Italiani e welfare, cresce la spesa per gli anziani e cala quella per i bambini
MILANO - Non solo la popolazione invecchia e la necessità di riequilibrare le spese dello Stato impone sacrifici ai giovani per preservare la previdenza dei più anziani. Anche nell'ambito familiare il portafoglio si apre sempre di più per coprire i bisogni degli anziani, parando di tasca propria le nuove esigenze che emergono a fronte di un sistema pubblico in ritirata, ma col rischio di ridurre gli stanziamenti a favore del benessere dei più giovani.
E' uno dei tratti che emergono dal "Bilancio di welfare delle famiglie italiane" presentato stamane dal Cerved. Il rapporto dice che le famiglie hanno speso 136,6 miliardi per prestazioni di welfare (più di 5 mila euro a famiglia), ovvero il 17,5% del reddito netto e il 7,8% della ricchezza nazionale. Un dato al quale si potrebbero aggiungre 21,2 miliardi del welfare aziendale e collettivo, per un valore pari al 9% del Pil, come ha rimarcato l'ad di Cerved Andrea Mignanelli.
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MILANO - Non solo la popolazione invecchia e la necessità di riequilibrare le spese dello Stato impone sacrifici ai giovani per preservare la previdenza dei più anziani. Anche nell'ambito familiare il portafoglio si apre sempre di più per coprire i bisogni degli anziani, parando di tasca propria le nuove esigenze che emergono a fronte di un sistema pubblico in ritirata, ma col rischio di ridurre gli stanziamenti a favore del benessere dei più giovani.
E' uno dei tratti che emergono dal "Bilancio di welfare delle famiglie italiane" presentato stamane dal Cerved. Il rapporto dice che le famiglie hanno speso 136,6 miliardi per prestazioni di welfare (più di 5 mila euro a famiglia), ovvero il 17,5% del reddito netto e il 7,8% della ricchezza nazionale. Un dato al quale si potrebbero aggiungre 21,2 miliardi del welfare aziendale e collettivo, per un valore pari al 9% del Pil, come ha rimarcato l'ad di Cerved Andrea Mignanelli.
Tra le diverse voci, sono in crescita le spese per salute (38,8 miliardi), assistenza agli anziani (29,4 miliardi) e istruzione (12,4 miliardi, soprattutto per i costi legati alla Dad) e invece in calo quelle per assistenza ai bambini (6,4 miliardi, le famiglie hanno dovuto fronteggiare la chiusura di nidi e asili con un forte aumento dell’impegno dei genitori che, in molti casi ha portato a difficoltà nel lavoro), assistenza familiare (11,2 miliardi), cultura e tempo libero (5,1 miliardi).
Ovviamente la situazione pandemica ha ancora un peso sulle dinamiche, ma resta il fatto che "si accentua la tendenza a spendere di più per le classi di età più avanzate e di meno per quelli più giovani, un trend preoccupante per una popolazione in invecchiamento come quella italiana e che la pandemia ha accelerato", come ha rilevato alla presentazione Marco Leonardi, economista a capo del Dipartimento alla Programmazione Economica di Palazzo Chigi.
In media per i servizi di welfare, una economia in grande espansione, le famiglie spendono 5.317 euro. Il dato sale sensibilmente, oltre 13mila euro, quando si tratta della voce dell'assistenza agli anziani e invece precipita a 3mila euro per i bambini o sotto i 2mila euro per l'istruzione. Tre i fattori che stanno facendo salire le spese: il cambiamento degli stili di vita e dei modelli di relazione familiare; la frammentazione delle strutture familiari; l’impatto sulla famiglia dell’invecchiamento della popolazione. "Oggi un terzo delle famiglie italiane è composto da individui (singoli non sposati, separati e divorziati, vedovi), e, considerando anche i genitori soli con figli a carico, le famiglie con un solo adulto raggiungono la quota del 41,5%. Le famiglie composite, che comprendono, oltre a coniugi e figli, altri conviventi, in molti casi un anziano, sono solamente il 7,2%".
Nel documento, che traccia chiaramente una crescita di questa 'industria', ci sono segnali d'allarme per il gap tra domanda e offerta e le rinunce delle famiglie. "Il punto dolente del rapporto fra i servizi e il nuovo assetto familiare è rappresentato dal crescente numero di anziani che non trovano risposta adeguata nel sistema di welfare: quattro milioni di anziani, 28,9% del totale, vivono soli e le famiglie con anziani o con altre persone bisognose di aiuto sono 6,5 milioni. Nel 67,3% di queste l’assistenza è prestata esclusivamente da familiari, senza l’ausilio di servizi", si ricostruisce.
Guardando invece alle rinunce a prestazioni di welfare, distinguendo tra parziali e rilevanti, il documento certifica che nell’ultimo anno più di metà delle famiglie ha rinunciato a prestazioni sanitarie, e nel 13,9% si è trattato di rinunce rilevanti. Il 56,8% ha rinunciato (22% in modo rilevante) a servizi di assistenza agli anziani, il 58,4% (17,4% in modo rilevante) a servizi di cura dei bambini ed educazione prescolare. La quota delle famiglie che hanno fatto rinunce in queste aree è molto aumentata sul 2018. Non è aumentata ma resta elevata la quota di rinunce nell’istruzione: 33,8% (di cui 11,6% rinunce rilevanti).
La ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, intervenendo alla presentazione ha assicurato l'impegno del governo sul welfare che va avanti "con il Family act a partire dall'assegno unico e universale e in accompagnamento del Pnrr, con la prima Strategia nazionale per la parità di genere, in una nuova alleanza da attivare con sempre più coraggio tra le istituzioni, la società civile e il mondo delle imprese, per dare al Paese uno sviluppo vero, efficace e sostenibile".Lo stesso rapporto ricorda d'altra parte che il Recovery non si occupa solo di sostenere la crescita e accelerare l'innovazione e la transizione ecologica, "ma anche a rigenerare il sistema di welfare. Tre delle sei missioni del Piano sono dedicate al welfare: (M4) Istruzione e ricerca, (M5) Inclusione e coesione sociale, (M6) Salute. Su di esse sono stati stanziati 83,8 miliardi, pari al 36% dell'investimento complessivo".