Appalti, arriva il certificato per evitare il gioco delle tre carte sui lavoratori effettivamente impiegati nelle commesse
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiMILANO - Una piattaforma di incrocio dei dati per impedire che le aziende che partecipano a un appalto facciano il gioco delle "tre carte" sui lavoratori che effettivamente impiegano per portare a compimento i lavori commissionati o i servizi richiesti, con effetti devastanti sulla qualità dell'esecuzione, sul flusso di contributi verso le casse dello Stato e, ultimo ma certo non meno importante, sulla sicurezza per i lavoratori. Uno scatto ulteriore rispetto alle previsioni del Durc, il documento sulla regolarità contributiva che ha avuto il pregio di aggregare le informazioni contributive di tre grandi enti (Inps, Inail e Casse edili), ma anche il limite di poter solo verificare il denunciato dalle aziende e il versato a livello aggregato e non per singola commissione. Con l'esito che non riesce a far emergere il lavoro nero e a tracciare un quadro completo di tutte le commesse sulle quali una grande azienda sta lavorando in contemporanea, magari trav…
MILANO - Una piattaforma di incrocio dei dati per impedire che le aziende che partecipano a un appalto facciano il gioco delle "tre carte" sui lavoratori che effettivamente impiegano per portare a compimento i lavori commissionati o i servizi richiesti, con effetti devastanti sulla qualità dell'esecuzione, sul flusso di contributi verso le casse dello Stato e, ultimo ma certo non meno importante, sulla sicurezza per i lavoratori. Uno scatto ulteriore rispetto alle previsioni del Durc, il documento sulla regolarità contributiva che ha avuto il pregio di aggregare le informazioni contributive di tre grandi enti (Inps, Inail e Casse edili), ma anche il limite di poter solo verificare il denunciato dalle aziende e il versato a livello aggregato e non per singola commissione. Con l'esito che non riesce a far emergere il lavoro nero e a tracciare un quadro completo di tutte le commesse sulle quali una grande azienda sta lavorando in contemporanea, magari travasando da un appalto all'altro il proprio organico.
L'Inps lancia il sistema Monitoraggio congruità occupazionale negli appalti (Mocoa), una piattaforma aperta su base volontaria a committenti, aziende capofila e subappaltatrici. Prevede che il committente apra l'appalto sul sistema, ricevendo l'assegnazione di un Codice identificativo (Cia) per ciascun lavoro inserito. A questo punto, appaltatrici e sub possono accedere a quel codice, inserire i dati sui lavoratori allocati per la specifica commessa con una percentuale di allocazione mensile. Abbinando queste informazioni ai tradizionali flussi Uniemens, le denunce obbligatorie che aggregano i dati sui lavoratori impiegati da un'impresa, il sistema Mocoa è in grado di fare un confronto automatico e generare il Docoa (Documento Congruità Occupazionale Appalti), con i relativi indici di congruità occupazionale che "certificano" il corretto impiego della forza lavoro sul singolo appalto.
"Il problema degli appalti è che una grande azienda può essere attiva contemporaneamente su diverse commesse", spiega la direttrice generale dell'Inps, Gabriella Di Michele, che dopo il Durc ha fortemente voluto questo nuovo strumento. "Con i dati finora disponibili, c'è un limite nella possibilità di controllo sul denunciato da parte delle imprese. A questo problema di regolarità si aggiunge quello della solidarietà - spiega - La norma stabilisce la corresponsabilità tra committente, appaltatore e sub-appaltatori sulla mancata contribuzione e retribuzione dei lavoratori". Non a caso la piattaforma risponde a una esigenza manifestata anche dalle associazioni datoriali, che in alcuni casi condividono la responsabilità sul corretto impiego dei lavoratori della filiera senza avere gli strumenti per controllare quel che avviene presso le sub-appaltatrici.
"Da qui la svolta che abbiamo individuato in dialogo con le maggiori associazioni datoriali: creare una procedura che attribuisce un codice al singolo appalto, così che - mese per mese - si possa incrociare il dato Uniemens cumulativo di tutta l'azienda con la situazione del singolo lavoro, in base ai dati presentati dall'appaltatore nel momento dell'offerta per adeguarsi al capitolato e aggiudicarsi la commessa". Il succo è che si dovrebbe impedire il 'gioco' per cui un'azienda, pur di vincere la gara, presenta un'offerta allocando cento lavoratori, tutti in regola, per svolgere la scommessa, poi però nell'attribuzione dei subappalti quel numero viene ridotto e magari compensato con l'uso di manodopera in nero o part-time irregolare. "Il monitoraggio incrocia i dati inseriti nell'offerta del capitolato e le singole stazioni appaltanti in cui l'azienda è contemporaneamente presente, e se c'è scostamento segnala l'anomalia. Il processo è win-win, per il committente che è corresponsabile e si può render conto di irregolarità, per il sistema-Paese che guadagna in contributi e per il lavoratore che guadagna in sicurezza".
Il limite, per ora, è che l'accesso è facoltativo. Di Michele non nasconde l'ambizione che il Docoa possa diventare obbligatorio per legge, "ora che la procedura è in funzione e la piattaforma si popolerà di dati". O che, almeno, la partecipazione alla piattaforma "possa essere considerata come un elemento che fornisce un punteggio aggiuntivo nell'ambito dell'aggiudicazione degli appalti. Con la mole di gare previste per il Recovery, sarebbe un segnale fondamentale".