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Pnrr, l'affanno dei Comuni: una valanga di risorse da gestire, ma assunzioni e competenze al palo

(ansa)
Anci e Fpa lamentano le difficoltà degli enti locali, che sono alle prese con quantità di denaro "mai viste" ma hanno gli organici bloccati da anni e pochi profili tecnici. "Difficile trovare personale formato perché i contratti arrivano al massimo al 2026, e i giovani preferiscono un lavoro stabile"
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ROMA - "Il Pnrr per i Comuni è come un'automobile che è partita mentre gli operai la stavano ancora assemblando, con meccanici e collaudatori che cercando affannosamente di finire il lavoro in corsa". Mario Emanuele Alvano, segretario dell'Anci Sicilia, spiega così le difficoltà degli enti locali, che con gli organici decimati da oltre dieci anni di concorsi bloccati e mai davvero ripartiti sono alle prese con "una quantità di risorse mai viste, avvisi che stanno piovendo sui Comuni e richiedono specifiche competenze".

L'allarme lanciato venerdì dal Rapporto Annuale di FPA (società che fornisce servizi alla Pa), che metteva in dubbio le capacità della Pubblica Amministrazione di "mettere a terra" il Pnrr data l'estrema lentezza dei concorsi e le pochissime ore dedicate alla formazione dei dipendenti, nei Comuni diventa ancora più concreto: "Sono state messe in campo un ve…

ROMA - "Il Pnrr per i Comuni è come un'automobile che è partita mentre gli operai la stavano ancora assemblando, con meccanici e collaudatori che cercando affannosamente di finire il lavoro in corsa". Mario Emanuele Alvano, segretario dell'Anci Sicilia, spiega così le difficoltà degli enti locali, che con gli organici decimati da oltre dieci anni di concorsi bloccati e mai davvero ripartiti sono alle prese con "una quantità di risorse mai viste, avvisi che stanno piovendo sui Comuni e richiedono specifiche competenze".

L'allarme lanciato venerdì dal Rapporto Annuale di FPA (società che fornisce servizi alla Pa), che metteva in dubbio le capacità della Pubblica Amministrazione di "mettere a terra" il Pnrr data l'estrema lentezza dei concorsi e le pochissime ore dedicate alla formazione dei dipendenti, nei Comuni diventa ancora più concreto: "Sono state messe in campo un ventaglio di azioni per aiutare gli enti locali - riconosce Alvano - ma non sono abbastanza efficaci, soprattutto per Regioni come la nostra che scontano difficoltà storiche che si traducono nella indisponibilità di risorse economiche. C'è un piano di finanziamento per i Comuni con meno di 5 mila abitanti, ma dispone solo di 30 milioni (per oltre 6 mila Comuni), e il termine del 31 gennaio non potrà che slittare perché mancano ancora i criteri di riparto delle risorse. Per gli altri Comuni sono stati allentati i vincoli per le assunzioni, ma c'è sempre il problema delle risorse. Adesso si sta ipotizzando l'intervento delle agenzie nazionali, ne stiamo ragionando con il ministero dell'Economia".

E si sta per costituire anche una cabina di regia tra ministeri ed enti locali per coordinare gli interventi, dice Roberto Pella, deputato Fi e vicepresidente vicario dell'Anci: "E' molto importante la circolare della scorsa settimana, siamo riusciti a individuare nuove risorse per i Comuni piccoli e quelle per il Sud, 69 milioni. Però non è che queste assunzioni siano la panacea dopo 10-15 anni di svuotamento degli uffici. Ed è anche difficile trovare personale formato perché i contratti del Pnrr arrivano al massimo al 2026, non danno grandi prospettive ai giovani, che se possono preferiscono un lavoro stabile".

E infatti questa è una delle ragioni che ha rallentato i concorsi nel 2021, a cominciare dal Concorso Sud per 2800 tecnici dei Fondi Ue: si sarebbe dovuto concludere in 100 giorni, a luglio, ma soprattutto per i profili tecnici molti posti sono rimasti vacanti, e così la Funzione Pubblica ha dovuto bandirlo di nuovo a ottobre. E non è il solo rimasto "appeso", ricorda Carlo Mochi Sismondi, presidente FPA: "Il DL 44/21 ha sbloccato la possibilità di effettuare i concorsi prima bloccati dalla emergenza pandemica e ne ha semplificato l'iter per quelli per cui non erano state già effettuate le prove (solo scritto con test a risposta multipla). Ma a fine 2021 nessuno di questi aveva portato alle assunzioni previste. Stiamo parlando dei grandi concorsi nazionali: il concorso per i 2.800 tecnici per il Sud che è rimasto impantanato nella difficoltà di trovare candidati idonei, il concorso per i 2.736 funzionari amministrativi della PA centrale, per cui si attende la pubblicazione delle graduatorie così come per il concorso per 1.541 profili professionali per l'Ispettorato del lavoro; il concorso per 1.502 assistenti alla fruizione museale, per cui ancora non si sono svolti gli orali, nonostante siano passati oltre due anni dalla pubblicazione del bando".

"L'anno scorso ci sono state solo 20 mila assunzioni, ma nei prossimi tre anni andranno via 676 mila dipendenti non si può procedere con questo ritmo. - ribadisce Serena Sorrentino, segretaria generale Fp Cgil - Sono stati assunti anche 32 mila precari, ma si tratta di persone che già lavoravano per la Pa. Noi abbiamo suggerito di assorbire i vincitori di concorso delle graduatorie, sono 86 mila, sarebbe già un passo in avanti. Non c'è solo il Pnrr: nei Comuni mancano gli assistenti sociali, i dipendenti dell'anagrafe. E' inutile parlare di digitalizzazione se non si riesce ad avere una carta d'identità in tempi ragionevoli, e i pochi impiegati devono spostarsi nei vari municipi o nei vari Comuni per garantire a tutti un servizio minimo".

Anche la formazione è ancora ferma a 1,2 giornate di media nel 2021, rileva il rapporto FPA, problema di cui il ministro della Pa Renato Brunetta è consapevole, e infatti ha appena lanciato un nuovo programma che include agevolazioni e programmi su misura per chi vuole andare all'Università. "Per come è strutturata oggi, con il minimo storico di dipendenti, alta anzianità, scarse competenze digitali e manageriali, la macchina pubblica rischia di non riuscire a spendere in maniera efficace e nei tempi richiesti gli oltre 300 miliardi di euro di risorse tra Pnrr e Fondi strutturali 2021-2027, - afferma Gianni Dominici, direttore Fpa - se si pensa che nel periodo 2014-2020 l'Italia è stata capace di assorbire solo il 44% dei fondi europei contro una media europea del 55%, e adesso dovrebbe avere una capacità di spesa dieci volte superiore rispetto a quella dimostrata negli ultimi sette anni".