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Alverà: “Contro il caro energia stoccaggi comuni e una banca europea del gas”

L'amministratore delegato del gruppo Snam, Marco Alverà 
L'amministratore delegato del gruppo Snam rivela il progetto proposto dal sistema Italia al quale sta lavorando la Commissione a Bruxelles. Una infrastruttura che servirà sia come riserva strategica sia per calmierare i costi della materia prima
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ROMA - «Una banca centrale del gas europeo e un sistema di stoccaggi comuni». È questo il progetto a cui sta lavorando l’Europa, nato da un proposta del sistema Italia. Lo rivela Marco Alverà, amministratore delegato del gruppo Snam, leader in Europa delle infrastrutture del gas. Servirebbe siacome riserva strategica, sia per calmierare i prezzi. A Repubblica racconta come funzionerà.

L’Europa è nel pieno di una tempesta energetica, causata dai prezzi record del gas. Come se ne esce?

“Siamo indubbiamente in una situazione complessa: il prezzo medio del gas di questi mesi invernali si è attestato attorno ai 90 euro al megawattora, contro i circa 20 dello stesso periodo dell’anno scorso. E per fortuna le temperature fin qui miti ci stanno aiutando".

ROMA - «Una banca centrale del gas europeo e un sistema di stoccaggi comuni». È questo il progetto a cui sta lavorando l’Europa, nato da un proposta del sistema Italia. Lo rivela Marco Alverà, amministratore delegato del gruppo Snam, leader in Europa delle infrastrutture del gas. Servirebbe siacome riserva strategica, sia per calmierare i prezzi. A Repubblica racconta come funzionerà.

L’Europa è nel pieno di una tempesta energetica, causata dai prezzi record del gas. Come se ne esce?

“Siamo indubbiamente in una situazione complessa: il prezzo medio del gas di questi mesi invernali si è attestato attorno ai 90 euro al megawattora, contro i circa 20 dello stesso periodo dell’anno scorso. E per fortuna le temperature fin qui miti ci stanno aiutando".

A che cosa è dovuto?

“Da un lato abbiamo la produzione europea in calo e dall'altra ci troviamo di fronte a un aumento della domanda dall'Asia, dove è iniziato il passaggio dal carbone al gas. Solo la Cina, ogni anno, aggiunge una quota di domanda pari al fabbisogno di un paese quasi come la Francia. E questo proseguirà fino a oltre il 2040: per i cinesi e per il mondo è ottimo, perché si inquina di meno, ma le conseguenze sui prezzi sono quelle che vediamo".

Sta dicendo che una parte degli aumenti sono strutturali. Come può reagire l'Europa perché l'impatto sia il più possibile limitato?

"I 70 euro a megawattora di costi aggiuntivi dell'ultimo inverno significano che la bolletta del gas europea avrebbe avuto un aumento per circa 200 miliardi di euro ove tutto il mercato fosse approvvigionato ai prezzi spot, ai quali stimiamo possano aggiungersene altri 200 per il settore elettrico. La soluzione che come sistema Italia abbiamo proposto e di cui si discute in Europa passa attraverso un sistema di stoccaggi comuni del gas. Si possono fare acquisti comuni durante l'estate, quando i pezzi sono più bassi perché il mercato è tutto a nord dell’equatore e il gas si usa soprattutto per il riscaldamento: il gas immagazzinato può essere usato come riserva sia da utilizzare in caso di inverni rigidi, guasti o crisi geopolitiche, sia in caso di prezzi internazionali troppo alti, in particolare del GNL, il gas che viene spedito via nave e che determina il prezzo".

Come funzionerebbe il sistema degli stoccaggi comuni?"

Con un Consorzio che si occupi di acquistare il gas e lo stocchi nei depositi disponibili. Secondo i nostri calcoli, con un costo aggiuntivo di 2 miliardi di euro per utilizzare al meglio e ampliare la capacità di stoccaggio si potrebbe abbattere una parte importante degli extracosti di 400 miliardi di cui abbiamo parlato. Dobbiamo continuare ad adoperarci affinché anche la Cina acceleri una politica degli stoccaggi, in modo da evitare un’eccessiva concorrenza Europa-Asia per poche navi di GNL che, per come funziona il mercato, tirano su il prezzo per tutti con conseguenze a livello globale. I vantaggi non si fermerebbero qui: gli stoccaggi, oltre ad aumentare sicurezza e solidarietà energetica a livello europeo, accelerano la transizione perché potranno anche essere utilizzati per biometano e idrogeno, come sta dimostrando Snam. O per la cattura e il successivo riutilizzo della CO2".

