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Il Fmi taglia le previsioni di crescita per il 2022, anche per l'Italia. Pesano inflazione e problemi alle forniture

(reuters)
La variante Omicron resta una minaccia per le economie. Il Belpaese accreditato di un +3,8% quest'anno (-0,4 punti), la stima globale limata al +4,4% per il rallentamento di Usa e Cina. Turbolenza in vista per i Paesi emergenti a seguito delle strette monetarie
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MILANO - Sono sfide "multiple" quelle che affronta la ripresa globale, che esce indebolita nelle nuove stime del Fondo monetario internazionale a frone di una inflazione più alta. All'incertezza dettata dalla variante Omicron si sono aggiunti altri nodi che col passare del tempo sono diventati più duri da sciogliere di quel che si pensava inizialmente. Tanto da diventare un motivo di preoccupazione forse più severo di quello sanitario. Rispondono ai nomi di problemi nelle catene globale delle forniture, inflazione più alta e duratura del previsto (al 3,9% quest'anno nelle economie avanzate e 5,9% in quelle emergenti), alto debito che mette a rischio i Paesi emergenti che potrebbero soffrire l'annunciata stretta delle politiche monetarie delle Banche centrali, a cominciare dalla Fed che domani darà probabilmente il "là" per il primo rialzo del costo del denaro.

E così l'organizzazione di Washington as…

MILANO - Sono sfide "multiple" quelle che affronta la ripresa globale, che esce indebolita nelle nuove stime del Fondo monetario internazionale a frone di una inflazione più alta. All'incertezza dettata dalla variante Omicron si sono aggiunti altri nodi che col passare del tempo sono diventati più duri da sciogliere di quel che si pensava inizialmente. Tanto da diventare un motivo di preoccupazione forse più severo di quello sanitario. Rispondono ai nomi di problemi nelle catene globale delle forniture, inflazione più alta e duratura del previsto (al 3,9% quest'anno nelle economie avanzate e 5,9% in quelle emergenti), alto debito che mette a rischio i Paesi emergenti che potrebbero soffrire l'annunciata stretta delle politiche monetarie delle Banche centrali, a cominciare dalla Fed che domani darà probabilmente il "là" per il primo rialzo del costo del denaro.

E così l'organizzazione di Washington assesta la sua previsione per la crescita globale al 4,4% nel 2022, in rallentamento dal 5,9% dello scorso anno e sotto di mezzo punto percentuale rispetto alle stime di ottobre. Nel suo blog di accompagnamento ai nuovi numeri, Gita Gopinath - First Deputy Managing Director del Fmi - annota che sono soprattutto le condizioni di Stati Uniti e Cina a determinare la sforbiciata. Nel primo caso pesano le difficoltà del pacchetto di spesa pubblica Build Back Better, un ritiro accelerato delle politiche monetarie accomodanti dettato dalla necessità di frenare i prezzi e le interruzioni continue alle forniture. Nel secondo, le spine sono l'immobiliare e un apporto dei consumi privati alla ripresa meno brillante del previsto. Il Fmi si aspetta che nel 2023 la crescita globale si assesti a 3,8%, un effetto meccanico da 0,2 punti in più rispetto al World economic outlook autunnale grazie al graduale riassorbimento dei problemi che ora son sul tavolo. Il conto globale della crisi da Covid resta mostruoso: al 2024 si stimano perdite economiche per 13.800 miliardi di dollari rispetto alle stime antecedenti il virus, numeri che - ricorda Gopinath - "sarebbero stati molto peggiori senza lo straordinario lavoro di scienziati e comunità medica e la rapida e aggressiva risposta politica in tutto il Mondo".

Anche l'Italia vive questa duplice dinamica e si vede abbassare la stima per il 2022 al 3,8%, perfettamente in linea con quanto recentemente stimato dalla Banca d'Italia e meno delle aspettative del governo che si collocavano sopra il +4%. Si tratta di una sforbiciata di 0,4 punti, in linea con quella subita nel complesso dell'Eurozona che crescerà complessivamente del 3,9%. Anche la Germania è accreditata di una crescita del 3,8% nel 2022, ma frutto di una più ampia revisione (-0,8 punti) sulle ultime stime. Per il 2023, invece, l'Italia è accreditaa di un +2,2% che è un miglioramento di 0,6 punti.

Gopinath torna poi a battere il tasto della pericolosa divergenza di uscita dalla pandemia. Solo il 4% della popolazione dei Paesi a basso reddito ha completato il ciclo vaccinale contro il 70% dei Paesi più ricchi. Il conto lo stanno pagando quei 70 milioni di persone che vivono in estrema povertà in più che si calcolano rispetto al trend pre-pandemia, un dato che riporta indietro la lotta globale all'indigenza di parecchi anni. Con la prospettiva di politiche monetarie meno generose nei Paesi dove la ripresa è sostenuta e il pericolo di surriscaldamento dei prezzi è reale, le economie si "dovranno adattare a un sistema globale con tassi d'interesse più alti". Possibile turbolenza in vista dunque per quei Paesi emergenti che hanno debito in valuta estera ed esigenze di finanziamento dall'esterno. Col il 60% dei Paesi a basso reddito che già sono a rischio di stress sul debito, l'appello è di far sì che gli strumenti per gestire la loro situazione nati in seno al G20 siano resi veramente efficaci.