Anna Pantanali e il Molino Moras: il modello delle produzioni responsabili con un vertice tutto al femminile
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaSoltanto farina del suo sacco. Di grano tenero. Destinata a pizzaioli, panettieri e pasticcieri. A Trivignano Udinese, un paesino della Bassa Friulana, c’è un'imprenditrice, Anna Pantanali, classe 1986, sesta generazione di una famiglia di mugnai che macina il grano dal 1905. È ceo del Molino Moras, una piccola impresa, decisamente local, che ha deciso di sfidare il mercato delle farine di alta qualità ed è alla ricerca di partner e investitori per vendere in Europa. Vuole lanciare sui banchi della grande distribuzione Amorbimbi, un prodotto quasi del tutto privo di micotossine, dedicato ai bambini dai tre anni in su, ma va bene per tutti.
Una farina speciale pensata per portare conoscenza e informazione, per promuovere un’alimentazione attenta e consapevole, studiata con il professor Carlo Brera dell’Istituto superiore di sanità e sostenuta da un finanziamento con bando Por Fesr, grano tenero macinato, senza enzimi, glifosati …
Soltanto farina del suo sacco. Di grano tenero. Destinata a pizzaioli, panettieri e pasticcieri. A Trivignano Udinese, un paesino della Bassa Friulana, c’è un'imprenditrice, Anna Pantanali, classe 1986, sesta generazione di una famiglia di mugnai che macina il grano dal 1905. È ceo del Molino Moras, una piccola impresa, decisamente local, che ha deciso di sfidare il mercato delle farine di alta qualità ed è alla ricerca di partner e investitori per vendere in Europa. Vuole lanciare sui banchi della grande distribuzione Amorbimbi, un prodotto quasi del tutto privo di micotossine, dedicato ai bambini dai tre anni in su, ma va bene per tutti.
Una farina speciale pensata per portare conoscenza e informazione, per promuovere un’alimentazione attenta e consapevole, studiata con il professor Carlo Brera dell’Istituto superiore di sanità e sostenuta da un finanziamento con bando Por Fesr, grano tenero macinato, senza enzimi, glifosati o additivi.
Anna Pantanali è a capo dell’impresa assieme alla mamma Nicoletta, 60 anni, anche presidente della società, la prima donna in azienda ad avere assunto un ruolo di leadership. E con Sara, la sorella più piccola di un anno, responsabile della rete commerciale, subentrata al papà Stefano, sessantenne, vittima di un incidente stradale mentre tornava da un giro di visite ai clienti. Nel 2020 con il nuovo consiglio di amministrazione, e dopo l’acquisizione delle quote di uno zio paterno, è stato sancito il passaggio di consegne a un vertice tutto femminile da parte del nonno Vittorio, maestro e mentore scomparso nel luglio del 2021.
L’imprenditrice in azienda è entrata nel 2010, dopo una laurea in Scienze e tecniche del turismo culturale e un diploma di perito aziendale. Obiettivo il marketing. “Di questo aspetto nella nostra società, nessuno si curava, anzi il senso del termine era sconosciuto ai più. Si trattava di analisi della clientela, dell’immagine, della comunicazione, della ristrutturazione del logo e del sito web”. Lavorare per essere indipendente, con l’amore per l’arte e la cultura, integrando teoria e pratica. Dall’antropologia e la psicologia all’economia, marketing e organizzazione di eventi.
