Citate dal presidente Mattarella all'accettazione del suo secondo mandato, le tre emergenze che si trova ad affrontare l'Italia nel 2022 possono comprometterne la crescita prevista per quest'anno oltre il 4% e la tenuta sociale del Paese. Eccole:
Pandemia
Omicron morde: la chiave resta puntare sui vaccini
Era il 30 gennaio 2020 quando le autorità sanitarie confermarono che due turisti provenienti dalla Cina e in visita a Roma erano risultati positivi al virus SARS-CoV-2: i primi casi accertati di Covid nel nostro Paese. Esattamente ventiquattro mesi dopo, più di 146mila morti, oltre otto milioni di persone che in maniera più o meno severa hanno contratto il virus, la pandemia in Italia è ancora lì che incombe, tanto da essere indicata dal presidente Mattarella come una delle tre emergenze da affrontare immediatamente. Forse la più grave, avendo di fatto innescato le altre due, quella economica e quella sociale.
È ve…
Citate dal presidente Mattarella all'accettazione del suo secondo mandato, le tre emergenze che si trova ad affrontare l'Italia nel 2022 possono comprometterne la crescita prevista per quest'anno oltre il 4% e la tenuta sociale del Paese. Eccole:
Pandemia
Omicron morde: la chiave resta puntare sui vaccini
Era il 30 gennaio 2020 quando le autorità sanitarie confermarono che due turisti provenienti dalla Cina e in visita a Roma erano risultati positivi al virus SARS-CoV-2: i primi casi accertati di Covid nel nostro Paese. Esattamente ventiquattro mesi dopo, più di 146mila morti, oltre otto milioni di persone che in maniera più o meno severa hanno contratto il virus, la pandemia in Italia è ancora lì che incombe, tanto da essere indicata dal presidente Mattarella come una delle tre emergenze da affrontare immediatamente. Forse la più grave, avendo di fatto innescato le altre due, quella economica e quella sociale.
È vero, l'ultima ondata pare nella fase di riflusso, il picco è stato superato e i nuovi contagi giornalieri hanno preso a calare. Ma il Coronavirus ci ha abituati alle montagne russe. Nessuno si illude che la corsa stia per finire. E nessuno può prevedere cosa accadrà in autunno: un'altra variante? Una nuova fiammata di casi? Ecco perché il Capo dello Stato fa bene a rimarcare che siamo ancora nel pieno di una "emergenza sanitaria". Cos'altro sono quei 235 decessi in un giorno registrati ieri? Certo, il collasso delle strutture ospedaliere questa volta sembra essere stato evitato. Ma il costo in termini di vite umane continua a essere altissimo.
E allora, uno dei modi per affrontare l'emergenza sanitaria, è insistere sulla campagna vaccinale, perché, come è ormai confermato dai numeri, sono i non vaccinati a rischiare le conseguenze più gravi. Ma se non ci si vuole far trovare impreparati per l'ennesima volta di fronte alle probabili nuove ondate servono strategie di lungo termine. Magari predisponendo richiami vaccinali periodici per tutta la popolazione. E misure che disinneschino il contagio a catena in luoghi come le scuole e i mezzi di trasporto, con bambini e ragazzi che involontariamente diffondono il virus nelle famiglie.
Perché ci si avvii davvero verso un ritorno alla normalità, si deve poi mettere in campo un serio piano di recupero sulle patologie che, a causa del Covid, sono passate in secondo piano. Una parte dell'emergenza sanitaria a cui ha fatto riferimento Mattarella riguarda terapie e interventi che sono stati rimandati, perché si potesse soccorrere chi rischiava la vita per il Coronavirus. L'emergenza c'è, e non finirà per la resa del virus. Dopo due anni non possiamo continuare a sperare che si eclissi con la stessa rapidità con cui è emerso da qualche remota landa cinese. L'unico modo per uscirne è adottare contromisure che trasformino la crisi in una nuova normalità.
Economia
Il caro energia minaccia la corsa della ripresa
L'Italia rischia di rientrare dentro il tunnel della crisi economica e non basterà una crescita del Pil del 6,5 per cento (tassi da "miracolo economico") registrata nel 2021 per farci vedere la luce. Siamo di nuovo in emergenza o in una nuova emergenza. Siamo di fronte al forsennato aumento del prezzo del gas provocato dalle tensioni geopolitiche in Ucraina, ma non solo, che minaccia la sopravvivenza di pezzi del nostro apparato manifatturiero, alla ripresa dell'inflazione tornata a livelli che non si conoscevano da quasi un quarto di secolo, alle incertezze legate all'attuazione dei nuovi obiettivi del Pnrr per conquistare altri 40 miliardi circa nel 2022, all'accelerazione, infine, della transizione verso produzioni industriali a più basso impatto ambientale ma con inevitabili serie conseguenze sul piano occupazionale.
