Caro energia e Covid, cala la fiducia nella ripresa italiana
di Flavio Bini , di Flavio BiniROMA -
Dopo un 2021 da record, l'economia italiana si affaccia sul 2022 mostrando già le prime crepe. Il campanello d'allarme l'ha suonato ieri l'Istat. L'istituto di statistica ha evidenziato a gennaio un calo dell'indice di fiducia dei consumatori, sceso da 117,7 a 114,2, e un'ancora più marcata flessione per quello delle imprese, calato da 112,7 a 105,4. Una diminuzione, ha spiegato l'Istat, determinata "dal repentino calo della fiducia nel comparto dei servizi di mercato, dove il settore del trasporto e magazzinaggio e quello dei servizi turistici registrano forti cadute".
Numeri che fanno il paio con quelli diffusi da Eurostat, che ha evidenziato un calo del sentiment economico nell'area euro sceso a 112,7 punti a gennaio dai 111,6 di dicembre, sotto le attese degli analisti. "Su questa frenata ha pesato sicuramente la quarta ondata di contagi e le misure adottate per contenere la diffusione del virus", spieg…
ROMA -
Dopo un 2021 da record, l'economia italiana si affaccia sul 2022 mostrando già le prime crepe. Il campanello d'allarme l'ha suonato ieri l'Istat. L'istituto di statistica ha evidenziato a gennaio un calo dell'indice di fiducia dei consumatori, sceso da 117,7 a 114,2, e un'ancora più marcata flessione per quello delle imprese, calato da 112,7 a 105,4. Una diminuzione, ha spiegato l'Istat, determinata "dal repentino calo della fiducia nel comparto dei servizi di mercato, dove il settore del trasporto e magazzinaggio e quello dei servizi turistici registrano forti cadute".
Numeri che fanno il paio con quelli diffusi da Eurostat, che ha evidenziato un calo del sentiment economico nell'area euro sceso a 112,7 punti a gennaio dai 111,6 di dicembre, sotto le attese degli analisti. "Su questa frenata ha pesato sicuramente la quarta ondata di contagi e le misure adottate per contenere la diffusione del virus", spiega Stefano Manzocchi, docente di Economia Internazionale e prorettore alla Ricerca della Luiss. "Credo però che ancora più forte sia stato il tema del repentino e molto preoccupante aumento dei costi delle materie prime e dell'energia".
È ancora presto per dire però se i primi segnali di rallentamento siano legati a fattori temporanei o siano solo l'antipasto di uno "sgonfiamento" della robusta ripresa osservata lo scorso anno. Lunedì arriveranno dall'Istat i dati sulla crescita nell'ultimo trimestre dell'anno, ma l'altro ieri il ministero dell'Economia Daniele Franco ha detto di attendersi per l'intero 2021 un avanzamento del Pil del 6,5%, ben oltre il 6% messo per iscritto dal governo a ottobre nella nota di aggiornamento al Def. Al contrario però per l'anno in corso tutti i principali previsori stanno cominciando a rivedere al ribasso le proprie stime, a partire dalla Banca d'Italia, che la scorsa settimana ha indicato per il 2022 una crescita del 3,8% contro il 4% precedente e il 4,7% ipotizzato dal governo in autunno.
Una frenata che potrebbe interessare non solo l'Italia, ma l'intera Europa. "Quello che dobbiamo osservare è se e quanto questa tensione sui prezzi delle materie prime dell'energia resterà, e probabilmente ci sarà una componente strutturale che rimarrà nel tempo", spiega ancora Manzocchi. "Allo stesso tempo l'Italia e l'Europa hanno un'arma importante, e cioè le risorse del Next Generation Eu. Se uniamo questo elemento anche alla possibile revisione del Patto di stabilità, che impedisca un ritorno scellerato all'austerity, credo che la ripresa europea proseguirà anche quest'anno".
Di certo però i primi segnali arrivati dai nostri vicini non sono sempre incoraggianti. Se ieri la Francia ha registrato una crescita per il 2021 del 7%, un tasso che non si vedeva nel Paese da 52 anni, in Germania tira un vento differente. L'economia tedesca nel quarto trimestre è scesa dello 0,7% gettando l'ombra di una possibile nuova recessione, la seconda dallo scoppio della pandemia.
Un segnale che ha allarmato i mercati, con le Borse che si sono appesantite già in mattinata, a ridosso della diffusione del dato. "Non dimentichiamoci che la Germania ha sofferto una caduta del Pil più bassa dell'Italia ed è tornata molto prima di noi ai livelli pre-Covid. Inoltre- conclude Manzocchi - ha sofferto più duramente l'ultima ondata di contagi. Certamente se questa frenata avesse un'indicazione recessiva sarebbe anche un problema per la nostra economia, visto che Berlino è il primo partner dell'industria Italiana".