiamo fatto con il Ponte Morandi e abbiamo verificato che questo modello consente di superare diverse criticità. Così facendo pandemia e crisi economica diveteranno anche un'occasione per adeguare un contesto normativo che ha sempre mortificato la possibilità di eseguire grandi opere nel nostro Paese. Il tutto senza dimenticare che si supporteranno le imprese con prospettive di mercato: in questo le analisi di merito creditizio delle banche saranno la cartina al tornasole della bontà degli investimenti. Il codice degli appalti va riformato perché è anacronistico, non ci sono i tempi per ammodernare le infrastrutture e usare i soldi del Pnrr con una legge nata per tutt’altri fini e in altri tempi. Non sospendiamo le aggiudicazioni delle gare, nel caso poi di violazioni delle norme di gara sarà possibile attivare una tutela risarcitoria, così sarà un giudice a decidere senza incidere sulla realizzazione dell’opera, mentre chi ha violato le norme di gara sarà tenuto a risarcire il danno. Bisogna snellire tutti i processi e adeguarsi alla normativa europea: il Pnrr è un secondo piano Marshall, se falliamo la ricostruzione non ci sarà un piano B".
 
Un po' come quanto fatto da CDP per sostenere il settore delle costruzioni con WeBuild e Pizzarotti…
"Esattamente, e altri interventi del genere dovranno seguire a breve. Mi aspetto che per le costruzioni si creino strumenti virtuosi di collaborazione tra pubblico e privato, che consentano un accesso al credito coerente con le esigenze di un settore strategico. Le società delle costruzioni possono svilupparsi solo con un supporto economico e finanziario che garantisca lo disponibilità di credito di firma e anticipazioni creditizie coerenti con gli enormi volumi che il settore esprime, e ben monitorate dagli enti finanziatori. La chiave è la partnership tra privato (aziende, banche e investitori istituzionali) e pubblico nella gestione della crisi e nel supporto finanziario ai settori chiave del sistema Italia".
 
E su quali settori a suo giudizio c’è più margine di intervento?
"Le infrastrutture e le reti, che trasportano persone, merci e dati, e il digitale. Un settore dove esistono alcuni giganti e pochi concorrenti di taglia più piccola".
 
Non crede che ci vorrebbero anche degli incentivi a chi investe a lungo termine nel nostro Paese?
"Certo che sì, anche perché l'orizzonte temporale per far ripartire le aziende e, in generale, i tempi dell’indistria è più lungo rispetto a quello degli investitori finanziari. Incentivi fiscali alle aziende e ai fondi d'investimento che reinvestono i proventi realizzati in operazioni di integrazione verticale e orizzontale, recycling e capex di sviluppo. In questo modo si incentiverà chi investe a lungo termine, perché solo così sarà possibile realizzare una sana e costruttiva creazione di valore e di posti di lavoro. Troppe aziende sono finite male per colpa di una leva e di una finanza aggressiva, con obiettivi a 3-5 anni".