L'economia italiana ha già cominciato a frenare nell'ultimo trimestre dell'anno scorso (+0,6 per cento circa contro il 2 per cento e passa dei trimestri precedenti) e non soltanto - appunto - per la recrudescenza planetaria del virus, che tuttavia fa malissimo a settori come quello del turismo. Pesano il caro-gas, la carenza di materie prime lungo le filiere produttive globali, la frenata dei consumi e quella degli investimenti. Così il ricorso alla cassa integrazione ha ripreso a salire. Il Centro studi della Confindustria stima che a causa dell'incremento senza precedenti del prezzo del gas (+671 per cento da novembre 2020 a novembre 2021) l'economia italiana crescerà nel 2022 di uno 0,8 per cento in meno rispetto alle stime, anche il Fondo monetario internazionale ha ritoccato all'ingiù le sue previsioni.
Per quest'anno la crescita acquisita del Pil, grazie alla spinta del 2021, è del 2,5 per cento, ma arrivare a superare il 4 per cento, come stimava il governo, non sarà per nulla facile. E allora potremmo rivedere in un tempo relativamente breve il vecchio scenario di una crescita stentata, di una produttività azzerata, di un modello di sviluppo stantio. Un brutto ritorno alla nostra normalità economica, proprio mentre anche la Banca centrale europea dovrà cominciare a pensare ad un ritorno alla normalità dopo la stagione delle politiche monetarie super-espansive. La chiusura dell'ombrello protettivo della Bce potrebbe essere esiziale per l'Italia zavorrata da un debito monstre, con il Patto di Stabilità sospeso ancora per poco. L'agenda Draghi dei prossimi mesi (prima della nuova campagna elettorale) è già tutta scritta.
Sociale
Più diseguaglianze: il divario cresce già dalla scuola
"Emergenza sociale" è una espressione che, mentre segnala l'esistenza di fenomeni di disagio ed anche conflitto così gravi da mettere seriamente a rischio la coesione sociale e persino l'ordine pubblico, è aperta a tutte le letture, interpretazioni. Può diventare un contenitore di elenchi più o meno lunghi di disagi e soggetti di disagio, di rivendicazioni più o meno particolaristiche, in cui ciascuno pesca quello che preferisce o più gli conviene: le proteste dei no vax o la questione abitativa, la disoccupazione giovanile o il basso tasso di fecondità, la povertà educativa o gli sbarchi dei migranti - tanto per indicare solo alcune "emergenze sociali" che di volta in volta vengono sollevate da questo o quel soggetto politico o sociale.
Mattarella nel suo breve discorso ha solo evocato la questione, ma non è entrato nel merito, non ha indicato quali siano a suo parere le più importanti, quelle che andrebbero affrontate per prime, forse per discrezione, perché, appunto, sa bene che è un terreno scivoloso, aperto a differenze più o meno conflittuali, anche all'interno della rissosa coalizione che governerà probabilmente da qui alle elezioni, nella lettura della società, nella definizione dei problemi e delle priorità. Può darsi che lo faccia quando rinnoverà formalmente il suo ruolo di presidente.
A me sembra che la prima emergenza sociale, che si articola in diverse altre e quindi non può essere affrontata solo in modo settoriale, è la forte persistenza e aumento delle disuguaglianze, non solo tra gli adulti, ma anche tra bambine/i e adolescenti. Riguardano le opportunità di crescita, salute, l'accesso ad una abitazione adeguata, all'educazione, allo sviluppo delle capacità e al riconoscimento delle stesse, quindi anche le opportunità occupazionali. I divari in troppi casi sono tali che non possono essere rappresentati solo in termini di livello, ma disegnano possibilità di cittadinanza radicalmente differenti, quando non opposte, in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione.
È un'emergenza che interroga i servizi educativi e la scuola, ma anche le politiche abitative e urbanistiche, le politiche attive del lavoro, la distribuzione dei servizi sul territorio, oltre che le forme di sostegno al reddito. Richiede ai policy makers la disponibilità a cooperare per interventi integrati, non spezzettati per onor di bandierina.