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Il 2021 cinese va in archivio con il +8,1%, ma la crescita rallenta a causa di Omicron. E la Banca centrale corre in soccorso dell'economia

(afp)
Il consuntivo annuo è il migliore dal 2011, ma nell'ultimo trimestre le misure anti-contagio hanno messo il freno ai consumi. Immediata reazione della Pboc, che taglia i tassi. Preoccupa anche il calo demografico: 10,6 milioni i nuovi nati nel 2021, un -12% rispetto all’anno precedente, il minimo dalla nascita della Repubblica nel 1949
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PECHINO - Una crescita globale dell’8,1% (in linea con le stime fatte dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale) e ben al di sopra del prudente 6% annunciato lo scorso marzo dal governo per il 2021. Il dato migliore dal 2011. Una crescita segnata, però, da un rallentamento al 4% nell’ultimo trimestre, dove a pesare sono stati soprattutto i nuovi focolai di Covid scoppiati nel Paese e la crisi del settore immobiliare. E’ la fotografia sul Pil del Dragone, scattata questa mattina dall’Ufficio nazionale di statistica cinese. Pur al di sopra delle previsioni della vigilia da parte degli analisti (che parlavano di +3,5%), quel +4% è in ogni caso il dato più basso da un anno e mezzo a questa parte. “In generale c’è stata una continua e costante ripresa dell’economia nazionale”, dice l’Ufficio di statistica. “Tuttavia dobbiamo essere consapevoli che l'ambiente esterno è pi&ugrav…
PECHINO - Una crescita globale dell’8,1% (in linea con le stime fatte dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale) e ben al di sopra del prudente 6% annunciato lo scorso marzo dal governo per il 2021. Il dato migliore dal 2011. Una crescita segnata, però, da un rallentamento al 4% nell’ultimo trimestre, dove a pesare sono stati soprattutto i nuovi focolai di Covid scoppiati nel Paese e la crisi del settore immobiliare. E’ la fotografia sul Pil del Dragone, scattata questa mattina dall’Ufficio nazionale di statistica cinese. Pur al di sopra delle previsioni della vigilia da parte degli analisti (che parlavano di +3,5%), quel +4% è in ogni caso il dato più basso da un anno e mezzo a questa parte. “In generale c’è stata una continua e costante ripresa dell’economia nazionale”, dice l’Ufficio di statistica. “Tuttavia dobbiamo essere consapevoli che l'ambiente esterno è più complicato e incerto e l'economia interna è sotto la tripla pressione della contrazione della domanda, dello shock dell'offerta e dell'indebolimento delle aspettative".
 
Anche per questo stamattina, a sorpresa e in contrasto con le altre grandi economie, la Banca centrale ha tagliato di dieci punti base i tassi dei suoi prestiti a medio termine per la prima volta da aprile 2020, portandoli dal 2,95% al 2,85%, in una mossa per stabilizzare la crescita nell’anno appena cominciato.
 
Bene i dati sulla produzione industriale: +4,3% a dicembre rispetto all’anno precedente e un totale di +9,6% complessivo. Calano, invece, i consumi interni: le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,7% a dicembre (anno su anno) rispetto al 3,9% di novembre. La disoccupazione resta stabile (dal 5% al 5,1%).
 
Quali saranno le aspettative per il 2022? A causa degli sviluppi della pandemia e della variante Omicron con i quali la Cina deve iniziare a fare i conti, la settimana scorsa Goldman Sachs ha abbassato le aspettative di crescita del Paese asiatico per il 2022, dal 4,8% al 4,3%. Aspettative ridotte anche per la Banca Mondiale, che ha tagliato le stime di crescita della Cina, portandole dal 5,4% al 5,1%, al secondo livello di crescita più basso dal 1990.
 
Alcuni analisti leggono i dati di oggi come una perdita di slancio dell’economia cinese, che dopo essersi ripresa più in fretta e meglio delle altre dal virus, fatica a tornare a livelli pre-pandemia.
 
E ai dati sulla crescita si accompagnano questa mattina quelli, drammatici, sul calo demografico: 10,6 milioni i nuovi nati nel 2021, un -12% rispetto all’anno precedente, che fa segnare il dato più basso dalla nascita della Repubblica nel 1949. La crescita della popolazione, tenendo conto dei decessi, è dello 0,034%: mai così male dagli anni ’60, cioè dal grande balzo in avanti di Mao. Nell’ultimo decennio la popolazione in età da lavoro è scesa dal 70% al 62,5%.