Saipem crolla in Borsa: prezzi materie prime e ritardi nelle consegne affossano i conti. Appello ai soci Eni e Cdp
di Luca Pagni , di Luca PagniMILANO - Saipem di nuovo nella tempesta. La società di ingegneria crolla in Borsa dopo la revisione dei conti per il 2024 decisa da un consiglio di amministrazione straordinario tenuto nel fine settimana: conti in rosso per il 2021, fatturato sotto le previsioni per oltre un miliardo di euro e appello ai soci Eni e Cdp per un'urgente iniezione di liquidità. Risultato: a inizio di contrattazioni, i titoli non riescono a fare prezzo e accusano un teorico meno 24%.
In sostanza, Saipem è stata colpita in pieno dal rialzo delle materie prime e dai ritardi della logistica a livello globale. In sostanza, paga troppo i materiali per l'attività di ricerca e produzione nei giacimenti di gas e petrolio in giro per il mondo, mentre i tempi lunghi delle consegne di materiali e tecnologia frenano i cantieri delle rinnovabili.
L'allarme è arrivato prima dell'apertura dei mercati con una nota della società. Nel fine settimana si è tenuto un consiglio di amministrazione straordinario in cui l'amministratore delegato Francesco Caio (ex manager di Indesit, Poste e Alitalia) ha spiegato la necessita di rivedere le previsioni sul bilancio che verrà a breve presentato al mercato.
La revisione avviata da Saipem in previsione dei risultati dell'andamento delle commesse acquisite negli anni scorsi, ha messo in evidenza un "significativo deterioramento dei margini economici a vita intera di alcuni progetti relativi all'E&C Onshore e all'Offshore wind con conseguente effetto sui risultati economici consolidati", evidenzia Saipem nella propria nota.
A corredo della propria decisione, Saipem ha fatto sapere agli investitori cosa dovranno aspettarsi e cosa è cambiato rispetto a quanto comunicato a ottobre con i risultati dei primi nove mesi: "L'ebitda adjusted consolidato del secondo semestre 2021 in riduzione di circa 1 miliardo di euro; contrazione dei ricavi consolidati del secondo semestre 2021 da 4,5 miliardi di euro a 3,5 miliardi di euro. La previsione di aumento dei costi a vita intera sopra illustrata comporta una diminuita marginalità dei progetti che, per effetto dell'applicazione dei principi contabili internazionali, si riflette anche in una riduzione dei ricavi".
Secondo Saipem, "considerando anche minori volumi per costi rimborsabili (senza effetto sull'ebitda) e il rallentamento nell'avanzamento di alcune commesse per il protrarsi della pandemia, i ricavi consolidati del secondo semestre 2021 sono previsti a 3,5 miliardi di euro, rispetto all'outlook di circa 4,5 miliardi di euro. Risulta invece in miglioramento la posizione finanziaria netta a fine 2021, pari a circa 1,5 miliardi di euro rispetto all'outlook di circa 1,7 miliardi di euro".
Tutto ciò diventa un problema non da poco per i soci di riferimento di Saipem: Eni, che ha una quota del 30,5% e Cassa Depositi Prestiti con il 12,5%. Persino dalla reazione ufficiale si capisce che non se l'aspettavano e che avvieranno se non proprio una indagine qualcosa che ci assomiglia molto. Entrambe hanno fatto sapere che si stanno muovendo in coordinamento e che stanno "monitorando con attenzione la situazione" e svolgeranno "ogni propria valutazione rispetto alle tematiche e agli scenari che verranno presentati" da Saipem.
Agli osservatori più attenti non sono sfuggiti i movimento di mercato degli ultimi giorni: Saipem risultava la società più "shortata" a Piazza Affari. In pratica, gli investori avevano intuito le difficoltà e preso posizione al ribasso, per un totale del 4% del capitale.
Di sicuro, alla presentazione dei conti dei primi nove mesi dell'anno, la situazione appariva del tutto differente. Saipem aveva rilasciato un comunicato ottimista: "Nuovi contratti per 4,9 miliardi di euro assicurano una buona visibilità nel medio-lungo termine, sostenuta da una adeguata solidità finanziaria, grazie alla disponibilità di liquidità per 2 miliardi di euro e alla linea revolving inutilizzata da 1 miliardo di euro. I risultati risentono ancora del protrarsi della difficile situazione congiunturale causata dall’emergenza pandemica e dei rallentamenti legati a specifici progetti. Si registrano segnali di miglioramento nelle perforazioni, con un incremento della domanda e prospettive di pieno utilizzo della flotta. L’outlook per la seconda metà del 2021 prevede ricavi per circa 4,5 miliardi di euro".
Ora, l'amministratore delegato Francesco Caio dovrà spiegare se si tratta solo di far passare la tempesta dei prezzi delle materie prime e attendere che si sblocchino i ritardi nelle consegne oppure se occorre una revisione del piano industriale. Dovrà convincere i soci a sottoscrivere nuova finanza, ma soprattutto dovrà rassicurare i mercati. Non sarà assolutamente facile: il primo profit warnig risale al 2012, da allora ce ne sono stati almeno altri tre e altrettanti amministratori delegati hanno provato a rilanciare la società. La difficoltà maggiore sta nel cambiare modello industriale, spostandosi sulle nuove tecnologie legate alla transizione energetica. Invece, Saipem viene ancora percepita dal mercato come una azienda legata all'oil&gas.