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Pensioni, l'anticipo per gli edili non funziona: norma scritta male

La manovra ha previsto l'uscita con 32 anni di contributi per i lavoratori delle costruzioni, tra i più a rischio di infortunio e incidenti mortali. Ma l'Inps non riesce ad applicare la legge: l'assenza di codici Istat rischia di escludere i tanti operai inquadrati con contratti diversi, mentre il boom del settore abbassa gli standard di sicurezza
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ROMA - Se lo scopo era mandare prima in pensione i sessantenni che lavorano sopra le impalcature - e troppo spesso ci cadono - questo obiettivo rischia di essere clamorosamente mancato. Il motivo? La norma che riduce da 36 a 32 gli anni di contribuzione necessari agli edili per accedere all’Ape sociale a partire dai 63 anni di età, approvata sul filo di lana nella manovra di bilancio, è scritta talmente male che l'Inps non riesce a tradurla in una circolare applicativa.

Perché per la prima volta nella storia dell’Ape non ci sono indicazioni di codici Istat da abbinare alle mansioni edili gravose, come per tutte le altre categorie agevolate. Ma vengono inclusi tutti gli «operai edili come indicati nel contratto collettivo nazionale per i dipendenti delle imprese edili». Fa fede dunque il contratto, non il profilo professionale. Con il risultato che a parità di mansioni, uno stesso lavoratore può essere incluso nell’A…

ROMA - Se lo scopo era mandare prima in pensione i sessantenni che lavorano sopra le impalcature - e troppo spesso ci cadono - questo obiettivo rischia di essere clamorosamente mancato. Il motivo? La norma che riduce da 36 a 32 gli anni di contribuzione necessari agli edili per accedere all’Ape sociale a partire dai 63 anni di età, approvata sul filo di lana nella manovra di bilancio, è scritta talmente male che l'Inps non riesce a tradurla in una circolare applicativa.

Perché per la prima volta nella storia dell’Ape non ci sono indicazioni di codici Istat da abbinare alle mansioni edili gravose, come per tutte le altre categorie agevolate. Ma vengono inclusi tutti gli «operai edili come indicati nel contratto collettivo nazionale per i dipendenti delle imprese edili». Fa fede dunque il contratto, non il profilo professionale. Con il risultato che a parità di mansioni, uno stesso lavoratore può essere incluso nell’Ape agevolata e un altro no. È il caso proprio dei “ponteggiatori - ma anche dei coibentisti - che spesso sono border line, contrattualizzati come metalmeccanici e in quanto tali inclusi nella vecchia Ape sociale con 36 anni di contributi, ma esclusi in quella con 32 anni. Così a rischio il 10% dei lavoratori edili.

Ape sociale a rischio blocco

Non era questo il risultato che i sindacati e la commissione Damiano volevano raggiungere, riducendo il requisito contributivo per una categoria al top di tutti gli indici di rischio: infortuni, usura, malattia professionale, aspettativa di vita (più bassa di 6,8 anni), morti sul lavoro. La cronaca ne è purtroppo piena, specie da quando i bonus edilizi spingono i cantieri, non sempre coniugando velocità e sicurezza. Il pastrocchio normativo rischia ora di bloccare l’Ape sociale, l’anticipo pensionistico, per una categoria particolarmente fragile e purtroppo caratterizzata da carriere spesso in nero: di qui la difficoltà a raggiungere i 36 anni di contributi, attenuati a 32 (ma la proposta era di scendere a 30).

L’Inps avrebbe due strade: un’interpretazione estensiva e una restrittiva della norma. Nel primo caso dovrebbe ampliare il raggio di azione a tutte le figure che compaiono nel contratto nazionale degli edili, includendo nell’Ape sociale anche mansioni come i fabbri (ma ci sono anche cuochi ed educatori). Nel secondo caso, rimanere nell’ambito del mattone, ma essere rigorosi con quanti hanno contratti diversi da quello edile, al pari dei ponteggiatori che da qualche anno possono anche essere metalmeccanici, escludendoli.

Un Far West di contratti

Il cantiere è d’altro canto un tipico microcosmo italiano, ben avvezzo a sfruttare il dumping salariale grazie a un far west contrattuale da manuale. Si applica di tutto, dal contratto della logistica al multiservizi, al metalmeccanico, di volta in volta preferiti al contratto dell’edilizia perché più costoso. Uno dei tre gruisti morto a Torino aveva il contratto della logistica, ad esempio. Ma l’Ape sociale - pensato nel 2017 come strumento previdenziale, l’acronimo sta per Anticipo pensionistico - avrebbe l’obiettivo di proteggere e aiutare le categorie più deboli di lavoratori, come gravosi e disoccupati, favorendone il pensionamento. Non certo quello di creare disparità tra lavoratori, mettendo i contratti in competizione.

Solo 300 beneficiari

Una via c'era: estendere la categoria Istat 6.1 che include tutte le mansioni edilizie, a prescindere dal contratto applicato ai singoli lavoratori, come si è fatto in questi anni con l’Ape sociale standard. Quando invece la norma è spuntata nel maxiemendamento del governo al Senato, prima di Natale, conteneva i codici Istat per i ceramisti - anche questi agevolati con i 32 anni - non per gli edili. Non è ben chiara la ratio. Fatto sta che nella relazione tecnica la Ragioneria calcola in appena 300 i lavoratori - tra edili e ceramisti - beneficiati (la sola Cgil conta però 6-7 mila edili interessati). E altri nuovi 1.700 apisti in virtù dell’aggiunta di altre categorie di “gravosi” all’Ape (ma con i 36 anni di contributi). Un impatto modesto rispetto alle ambizioni. Per giunta ora a rischio.