Dalle prime discussioni a livello Ue non sembra che tutti i paesi europei siano d'accordo. Come superare gli ostacoli?

"Intanto, si può partire con chi ci sta. La Germania è favorevole, se partecipa la Francia ancora meglio. Vorrei ricordare che l'Europa è nata come comunità del carbone e dell'acciaio. Un patto che si può rinnovare ora che dobbiamo continuare a produrre acciaio ma sostituire il carbone con il gas, e presto con l’idrogeno e le rinnovabili. Quello che proponiamo è una sorta di Banca centrale del gas, una “riserva aurea” da mettere sotto terra. Non è difficile da realizzare: società come la Snam, che è il primo operatore Ue nello stoccaggio, si mettono insieme, con un regolamento stabilito  dalla Ue. Mentre i costi complessivi vengono ripagati dai proventi del gas che si vende d'inverno a prezzi più alti, benché calmierati, rispetto agli acquisti estivi a prezzi più bassi".

Se le discussioni sono in corso, quante possibilità ci sono che il progetto vada in porto?

"Se ne discute a livello di Commissione e Consiglio europeo. Era prevedibile che la soluzione non potesse arrivare per questo inverno in corso, ma il progetto è stato inserito nella revisione del "Gas package" della Ue, per cui potrebbe vedere la luce il prossimo anno".

Ha citato la Germania, come primo alleato. Ma è anche il Paese che diventerà il player più importante del gas in Europa una volta che si apriranno i rubinetti del Nord Stream 2 e potrebbe determinare i prezzi.

"Per questo è importante procedere assieme alla Germania. Siamo le due economie maggiormente votate all'export, siamo i paesi più manifatturieri e quindi energivori, dobbiamo entrambi uscire dal carbone, non abbiamo più il nucleare. Abbiamo problemi comuni che possiamo risolvere insieme anche lavorando in Nord Africa e Medio Oriente: inoltre, non possiamo avere uno spread sui prezzi del gas con la Germania. Il nostro sistema industriale avrebbe uno svantaggio competitivo che non può permettersi".

Per abbassare i prezzi sarebbe più utile raddoppiare la portata del Tap o le estrazioni in Adriatico?

"Tutto è utile. Dico solo questo: con le estrazioni possiamo arrivare a 7-8 miliardi di metri cubi all'anno, il Tap ha già oggi una capacità di 10 miliardi. Il Tap ha già dimostrato che con il suo ingresso sul mercato ha invertito in varie occasioni il differenziale di prezzo che l'Italia aveva con il nord Europa".

Biogas e idrogeno: se ne parla tanto, ma i progetti avanzano a rilento. Un po' come per le rinnovabili. Non è che si parla troppo dell'emergenza gas e in questo modo si rischia di rallentare la transizione?

 "Il biometano è fondamentale: è come se fosse combustibile fossile prodotto in casa ma è rinnovabile e circolare. Mi aspetto che vengano realizzati nuovi grandi impianti dove ci sono già siti produttivi in modo da riqualificare il territorio. E penso che anche gran parte dei piccoli impianti di biogas saranno convertiti a biometano. Diverso il discorso sull'idrogeno: a livello mondiale, in realtà, se ne sta parlando molto e ci sono progetti miliardari in arrivo. La nostra partecipata De Nora sta lavorando a un progetto da 2 gigawatt in Arabia Saudita per produrre idrogeno e la Germania sta prevedendo di importarne grandi quantità come alternative al nucleare e al diesel".

E in Italia, avete progetti?

"Abbiamo un piano da 23 miliardi al 2030 con molti investimenti previsti anche per trasportare e stoccare idrogeno. E assieme a De Nora a breve sceglieremo il sito dove realizzare la prima gigafactory italiana di elettrolizzatori".

Snam è interessata a partecipare al consorzio europeo per costruire grandi parchi solari ed elettrolizzatori nel nord Africa per portare idrogeno in Europa?

"Ci sono molti aspetti positivi in questo progetto. Lo spazio disponibile, i giorni di sole all'anno, collegamenti già esistenti tra le nostre infrastrutture. Inoltre, è un modo per legare politicamente i paesi del nord Africa all'Europa, garantire la loro transizione energetica in contesti di forte crescita demografica,  creare posti di lavoro e un mercato per esportare energia rinnovabile. E' una sfida complessa, ma che potrebbe garantire nuove risorse di energia verde a basso costo per l'Europa".