MILANO - Dopo la Confindustria, si moltiplicano i campanelli d'allarme sull'andamento della ripresa nel breve periodo, dopo la galoppata del 2021. Le ultime indicazioni di prudenza, in una fase molto tesa per quel che riguarda l'andamento dei costi delle materie prime (energia in primis) e le strette delle Banche centrali arrivano dalla consueta Analisi dei settori industriali stilata da Intesa Sanpaolo e Prometeia.
Il manifatturiero viene da un forte recupero (+13.5% tendenziale per la produzione nel periodo gennaio-novembre) assottigliando al -1.2% il gap rispetto al corrispondente periodo 2019, che risulta decisamente inferiore a quello di Germania (-6.6%), Francia (-6.5%) e Spagna (-3.1%), ricostruiscono gli economisti. Il traino è arrivato sia dal mercato interno che dall'export, dove abbiamo battuto la concorrenza starniera: l'industria italiana si colloca su valori di export superiori al pre-crisi (+5% nel gennaio-ottobre rispetto al 2019, a prezzi correnti), insieme alla Spagna (+6%), davanti a Germania (+1.4%) e Francia (-5%). Ancor più forte è stata la crescita del fatturato fatturato (+23% tendenziale nel gennaio-novembre 2021, a valori correnti, +9.6% rispetto al 2019), che si spiega però anche con la fiammata dei prezzi.
A parte il Sistema Moda (-6% sul 2019), gli altri settori sono a livelli di fatturato superiori al pre-Covid, trainati da Metallurgia (+33.7% nel gennaio-novembre 2021, rispetto al 2019), Elettrodomestici (+23%), Intermedi chimici (+21.6%), Mobili (+14.9%), Prodotti e materiali da costruzione (+14.2%) e Prodotti in metallo (+14.1%).
Ma negli ultimi tempi qualcosa è cambiato: "Negli ultimi mesi del 2021 si è osservato un affievolimento della crescita diffuso, più o meno intensamente, a tutti i settori manifatturieri. La frenata è in parte fisiologica, per via del confronto con una seconda metà del 2020 di brillante recupero, ma sconta anche una maggiore incertezza, contestuale alla recrudescenza del virus e alle spinte rialziste sui prezzi dell'energia", dice il rapporto. "Le attese per il 2022 sono orientate verso una normalizzazione dei ritmi di crescita dell'industria italiana, in continuità con la fase finale del 2021. Gli indici di fiducia evidenziano segnali di stabilizzazione, pur confermandosi abbondantemente sopra la soglia espansiva. A fronte di un contesto di domanda interna ed estera che resta favorevole, le imprese segnalano ancora criticità nel reperimento di manodopera e materiali".
A preoccupare è "il rischio, indotto dalle attuali tensioni geopolitiche, del permanere di elevati prezzi del gas, con impatti rilevanti sulla bolletta energetica del manifatturiero italiano, strutturalmente più elevata rispetto alla media europea, anche a causa di una quota rilevante di energia elettrica generata da centrali a metano. Un aumento prolungato dei costi potrebbe generare pressioni sui listini di vendita in tutte le filiere produttive, condizionando la competitività dell'industria italiana sui mercati internazionali e frenando la ripresa dei consumi interni, già più lenta rispetto a quella sperimentata nei principali paesi europei".