Petrolio ai massimi dal 2014. Dietro il balzo dei prezzi, esplosioni negli oleodotti e domanda in crescita nonostante Omicron
di Luca Pagni , di Luca PagniIl Brent vede quota 90 dollari al barile, secondo gli analisti quota 100 è possibile. L'Agenzia internazionale dell'energia pronostica "volatilità" sulle quotazioni se l'offerta non terrà il passo della domanda di materia prima. E l'Opec+ non ha intenzione di aprire i rubinetti
ROMA - A un passo da quota 90 dollari. Il prezzo del petrolio, in apertura dei mercati, ha superato gli 89 dollari al barile sui mercati europei (secondo l'indice Brent di Londra): per arrivare a un simile livello delle quotazioni bisogna tornare indietro fino all'ottobre del 2014.
Si tratta della quarta seduta consecutiva al rialzo per il greggio e per la maggior parte degli analisti i prezzi sono destinati a salire ancora, al punto che alcuni report parlano di una corsa fino alla soglia psicologica dei 100 dollari nelle prossime settimane.
A spingere le quotazioni è stato un incidente che ha messo fuorigioco uno degli oleodotti più importanti dell'area mediorientale che collega l'Iraq alla Turchia: le autorità hanno riferito di una esplosione, ma al momento non specificano se sia stato causato da un inconveniente tecnico o di un attentato.
Il venir meno di una importante fonte di approvvigionamento per i prossimi …
ROMA - A un passo da quota 90 dollari. Il prezzo del petrolio, in apertura dei mercati, ha superato gli 89 dollari al barile sui mercati europei (secondo l'indice Brent di Londra): per arrivare a un simile livello delle quotazioni bisogna tornare indietro fino all'ottobre del 2014.
Si tratta della quarta seduta consecutiva al rialzo per il greggio e per la maggior parte degli analisti i prezzi sono destinati a salire ancora, al punto che alcuni report parlano di una corsa fino alla soglia psicologica dei 100 dollari nelle prossime settimane.
A spingere le quotazioni è stato un incidente che ha messo fuorigioco uno degli oleodotti più importanti dell'area mediorientale che collega l'Iraq alla Turchia: le autorità hanno riferito di una esplosione, ma al momento non specificano se sia stato causato da un inconveniente tecnico o di un attentato.
Il venir meno di una importante fonte di approvvigionamento per i prossimi giorni (l'Iraq è il secondo paese produttore di Opec+ dopo l'Arabia Saudita), ha solo amplificato un movimento di prezzi al rialzo che si è consolidata dopo la pausa natalizia.
Sono tre i motivi principali che hanno determinato il nuovo rally. Il primo riguarda le tensioni geopolitiche che coinvolgono alcuni tra i principali paesi produttori. Innanzitutto, le tensioni al confine tra la Russia e l'Ucraina, con la minaccia continua degli Usa e della Ue per sanzioni economiche contro Mosca.
Da non sottovalutare la ripresa degli scontri armati nel Golfo, dopo l'attentato compiuto da parte dei ribelli Houti, dalle loro roccaforte dello Yemen, all'aeroporto di Abu Dabi, con un attacco di droni che ha causato tre morti. E la conseguente ritorsione da parte dell'Emirato contro la capitale Sanaa.
Il terzo elemento riguarda la variante Omicron della pandemia ed è controintuitivo. Si pensava che i nuovi interventi dei governi per limitare la ripresa dei contagi avrebbero causato un freno alle attività economiche e finanziarie. Non è così, come dimostra la ripresa della domanda di materie prime. I paesi produttori non riescono a soddisfarla e questo spiega la ripresa dei prezzi. Da ultima è stata l'Aie, l'Agenzia Internazionale dell'Energia, a mettere in evidenza il rischio di "volatilità" delle quotazioni a seguito di un'offerta incapace di tenere il passo della domanda. Nel suo rapporto mensile, la stima della domanda è stata rivista al rialzo di 200.000 barili al giorno per il 2021 e il 2022: per quest'anno, la domanda totale dovrebbe quindi raggiungere 99,7 milioni di barili al giorno, ai livelli pre-Covid, nota l'Aie. "Il numero di casi di Covid sta esplodendo in tutto il mondo, ma le misure prese dai governi per contenere il virus sono meno severe che nelle ondate precedenti e i loro effetti sull'attività economica e sulla domanda di petrolio rimangono relativamente contenuti", spiega l'Agenzia.
Nel caso del petrolio, l'Opec+ non ha alcuna voglia né intenzione di accelerare il piano per il ritorno a una produzione ai livelli pre-pandemia. La dimostrazione la si avrà a fine mese quando dovrà confermare o meno la scelta di aumenterà l'offerta di 400mila barili al giorno. Al momento tutto fa pensare che non cambierà idea, approfittando del momento favorevole dei prezzi.