Yuan digitale, Pechino vuole sfruttare le Olimpiadi per far breccia tra gli stranieri. Ma in molti lamentano: "Vi vuole sorvegliare"
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloLa Cina accelera con i servizi per la valuta virtuale, già usata da 140 milioni di cinesi. Alcuni Paesi hanno però suggerito alle loro delegazioni di lasciare a casa pc e tablet per evitare lo spionaggio, generando la reazione sdegnata delle autorità locali
PECHINO - Numero di cellulare, residenza (una delle dodici città pilota, tra cui Pechino), conto bancario (anche se non è indispensabile averne uno), password et voilà: in pochi clic sul nostro portafoglio - digitale - ecco il primo yuan virtuale. Sono già 140 milioni i cinesi che hanno finora scaricato l'app per fare acquisti e trasferire denaro così. Ma sarà tra poche settimane, alle Olimpiadi, che ci sarà il vero salto quando anche agli stranieri che arriveranno nella capitale cinese sarà consentito utilizzare direttamente il loro smartphone per pagare con la nuova moneta elettronica di Stato. Una prima volta assoluta: un test importante per Pechino per quanto riguarda la globalizzazione della sua valuta. I Giochi sono sempre stati per la Cina un'ottima opportunità per sfoggiare le proprie conquiste e quest'anno lo yuan digitale (e-cny, questa la sigla) sarà certamente l'attrazione principale.
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PECHINO - Numero di cellulare, residenza (una delle dodici città pilota, tra cui Pechino), conto bancario (anche se non è indispensabile averne uno), password et voilà: in pochi clic sul nostro portafoglio - digitale - ecco il primo yuan virtuale. Sono già 140 milioni i cinesi che hanno finora scaricato l'app per fare acquisti e trasferire denaro così. Ma sarà tra poche settimane, alle Olimpiadi, che ci sarà il vero salto quando anche agli stranieri che arriveranno nella capitale cinese sarà consentito utilizzare direttamente il loro smartphone per pagare con la nuova moneta elettronica di Stato. Una prima volta assoluta: un test importante per Pechino per quanto riguarda la globalizzazione della sua valuta. I Giochi sono sempre stati per la Cina un'ottima opportunità per sfoggiare le proprie conquiste e quest'anno lo yuan digitale (e-cny, questa la sigla) sarà certamente l'attrazione principale.
Il carrozzone di atleti, accompagnatori e giornalisti che si prepara a sbarcare nella terra del Dragone avrà a disposizione varie possibilità: scaricare l'app e pagare con il telefonino, ricevere una carta fisica dove depositare i propri Renminbi virtuali, convertire valuta straniera in e-cny in appositi bancomat e utilizzare speciali braccialetti da "strisciare" per fare acquisti direttamente collegati al proprio wallet digitale.
Resta da vedere quanti accetteranno di farlo, viste le tensioni geopolitiche e le questioni relative alla sicurezza che si stanno addensando attorno a questo evento. Già Paesi Bassi, Regno Unito e Belgio sono convinti che l'intelligence di Pechino userà i Giochi per sorvegliare i movimenti e registrare le comunicazioni delle delegazioni straniere e infatti la British Olympic Association ha consigliato al gruppo britannico in partenza per la capitale cinese di lasciare a casa telefoni e pc ed usare soltanto quelli di servizio, che verranno disattivati una volta usciti dal villaggio olimpico. Pechino già risponde sdegnata: roba da romanzo alla 007, pura fiction.
Una dozzina di banche centrali in giro per il mondo ha già cominciato a guardare con estremo interesse alle valute digitali. Solamente un paio ha iniziato degli esperimenti su piccola scala e di certo nessuna è così avanti come quella cinese. La Cina sta sviluppando la propria valuta digitale dal 2014 e due anni fa sono iniziati i primi test pilota, con alcuni cittadini in alcune città che già ricevono lo stipendio con questa modalità. L'obiettivo per il governo comunista è duplice: riportare all'interno del sistema bancario molti cittadini sprovvisti di conto corrente e ridurre il business dei giganti di Big Tech (pieni zeppi di dati che fanno gola) facendo la guerra al duopolio di Alipay e WeChat, tramite le quali oggi il 90% dei cittadini del Dragone fa acquisti. Destinazione finale: trasformare completamente la società cinese in una società cashless, senza contanti. Da anni già la Cina è sulla buona strada. Provate a pagare in un negozio con delle "antiquate" banconote di carta e quasi vi vergognerete delle occhiatacce che vi lanceranno. Perfino i mendicanti per la strada ormai hanno il loro codice Qr: si scannerizza e tante grazie.
Dunque, che cambia? Dal punto di vista pratico, niente. Molte persone usano già valuta digitale, sia nelle app mobili per i pagamenti che nei siti web delle banche per i trasferimenti. A un primo sguardo dunque non c'è nessuna differenza: sono la versione virtuale del cash che abitualmente portiamo in tasca. Sì, con una piccola e fondamentale differenza: il denaro custodito nel nostro portafoglio digitale equivarrà ad un deposito presso la banca centrale. Dando allo Stato maggiore controllo e limitando il rischio di fare affidamento soltanto su sistemi di pagamento privati. Non appartengono alla categoria delle criptovalute (che la Cina ha dichiarato illegali proprio per spingere il proprio progetto dello yuan digitale), visto che la moneta viene emessa direttamente dalla banca centrale. I funzionari saranno così in grado di tracciare tutto il contante digitale in circolazione, rendendo molto più difficile il riciclaggio o l'evasione fiscale. Con qualche dubbio sulla sorveglianza che Pechino potrà mettere in atto.
"Mille anni fa i cinesi inventarono le banconote, ora il governo di Pechino stampa valuta digitale, una reinvenzione della moneta che può scuotere un pilastro della potenza americana", scriveva allarmato già un anno fa il Wall Street Journal. Lo e-yuan sarà un'alternativa al dollaro? Certo, la Cina è vulnerabile alle sanzioni visto che il suo commercio estero dipende dalla valuta americana e per questo - anche - spinge sull'internazionalizzazione della propria moneta (digitale). Difficile nel breve periodo, però, che i rapporti di forza si ribaltino, nonostante le prospettive allarmistiche da Oltreoceano. Oggi soltanto il 2% appena delle transazioni globali contano sullo yuan.