Ucraina, Biden in pressing sul Qatar: "In caso di guerra più gas all'Europa"
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Quanto sia alto il rischio di una guerra in Ucraina si capisce dalla notizia pubblicata ieri dal Financial Times, secondo cui gli Usa stanno cercando di convincere il Qatar ad aumentare le sue forniture di gas naturale liquefatto (Lng) all’Europa, per compensare il potenziale pericolo della chiusura dei rubinetti russi. Il problema pratico, però, è capire quanto aiuterebbe davvero questa mossa. Perché l’Lng costa molto di più, e perché tanto in Italia, quanto nel resto del continente, non ci sono i rigassificatori necessari ad assorbire l’eventuale aumento delle consegne.
L’Europa ha un fabbisogno annuale di gas di circa 450 miliardi di metri cubi, di cui 75 servono al…
NEW YORK - Quanto sia alto il rischio di una guerra in Ucraina si capisce dalla notizia pubblicata ieri dal Financial Times, secondo cui gli Usa stanno cercando di convincere il Qatar ad aumentare le sue forniture di gas naturale liquefatto (Lng) all’Europa, per compensare il potenziale pericolo della chiusura dei rubinetti russi. Il problema pratico, però, è capire quanto aiuterebbe davvero questa mossa. Perché l’Lng costa molto di più, e perché tanto in Italia, quanto nel resto del continente, non ci sono i rigassificatori necessari ad assorbire l’eventuale aumento delle consegne.
L’Europa ha un fabbisogno annuale di gas di circa 450 miliardi di metri cubi, di cui 75 servono all’Italia. Il 40% delle forniture viene dalla Russia, e circa il 10% dal Sud, cioè i gasdotti che collegano Algeria e Libia all’Italia attraverso la Tunisia, e il Tap che porta il prodotto azero in Puglia. Poco poi arriva dai giacimenti del Mare del Nord, in via di esaurimento. Per compensare la possibile chiusura dei rubinetti di Mosca, come ritorsione per le pesanti sanzioni minacciate dagli Usa in caso di invasione dell’Ucraina, Washington sta premendo sul Qatar affinché offra un’alternativa all’Europa, aumentando le esportazioni del suo Lng. A questo scopo il presidente Biden vedrà presto l’emiro al-Thani alla Casa Bianca. Un alto funzionario dell’amministrazione ha però detto al Financial Times che «non esiste una bacchetta magica», e ciò è vero per diverse ragioni, in particolare per l’Italia.
Il principale produttore mondiale di gas è la Russia, seguita da Qatar e Iran. Teheran potrebbe risolvere tutti i nostri problemi, perché attraverso la Turchia è collegata alla rete dei gasdotti europei, ma la geopolitica lo impedisce. La produzione a Sud e nel Mare del Nord è già quasi ai massimi e quindi l’unica alternativa sarebbe il gas trasportato allo stato liquido, che però al momento copre una percentuale ridotta del fabbisogno. Qui il principale esportatore mondiale sono gli Usa, che dopo il boom dello shale hanno scavalcato proprio il Qatar, salendo a 7,7 milioni di tonnellate a dicembre. Il primo fornitore dell’Europa è il Qatar, con 17,5 miliardi di metri cubi nel 2020, in calo rispetto ai 25,7 del 2019. Poi ci sono la Nigeria con 15,6 miliardi, la Russia con 14,1 e gli Usa con 13,4. In totale sono poco più di 80 miliardi di metri cubi, ossia meno di un quarto del fabbisogno complessivo del continente.
Anche volendo aumentare i volumi, il primo problema è che le esportazioni americane e qatarine ora vanno soprattutto verso l’Asia, Cina in testa, che paga più di tutti. Per attirarle l’Europa dovrebbe offrire di più e rassegnarsi ad un aumento dei prezzi, a meno che Washington non conceda sussidi o sconti in cambio dell’appoggio alle dure sanzioni contro Mosca. Il secondo problema poi sarebbe assorbire le forniture. In Italia ci sono solo tre rigassificatori, Panigaglia, Livorno e Rovigo, che assicurano meno del 5% del fabbisogno nazionale e hanno pochissimo margine per accelerare l’attività. In Spagna ce ne sono otto, ma non sono collegati alla rete europea, perché la Francia lo ha impedito allo scopo di proteggere la sua energia nucleare. Uno poi è vicino a Marsiglia e tre nell’area Benelux. Quindi anche se il Qatar o gli Usa ci inviassero più Lng, sarebbe difficile usarlo.
Naturalmente pure la Russia non avrebbe interesse a bloccare le forniture verso l’Europa, perché così facendo perderebbe molti soldi, e non vuole che il nuovo gasdotto Nord Stream 2 verso la Germania sia paralizzato. La speranza è che questo delicato gioco di equilibri possa avere un peso per evitare la guerra.