MILANO - Piazza Affari accoglie positivamente la riconferma di Sergio Mattarella al Quirinale che "blinda" di fatto Mario Draghi a Palazzo Chigi, scenario gradito ai mercati. Il Ftse Mib scatta in avvio, poi ridimensiona il guadagno e alla fine torna ad accelerare per chiudere a +0,94%. Andamento simile per lo spread tra Btp e Bund che si contrae fortemente nelle prime fasi della seduta, stringendosi di una decina di punti base dai 132 della chiusura di venerdì, poi il movimento si attenua: a fine giornata è a 128 punti con rendimento all'1,29% dopo che era sceso sotto l'1,2%. A Milano va a picco Saipem, che oggi ha annunciato di prevedere conti in forte rosso per il 2021 tali da rendere necessario l'intervento dei propri soci principali, Eni e Cdp.
I commenti delle banche d'affari sono di toni simili. Per Barclays l'elezione per il Quirinale si è conclusa preservando lo "status quo", ma la compattezza della maggioranza ne è uscita danneggiata. "Non pensiamo che questo impatterà sulla spinta alle riforme nel breve termine - dicono dalla banca britannica - ma potrebbe generare instabilità con l'avvicinarsi delle elezioni generali" di inizio 2023. Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs WM in Italia, confida che la "posizione di Draghi sia molto rafforzata dopo l'ultima settimana, con la rimozione di possibili ritardi nell'implementazione del Pnrr e l'accelerata dell'agenda di riforma". Senza dimenticare che l'ex banchiere centrale sarà in sella mentre entrano nel vivo i negoziati Ue sulla revisione del Patto di Stabilità. Siamo di fronte allo "scenario più favorevole per i mercati" secondo Equita: dalla sim si aspettano "che il risultato delle elezioni possa avere risvolti positivi soprattutto per i titoli finanziari, sui quali manteniamo un significativo sovrappeso nel nostro portafoglio raccomandato. I finanziari beneficiano della contrazione dello spread e del miglioramento del sentiment sul mercato italiano". Identica indicazione da BofA Securities, dove si sovrappesano i finanziari nonostante siano già reduci da un +44% annuo contro il +33% della media del settore europeo. Quanto ai Btp, "lo scenario di maggiore certezza sul fronte politico potrebbe comportare una chiusura" delle posizioni di copertura con un rientro graduale dello "spread nel range 100/120 punti base - il commento di Antonio Cesarano, chief market strategist di Intermonte - Una discesa ulteriore al di sotto dei 100 punti base appare al momento meno probabile, in vista della riduzione del Qe della Bce già prospettata per il secondo ed il terzo trimestre 2022".
Anche nel resto d'Europa gli scambi sono partiti molto bene, poi hanno rallentato per ritrovare vigore sul finale. Londra termina in parità (-0,02%), Francoforte sale dello 0,99% e Parigi dello 0,48%. In Asia, con le Borse cinesi chiuse per festività, è in gran spolvero Hong Kong (+1,1%), sulla scia di un possibile allentamento definitivo della stretta di Pechino sul settore. A Tokyo, l'indice Nikkei si ferma a +1,07%. Bene Wall Street, a conclusione di un mese caratterizzato da un'estrema volatilità: il Nasdaq che in queste settimane era precipitato nella zona di correzione guadagna il 3,41% a 14.239,88, il Dow Jones che sale dell'1,17% a 35.131,46 punti e l'indice S&P500 che avanza dell'1,89% a 4.515,45 punti.
Di nuovo in Italia, si segnalano i dati incoraggianti dell'Istat sul Pil che è salito del 6,5% nel preliminare del 2021, ma da più parti si ricorda la cautela con la quale si approccia il 2022 in particolare per i possibili effetti di rallentamento dal caro-energia. Rallenta invece la corsa dei prezzi tedeschi, ma meno delle attese: l'inflazione armonizzata in base ai parametri europei è in rallentamento in Germania al 5,1% a gennaio su base annua dal 5,7% di dicembre. Gli economisti puntavano su un calo al 4,3%. L'indice nazionale dei prezzi al consumo, sempre su base annua cala al 4,9% dal 5,3% precedente.
Sul fronte valutario, l'euro chiude in rialzo a circa 1,1210 dollari e in zona 129,10 yen. Sul dollaro hanno pesato alcuni movimenti di consolidamento dopo i recenti guadagni che hanno spinto il biglietto verde sui massimi da 18 mesi rispetto alle principali controparti e in attesa del dato sull'occupazione statunitense che sarà diffuso venerdì prossimo. La valuta a stelle e strisce perde terreno anche nei confronti di quella giapponese a circa 115,20.
Il petrolio diventa misto con il Wti in lieve calo (-0,14% a 86,7 dollari al barile) e il Brent che guadagna lo 0,85% a 90,9 dollari al barile. Le tensioni tra Russia e Ucraina e quelle in Medio Oriente stanno direzionando il greggio verso il maggior aumento mensile in quasi un anno.