MILANO - L'industria tricolore rimbalza a novembre, dopo il calo di ottobre, e l'indice della produzione misurato dall'Istat segna un balzo dell'1,9% sul mese precedente. Ma sul futuro delle aziende, secondo l'indagine di Bankitalia, pesano le incognite sulla situazione economica e operativa delle stesse industrie e il rincaro dei prezzi.
Risale la produzione industriale, Brunetta: "Italia locomotiva"
"A novembre la produzione industriale torna a crescere in termini congiunturali, dopo il calo del mese precedente; il livello dell'indice supera del 3,1% il valore di febbraio 2020, mese antecedente l'inizio dell'emergenza sanitaria", rimarca l'Istituto di statistica nel suo commento. "Anche la dinamica congiunturale nella media degli ultimi tre mesi registra un aumento. Tutti i principali settori di attività crescono su base mensile, con un incremento più ampio per il settore dell'energia. In termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, sia l'indice generale sia molti di quelli settoriali mostrano aumenti marcati".
Corretto per gli effetti di calendario, infatti, l'indice complessivo aumenta in termini tendenziali (ovvero sul novembre 2020) del 6,3% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 come a novembre 2020). "Incrementi tendenziali rilevanti caratterizzano l'energia (+12,4%) e i beni di consumo (+9,4%); più contenuta è la crescita per i beni intermedi (+4,3%) e i beni strumentali (+3,8%)". Tra i settori maggiormente dinamici
I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+25,1%), la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+13,3%) e la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+11,6%). Flessioni tendenziali si registrano solo nelle attività estrattive (-11,0%), nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-9,3%) e nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (-1,8%).
I numeri dell'Istat sono commentati positivamente dal ministro della Pa, Renato Brunetta, che dice: "L'industria italiana gode di ottima salute, anzi, fa da locomotiva in Europa. Il dato Istat conferma una più che positiva dinamica del ciclo economico relativo all'output dell'industria che, grazie a un eccellente effetto trascinamento sul 2022, ci induce a rivedere al rialzo le stime sul Pil per l'anno appena chiuso e a rafforzare le aspettative per l'anno appena aperto". Secondo Brunetta "se si dovesse registrare nell'ultimo trimestre 2021 una crescita attorno al +1% dovremmo rivedere al rialzo, ancora una volta, le previsioni di crescita dell'economia italiana dal +6,3% al +6,4% o perfino al +6,5%".
In questo quadro, la Coldiretti rimarca il dato della produzione alimentare che "fa segnare una crescita del 10,3% spinta dalla preoccupazione per la risalita dei contagi Covid che hanno portato italiani e stranieri a spendere più per la tavola durante le feste di Natale e fine anno". Secondo l'associazione, la produzione di novembre - tradizionalmente indirizzata a garantire le forniture delle feste in cui si verificano i valori più elevati di consumi di cibo e bevande di tutto l'anno - ha tenuto conto dello stop a veglioni, concerti in piazza e discoteche, così "la festa si è spostata a tavola dove sono spariti 67 milioni di chili tra pandori e panettoni, 85 milioni di bottiglie di spumante, 20mila tonnellate di pasta, 6,5 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci per un valore complessivo di 5,1 miliardi di euro, solamente tra il pranzo di Natale e i cenoni della Vigilia e di Capodanno".
I problemi per le imprese da forniture e prezzi. E salgono i listini
Uno sguardo proiettato sul prossimo futuro arriva invece dall'indagine di Bankitalia sulle aspettative di inflazione e crescita. E qui le cose diventano meno brillanti, per il mix di fattori noti: rincari delle materie prime, problemi di approvvigionamento nelle forniture, recrudescenza della pandemia: "I giudizi sulla situazione economica generale nel quarto trimestre del 2021 e le attese sulle proprie condizioni operative nei primi tre mesi del nuovo anno sono meno favorevoli rispetto al periodo precedente. La dinamica della domanda resterebbe robusta, ma i ritardi nelle catene di fornitura e la recrudescenza della pandemia comporterebbero rischi al ribasso sull'attività per più della metà delle imprese", dice l'indagine.
Tra le possibili cause di un rallentamento dell'attività nel prossimo trimestre "si annoverano soprattutto l'incertezza imputabile a fattori economici e politici e l'aumento del prezzo del petrolio". Secondo le imprese, "i problemi di approvvigionamento di materie prime e di input intermedi sono diffusi e contribuiscono a frenare le prospettive di crescita nel primo trimestre del 2022". Sono evidenze molto diffuse: "Queste difficoltà hanno riguardato poco più della metà delle imprese, con quote più alte nell'industria in senso stretto (70,7 per cento), nel Nord Est (61,9 per cento) e tra le imprese maggiormente orientate all'export (64,6 per cento). Fra queste imprese, il 60 per cento di quelle dell'industria in senso stretto e dei servizi e oltre il 40 per cento di quelle edili si attendono effetti negativi sull'attività nei primi tre mesi del 2022; il 70 per cento delle aziende indica che i problemi riscontrati nelle catene di fornitura comporterebbero un rialzo dei prezzi di vendita. Significative spinte inflative sui listini verrebbero anche dal recente rincaro dei costi energetici, che ha interessato oltre i due terzi delle imprese".
Proprio sul tema dei prezzi, argomento scottante dalle Banche centrali alle tasche dei consumatori, "le imprese hanno rivisto significativamente al rialzo i listini nell'ultimo trimestre del 2021 e le loro aspettative sull'inflazione al consumo sono salite ben oltre la soglia del 2 per cento su tutti gli orizzonti di previsione (le attese a 12 mesi hanno raggiunto il 3,2 per cento). Il recente rincaro dei costi energetici e le difficoltà nelle catene di fornitura porterebbero a un aumento dei propri prezzi di vendita nei prossimi 12 mesi".
Anche i giudizi sulle condizioni per investire sono risultati più moderati: "Il saldo fra valutazioni di miglioramento e peggioramento è rimasto positivo ma si è ridotto a meno di un terzo rispetto ai livelli storicamente alti registrati nella rilevazione condotta fra agosto e settembre".