Senza Green Pass, addio al Reddito di cittadinanza
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Un tampone (almeno) per non perdere il Reddito di cittadinanza. Dal primo febbraio per accedere ai Centri per l'impiego, come a tutti gli uffici pubblici, sarà necessario avere un Green Pass base ottenibile dopo guarigione, vaccino o tampone negativo. Senza il documento, l'ingresso sarà vietato. Ecco che il titolare di Reddito rischia di perderlo. Vediamo perché.
Potrebbe accadere per il combinato disposto di due norme. La prima, inserita in legge di bilancio come stretta al Reddito, dispone dal primo gennaio l'obbligo per i titolari dell'assegno di presentarsi fisicamente una volta al mese ai Centri per l'impiego, altrimenti decadono dal beneficio. La seconda, decisa dal decreto legge del 7 gennaio, sbarra la strada ai frequentatori degli uffici pubblici senza Pass a partire dal primo febbraio.
E quindi no Pass, no Reddito. La disposizione in manovra d'altro canto è molto chiara: "La ricerca attiva del lavoro è …
ROMA - Un tampone (almeno) per non perdere il Reddito di cittadinanza. Dal primo febbraio per accedere ai Centri per l'impiego, come a tutti gli uffici pubblici, sarà necessario avere un Green Pass base ottenibile dopo guarigione, vaccino o tampone negativo. Senza il documento, l'ingresso sarà vietato. Ecco che il titolare di Reddito rischia di perderlo. Vediamo perché.
Potrebbe accadere per il combinato disposto di due norme. La prima, inserita in legge di bilancio come stretta al Reddito, dispone dal primo gennaio l'obbligo per i titolari dell'assegno di presentarsi fisicamente una volta al mese ai Centri per l'impiego, altrimenti decadono dal beneficio. La seconda, decisa dal decreto legge del 7 gennaio, sbarra la strada ai frequentatori degli uffici pubblici senza Pass a partire dal primo febbraio.
E quindi no Pass, no Reddito. La disposizione in manovra d'altro canto è molto chiara: "La ricerca attiva del lavoro è verificata presso il Centro per l'impiego in presenza con frequenza almeno mensile; in caso di mancata presentazione senza comprovato motivo si applica la decadenza dal beneficio". Su 1,9 milioni di beneficiari che hanno richiesto il Reddito, 1,1 milioni sono tenuti alla sottoscrizione del Patto per il lavoro presso i Centri per l'impiego, secondo i dati Anpal aggiornati al 30 settembre scorso.
Si tratta di una platea caratterizzata da una ridotta familiarità con il mondo del lavoro, spiega Anpal: più della metà non ha avuto alcuna esperienza lavorativa negli ultimi tre anni e in un quarto dei casi si tratta di disoccupati di lunga durata. Persone dunque che hanno bisogno di essere seguite e indirizzate verso un percorso di scolarizzazione e formazione professionale prima di essere avviate ai colloqui per le assunzioni. "La maggior parte non sa cos'è un curriculum e come scriverlo", spiegano gli addetti ai Centri.
Ma perché il bisogno di una stretta fino a imporre la presenza fisica nei Centri per l'impiego? Perché quando il Reddito di cittadinanza è entrato pienamente in vigore, con i navigator selezionati e messi in campo per seguire i beneficiari proprio nei Centri, l'Italia è entrata in pandemia e poi in lockdown. I Centri sono stati a lungo chiusi. E molti screening tra navigator e beneficiari sono avvenuti al telefono, sintetizzati da schede con l'indicazione dei dati, dei percorsi formativi e lavorativi, delle preferenze di impiego.
Poiché una delle critiche più forti rivolte alla macchina del Reddito è quella di non "trovare" lavoro ai suoi beneficiari - dimenticando che si tratta di una misura ibrida, nata soprattutto per il contrasto alla povertà - il governo Draghi, rifinanziandolo in modo strutturale con 1 miliardo aggiuntivo all'anno, ha inteso rendere più incisive le misure di ricollocazione o inserimento nel mercato del lavoro. Perché il Reddito non sia un parcheggio per divanisti, ma un sostegno a tempo verso l'attivazione professionale, per quanti ovviamente possono lavorare. Ora l'obbligo di Green Pass complica ancora un po' il percorso.