Il confine diventa ponte, così le due Gorizie scrivono insieme il futuro
dalla nostra inviata Raffaella De Santis , dalla nostra inviata Raffaella De SantisGORIZIA - Dove c'era una rete metallica ora c'è un acciottolato, un mosaico di sassi. Il confine tra Italia e Slovenia nella piazza Transalpina di Gorizia è un ricordo che guarda avanti: quella barriera che un tempo rappresentava un problema, può diventare una risorsa. La piazza, simbolo della divisione tra i due mondi della guerra fredda, dove passava la cortina di ferro, oggi vuole aprirsi a un futuro di dialogo. Nel secondo dopoguerra il confine la spaccò in due lasciando la bella stazione asburgica nella vecchia Jugoslavia. "Partiremo da qui, trasformeremo il confine in un ponte interculturale", assicura con piglio energico Silvana Romano, assessora al Welfare e Istruzione del comune di Gorizia.
Se Gorizia è stata affiancata a Nova Gorica, la sua gemella slovena, nella scelta della commissione europea per la Capitale della cultura 2025, lo deve a una voglia di riscatto che non cancella la memoria. Gorizia e Nova Gorica hanno in…
GORIZIA - Dove c'era una rete metallica ora c'è un acciottolato, un mosaico di sassi. Il confine tra Italia e Slovenia nella piazza Transalpina di Gorizia è un ricordo che guarda avanti: quella barriera che un tempo rappresentava un problema, può diventare una risorsa. La piazza, simbolo della divisione tra i due mondi della guerra fredda, dove passava la cortina di ferro, oggi vuole aprirsi a un futuro di dialogo. Nel secondo dopoguerra il confine la spaccò in due lasciando la bella stazione asburgica nella vecchia Jugoslavia. "Partiremo da qui, trasformeremo il confine in un ponte interculturale", assicura con piglio energico Silvana Romano, assessora al Welfare e Istruzione del comune di Gorizia.
Se Gorizia è stata affiancata a Nova Gorica, la sua gemella slovena, nella scelta della commissione europea per la Capitale della cultura 2025, lo deve a una voglia di riscatto che non cancella la memoria. Gorizia e Nova Gorica hanno iniziato a guardarsi negli occhi, mentre per anni si erano voltate le spalle. A sbloccare l'impasse è stata l'adesione a un programma innovativo di collaborazione transfrontaliera chiamato Gect, acronimo che sta per Gruppo europeo di cooperazione territoriale: si tratta di un ente con personalità giuridica previsto da un regolamento europeo del 2006 che rende più facile amministrare fondi comuni e realizzare progetti in presenza di normative diverse. Oltre a Gorizia e Nova Gorica ne fa parte anche la municipalità slovena di Šempeter. Da quando è partito, nel 2011, il Gect Go è stato finanziato con 10 milioni di euro di fondi europei.
I primi passi del Gect goriziano però risalgono al 2009. Allora a puntarci era stato il sindaco Ettore Romoli, ora il testimone è passato al primo cittadino Rodolfo Ziberna che non nasconde le aspettative: "Con il Gect e adesso con la Capitale europea della cultura si sono finalmente attivati gli strumenti per un rilancio economico di tutta l'area". Sul valore dell'innovazione gestionale sembrano tutti d'accordo, destra e sinistra. Per Stefano Bizzi, giornalista del Piccolo, è la volta giusta per valorizzare, anche turisticamente, le potenzialità del territorio: "Il confine ha preso, ora può restituire". Sembra facile, non lo è. Questa è terra di ferite che risalgono a una memoria dolorosa. "Il nostro non è un confine normale. Nel corso del '900 abbiamo avuto due guerre mondiali, i fascisti e le foibe". A parlare è l'avvocato Alessandro Puhali, che nel Gect Go si occupa di trasporti: "Grazie al Gect realizzeremo la più importante stazione transfrontaliera turistica d'Europa".
Nella piazza Transalpina sorgerà invece uno spazio che si chiamerà Epicenter e per il sindaco di Nova Gorica, Klemen Miklavi?, "sarà un luogo che raccoglierà le voci della memoria di tutti". Da qui al 2025 c'è tempo, ma alcune idee sono già diventate operative: nel parco Basaglia, dove sorgeva il manicomio diretto dal grande psichiatra, è in funzione un centro per il recupero dei bambini autistici. Nei corridoi, giocattoli e colori e un'aria allegra che non fa pensare a un ospedale. A fianco si sta progettando un polo per la maternità che ci dicono vale 2 milioni e 400 mila euro: il Gect ne ha messi 500 mila. Il sostegno alle persone fragili è tra gli obiettivi del progetto che ha supportato anche un punto di ascolto per poveri e anziani con 800 mila euro. Tutte le strutture sono a disposizione di italiani e sloveni. Roberta Chersevani, dottoressa radiologa, è pragmatica: "Il Gect è utile a entrambe le parti. Sia Gorizia che Nova Gorica da anni si sentivano periferiche, tagliate ai margini, ora hanno l'occasione per rilanciarsi".
La sfida è enorme. La sede operativa del Gect Go è nel palazzo della Regione, dove Tomaž Konrad, il direttore di origini slovene, ci spiega come funziona: c'è un'assemblea i cui membri sono nominati dai consigli municipali e ci sono dei comitati di esperti per aree di competenza: salute, urbanistica, trasporti, energia, cultura ed educazione, sport e ambiente. Il presidente, Paolo Petiziol, insiste sul valore dell'integrazione: "Un tempo Gorizia era considerata una piccola Nizza. Dobbiamo iniziare a tessere di nuovo le relazioni con i paesi del centro Europa e il Gect è lo strumento giusto per farlo".
Si devono al Gect anche il Progetto Isonzo - un ponte che unisce le due rive del fiume teatro di scontri sanguinosi durante la prima guerra mondiale - e una pista ciclabile che collegherà la valle al mare: "E' l'anima green del Gect", dice Puhali. E' su questa passerella che Sergio Mattarella ha camminato insieme al presidente della Repubblica slovena Borut Pahor per benedire la Capitale europea 2025. Qui la storia è fatta anche di simboli.