“Ho sempre lavorato anche quando studiavo; ci hanno educate fin da piccole a essere attive. In estate incollare i francobolli sulle buste per i clienti era compito nostro. Nel cominciare ho fatto patti chiari con il nonno e mia madre. Sapevo che non eravamo in una condizione semplice. Dopo il 2008 i molini hanno avuto la prima scossa di aumenti molto forti della materia prima, cresciuta del 50 per cento, a causa di un sistema speculativo che ora stiamo rivivendo esattamente con la pandemia. Il nostro è un settore della filiera a marginalità bassissima. Avevo chiarito che era necessario fare ricorso a esperti esterni. Una visione quasi impensabile per mio nonno. L’ho vinta puntando i piedi: o così o cerco lavoro da un’altra parte. Abbiamo trovato dei consulenti che ci hanno aiutato a vedere i nostri punti di debolezza e trasformarli in punti di forza, per fortuna questa è una delle possibilità che ci dà la vita. Sono emerse scelte drastiche, è diminuito il fatturato, abbiamo eliminato alcuni clienti e aumentato la marginalità. Mi sono occupata della riorganizzazione aziendale, ho acquisito informazioni preziose e da allora abbiamo un canale aperto sui bandi di finanziamento regionali collegati a quelli europei. La nostra azienda aveva sempre contato soltanto sulle proprie forze senza mai cercare finanziamenti".
Molino Moras, con quindici dipendenti, ha chiuso il bilancio 2020 con ricavi pari a 1,976 milioni di euro, il 13,9 per cento in meno dell’anno precedente. “Maciniamo circa 24 quintali all’ora e abbiamo una potenza di 300/400 al giorno; adesso siamo a 250, stiamo lavorando meno perché ristoranti e pizzerie hanno i consumi ridotti del 50 per cento. La maggior parte dei clienti li manteniamo grazie ai rapporti personali costruiti negli anni per cui riusciamo a vincere sui competitor”.
Supporto economico e agevolazioni europee hanno permesso di realizzare alcuni progetti difficili da fare da soli. La trasformazione ha richiesto dieci anni. “La digitalizzazione che ho conosciuto dovevo provare ad applicarla in azienda. Canali web e la pagina Facebook che sperimentavo nel tempo libero mi hanno permesso di creare una community senza sborsare un euro. All’estero purtroppo non ci sono mai stata ma ho fatto tanta formazione in azienda. Ho continuato a occuparmi del marketing e di ricerca e sviluppo, area che ho seguito sempre anche a livello tecnico con il nostro laboratorio interno”. In azienda è arrivata anche Cristina Rojaz, food blogger, che in seguito è passata a gestire il negozio di Trieste, aperto nel 2016 a Cavana, nel centro storico della città. L’altra farinoteca è di fianco alla sede del Molino.
In cerca del miglior grano nazionale ed europeo, Molino Moras trova piccole produzioni in Italia e ha ottimi fornitori in Austria e in Ungheria per i progetti e la certificazione di filiera di Amorbimbi, “Non è sempre facile stare alle nostre richieste. Il grano canadese per esempio, non ci convince e non lo usiamo. Noi donne cerchiamo valori profondi che per altri sono sciocchezze, e l’agricoltura è un ambito prettamente maschile. Puntiamo a una filiera molto responsabile perché la farina deve essere un prodotto sicuro e sano, poniamo molte restrizioni e non sempre veniamo comprese. Per esempio i camion che trasportano il grano: noi chiediamo di sapere cosa hanno trasportato prima. Se è stato trasportato metallo, il grano ne assorbe. Abbiamo adottato questa regola interna che ora sta diventando una legge nazionale. Per le micotossine chiediamo un parametro inferiore del 50 per cento, e con la farina Amorbimbi applichiamo restrizioni ancora più severe”.
Con il Covid l’e-commerce ha registrato un grande impulso nella primavera scorsa. Molino Moras ha rafforzato la pratica della responsabilità sociale di impresa, una propensione che già aveva manifestato senza troppa pubblicità prestando aiuto ai terremotati, e ha aderito a ‘Animaimpresa’, una società friulana nata nel 2010 che riunisce numerose aziende in un’ottica di sviluppo sostenibile. “Assieme a loro sono cresciuta e l’anno passato abbiamo presentato il primo report di responsabilità”.
Dare valore al prodotto farina è la missione di Molino Moras.
