L'inflazione morde, i salari sono fermi: così la busta paga si impoverisce
di Valentina Conte , di Valentina ConteROMA - Il settore del legno si è mosso per primo, il 22 gennaio scorso, assicurandosi un ritocco agli incrementi salariali, già definiti dal contratto rinnovato il 19 ottobre 2020, adeguati alla super inflazione che erode le buste paga dei lavoratori. Il conteggio non avverrà - come da Patto della fabbrica del 2018 tra sindacati e Confindustria - sulla base dell'Ipca, indice statistico che registra le variazioni dei prezzi al netto della componente energetica, ma al suo lordo. Una svolta necessaria visto che due terzi della fiammata dei prezzi - +4,8% tendenziale registrato da Istat a gennaio su gennaio 2021 - sono proprio legati a elettricità e gas.
Parlare di Ipca non è un dettaglio, perché quell'indice viene già bollato, in casa di Cgil, Cisl e Uil, come "inadeguato, sottorappresentato". E in grado di condizionare tutti i tavoli di rinnovo contrattuale già aperti o che si apriranno quest'anno. Il Cnel co…
ROMA - Il settore del legno si è mosso per primo, il 22 gennaio scorso, assicurandosi un ritocco agli incrementi salariali, già definiti dal contratto rinnovato il 19 ottobre 2020, adeguati alla super inflazione che erode le buste paga dei lavoratori. Il conteggio non avverrà - come da Patto della fabbrica del 2018 tra sindacati e Confindustria - sulla base dell'Ipca, indice statistico che registra le variazioni dei prezzi al netto della componente energetica, ma al suo lordo. Una svolta necessaria visto che due terzi della fiammata dei prezzi - +4,8% tendenziale registrato da Istat a gennaio su gennaio 2021 - sono proprio legati a elettricità e gas.
Parlare di Ipca non è un dettaglio, perché quell'indice viene già bollato, in casa di Cgil, Cisl e Uil, come "inadeguato, sottorappresentato". E in grado di condizionare tutti i tavoli di rinnovo contrattuale già aperti o che si apriranno quest'anno. Il Cnel conta 622 contratti nazionali scaduti al 31 dicembre scorso, il 63% del totale. Di questi, 202 da oltre 5 anni e 42 da oltre 10 anni. Solo nel 2021 ne sono scaduti 138 e altri 122 andranno in scadenza quest'anno. Il tema inflazione tiene già banco nella piattaforma degli elettrici sottoposta dai sindacati alla parte datoriale: lì si chiedono 195 euro di aumento dei salari, con la clausola esplicita di adeguare la cifra ai rialzi inflazionistici. Presto la discussione su questo punto si aprirà anche nel commercio. E poi nel terziario, distribuzione e servizi (2 milioni e 440 mila lavoratori), il maggior contratto nazionale in fase di trattativa. A seguire energia e petrolio (40 mila addetti) e cemento. A giugno scade il contratto chimico-farmaceutico e quello gomma-plastico (350 mila lavoratori).
Gli stessi metalmeccanici che giusto un anno fa hanno firmato un rinnovo di contratto innovativo ora si trovano spiazzati. Lì c'era una clausola di salvaguardia, inserita d'intesa con Federmeccanica, che prevede un adeguamento al rialzo rispetto all'aumento siglato del 6,15% se l'inflazione scappa via. Inflazione misurata però sempre con il termometro dell'Ipca, al netto cioè dei beni energetici. Diventa ora un problema, se come prevede l'Upb (Ufficio parlamentare di bilancio) per quest'anno i prezzi saliranno del 3,6% o anche di più.
Se fin qui si erano privilegiati nuovi temi di trattativa - innovazione tecnologica e digitale, nuove professionalità, smart working, pari opportunità, partecipazione organizzativa - ora ritorna prepotente un tema antico. La vecchia inflazione che negli anni '90 drenava le paghe. Qualcuno torna a parlare di "fiscal drag", di recupero dell'erosione inflattiva dei salari: se i prezzi aumentano, i lavoratori sono più poveri. "Non c'è dubbio che ora l'inflazione sia un problema", ammette il presidente del Cnel Tiziano Treu. "Sin qui si riteneva temporanea, ora anche la Bce non la prende più come una fiammata. Dopo decenni di inflazione ferma e salari altrettanto immobili, sarà il tema di quest'anno per i contratti da rinnovare e per quelli già rinnovati. Per fortuna che la scala mobile non c'è più. Ma i meccanismi ora andranno rivisti".
I sindacati sono pronti a portare il tema all'attenzione del governo. Giulio Romani, segretario confederale Cisl, parla esplicitamente di "nuovo patto sociale, occorre definire una nuova politica salariale in questo Paese, siamo in momento di svolta storica che non può ridursi a interventi estemporanei". Anche Tiziana Bocchi, segretaria confederale Uil, ritiene che "il Patto della Fabbrica non regge più, l'Ipca va ridiscusso". Per Tania Scacchetti, segretaria confederale Cgil, tocca ora "capire come affrontare la nuova stagione contrattuale, non basta rafforzare solo i minimi tabellari per alzare gli stipendi: i contratti nazionali non devono essere strumenti che abbassano il potere d'acquisto dei lavoratori".
Confindustria però mette già le mani avanti. "Le imprese stanno già dando oltre il consentito, con il costo dell'energia balzato da 8 miliardi nel 2020 a 37 miliardi quest'anno", diceva il vicepresidente Maurizio Stirpe qualche giorno fa. "Parlare ora di aumentare i salari è solo una provocazione. Se si vuole aumentare il potere di acquisto dei lavoratori, si deve tagliare il cuneo fiscale e dunque il costo del lavoro. E impedire le rincorse salariali sui contratti".