Saipem, un manager da affiancare a Caio
di Andrea Greco , di Andrea GrecoMILANO - Gli azionisti forti di Saipem, il management (fragile) e i consulenti globali intensificano i lavori per avviare la manovra finanziaria che metta in sicurezza il blasone dell'ingegneria italiana, ammaccato dall'ennesimo allarme sugli utili - per un miliardo - lanciato lunedì.
Si lavora su due fronti: quello del debito, con un finanziamento da un miliardo da ristrutturare con le banche, e il capitale per colmare le perdite 2021, che il mercato stima in 2 miliardi, da appianare con un aumento attorno a 1,5 miliardi. Non è detto che la "manovra" la farà l'ad Francesco Caio, nell'occhio del ciclone per l'improvvisa inversione a U sulle stime. Eni e Cdp stanno pensando se affiancargli qualcuno che rafforzi la gestione, anche agli occhi del mercato.
MILANO - Gli azionisti forti di Saipem, il management (fragile) e i consulenti globali intensificano i lavori per avviare la manovra finanziaria che metta in sicurezza il blasone dell'ingegneria italiana, ammaccato dall'ennesimo allarme sugli utili - per un miliardo - lanciato lunedì.
Si lavora su due fronti: quello del debito, con un finanziamento da un miliardo da ristrutturare con le banche, e il capitale per colmare le perdite 2021, che il mercato stima in 2 miliardi, da appianare con un aumento attorno a 1,5 miliardi. Non è detto che la "manovra" la farà l'ad Francesco Caio, nell'occhio del ciclone per l'improvvisa inversione a U sulle stime. Eni e Cdp stanno pensando se affiancargli qualcuno che rafforzi la gestione, anche agli occhi del mercato.
Il rilancio non può tardare molto. Anche perché in Borsa la situazione resta precaria: Saipem, dopo oltre il 30% perso lunedì, martedì è scesa di un 1,26%, ieri di un altro 1,24% a 1,31 euro, al nuovo minimo storico con capitalizzazione di 1,34 miliardi. Valeva 22 miliardi, o 50 euro per azione, 10 anni fa. I due soci forti vogliono evitare che sprofondi ancora nella turbolenza. Già le premesse ci sono, essendo l'azione quella con più alta quota di capitale (5%) venduto allo scoperto a Piazza Affari. Solo il 23 febbraio, salvo anticipi delle agende, si sapranno i numeri esatti dei conti, da cui discenderà il rafforzamento finanziario.
Cercando di capire meglio quel che sta succedendo, ieri la Cdp, che ha il 12,5% di Saipem, ha riunito i consiglieri per un'informativa sul dossier. I rappresentanti del Tesoro e delle Fondazioni bancarie (socie di minoranza nella Cassa), avrebbero ricevuto una prima analisi, anche alla luce di quanto avevano appreso, nel cda Saipem di domenica, i due dirigenti che Cdp esprime nel cda: la responsabile dei rischi Alessandra Ferone e il direttore finanziario Pier Francesco Ragni.
Due "controllori" messi un anno fa in Saipem proprio per avere un monitoraggio accurato su un dossier che Saipem è un dossier in cui Cdp investì 900 milioni sette anni fa. Ma nel 2020 il pacchetto era già stato svalutato a 506 milioni, e nel bilancio 2021 con ogni probabilità sarà svalutato ancora (in Borsa la quota vale 170 milioni).
Solo dopo il rafforzamento finanziario di Saipem, al cui capezzale lavora già Rothschild, saranno decise le future strategie. Tra cui potrebbe esserci anche un'integrazione con Maire Tecnimont, la società di ingegneria della famiglia Di Amato che sempre più negli ultimi anni ha sottratto a Saipem commesse, dirigenti e competenze. Tre fonti hanno confermato a Reuters lo scenario anticipato da Repubblica martedì, e che un domani potrebbe far nascere, con regia Cdp, un polo dell'ingegneria italiana.