“Non ci si può lamentare di pagarla due euro al chilo, se pago 3,50 euro una confezione di chewingum. Per avere un prodotto finito in quel sacchettino in dispensa ci sono nove mesi di lavoro in campo. Il Covid l’ha riportata in auge, ma la farina è l’elemento base dello stare in famiglia e noi siamo delle paladine di questo valore, vogliamo che sia percepito e porti sostenibilità all’interno della filiera. In Italia ci vorrebbero politiche specifiche per il grano tenero, siamo sempre in deficit di produzione, c’è tanta richiesta ma poco territorio è vocato alla cerealicultura. I contadini preferiscono altre coltivazioni al grano tenero perché questa non è abbastanza remunerata”.
A giocare contro, accanto al Covid che rende impossibile fare previsioni sull’andamento dei consumi, è la speculazione. Dal giugno 2021 c’è stata l’impennata del costo del grano, per il tenero più del 70 per cento, per il grano duro del 100 per cento. “Noi siamo un topolino contro un elefante. Gli aumenti ora sono esponenziali, l’energia è una delle voci più pesanti. Stiamo vivendo una tempesta perfetta. È vero che c’è stato un raccolto di grano minore; il Canada per esempio ha registrato un calo del 50 per cento, però il grano c’è, è nei magazzini e non viene venduto, questo è certo. Il grande gioco lo fa l’acquisto in massa da parte della Cina, non si sa se per la produzione o per fare scorte, e questo sta causando deficit di prodotto, per cui la domanda è forte e il prezzo sale. È drammatico perché la nostra marginalità è del tre per cento e se non siamo attenti si va a fondo in men che non si dica”.
Mulino porte aperte è la campagna di visite all’azienda “per far capire alle persone cosa facciamo con grande trasparenza e passione, le diverse tipologie di farine per le pizzerie che sono il nostro core business e i mix speciali da noi inventati con semi, cereali, orzo, avena. Questo sapere ci ha ripagate in fiducia da parte del pubblico. Ora quello che dobbiamo fare è crescere, oltre che in Italia, dove c’è moltissimo da sviluppare. Non siamo ancora molto conosciuti fuori dal Friuli. La mamma ci incoraggia, il papà era un grande sostegno, uno di quei rari uomini a cui faceva piacere che le donne avessero la forza di affermarsi. Per Amorbimbi stiamo cercando partnership commerciali con persone che abbiano gli stessi valori sia a monte che a valle della filiera. Una farina come questa non è mai esistita”.
Dall’unione di Anna Pantanali con Alessandro Biondini, agente di commercio, nel 2016 è nato Leonardo. “Lavoro sulla mia crescita personale da quando avevo 20 anni e l’essere diventata mamma è stata una chiave fondamentale. Mi dedico a mio figlio e a progetti sull’educazione dei giovani. Ho fatto diversi corsi specifici per aumentare le mie abilità di relazione e empatia. Amo camminare in montagna, mi fa stare bene, sia d’estate che d’inverno. Faccio yoga ogni mattina e meditazione perché mi aiutano. Leggo molto ma non i romanzi. Adesso ho per le mani ‘Il labirinto della mente’ e ‘La vita è mia’, entrambi di Silvano Brunelli. Mi piacciono le storie di grandi successi ma anche di fallimenti scottanti, in cui però le persone sono rimaste integre. L’amicizia e le relazioni umane di valore sono quelle che ci aiutano nella vita. Anche in azienda abbiamo fatto percorsi bellissimi con psicoterapeuti. So che molte persone mi hanno nel loro cuore per quello che siamo riusciti a costruire. C’è un progetto con una cooperativa sociale sul libro ‘Mai più Barbablù’ per aiutare i ragazzi ad avere consapevolezza dei rapporti umani e prevenire la violenza. È partito nel novembre del 2019 rivolto agli allievi delle scuole superiori. Sento che va seminato il bene su questa terra. E ognuno può fare tantissimo, se vuole raccogliere”.