Antonella Capaccioli, due società di famiglia per il nastro adesivo "all'acqua" che rispetta l'ambiente
di Patrizia Capua , di Patrizia Capua“L’azienda l’ho fondata per ambizione personale e per creare posti di lavoro. Vorrei poterlo fare per tanti perché come ha appena ricordato il presidente Mattarella, il lavoro è dignità”. Scelta coraggiosa: Antonella Capaccioli ha deciso di fare l’imprenditrice. E ci è riuscita. Certo non è il momento migliore per gli operatori dell’economia italiana, e quindi anche per le sue due aziende di nastri adesivi per scuole, uffici e industria, pioniere del solvent free, adesivo senza solvente.
Il caro bollette e la mancanza di materie prime stanno pesando sulle attività delle società Fralex e Mac Autoadesivi, con sede in Toscana, nel comune di Capraia e Limite, a una ventina di chilometri da Firenze. Due realtà produttive di prima grandezza nel mercato europeo dei nastri adesivi per il settore packaging, grazie allo sviluppo di prodotti a marchio proprio oppure di private labels. Rispettivamente cop…
“L’azienda l’ho fondata per ambizione personale e per creare posti di lavoro. Vorrei poterlo fare per tanti perché come ha appena ricordato il presidente Mattarella, il lavoro è dignità”. Scelta coraggiosa: Antonella Capaccioli ha deciso di fare l’imprenditrice. E ci è riuscita. Certo non è il momento migliore per gli operatori dell’economia italiana, e quindi anche per le sue due aziende di nastri adesivi per scuole, uffici e industria, pioniere del solvent free, adesivo senza solvente.
Il caro bollette e la mancanza di materie prime stanno pesando sulle attività delle società Fralex e Mac Autoadesivi, con sede in Toscana, nel comune di Capraia e Limite, a una ventina di chilometri da Firenze. Due realtà produttive di prima grandezza nel mercato europeo dei nastri adesivi per il settore packaging, grazie allo sviluppo di prodotti a marchio proprio oppure di private labels. Rispettivamente coprono la linea consumer per supermercati, grande distribuzione, uso scolastico e uso ufficio, e la linea industriale per la chiusura di cartoni e nastri speciali. Costituite tra il 1987 e il 1994, le due industrie manifatturiere contano oggi 70 dipendenti, ricavi per 41 milioni di euro e un indotto di 30 persone. Socia al 50 per cento con il marito Carlo Gigante, ex carrozziere, Antonella Capaccioli è ceo di Mac mentre lui lo è di Fralex.
Da un brand è nato l’altro. La sinergia con Mac Autoadesivi ha portato Fralex a specializzarsi nel taglio e confezionamento di nastri adesivi acrilici a base acqua, una tecnologia giovane negli anni Novanta, poco diffusa e allora con un mercato ancora in via di sviluppo sia per le materie prime che per i clienti. La produzione di rotoli trasparenti, completamente privi di solventi o sostanze dannose, ha fatto sì che questa scelta, in principio rischiosa perché troppo avanti per quel mercato, diventasse oltre che un successo il segno distintivo dell’impresa.
Sposata nel 1995 dopo diversi anni di convivenza, l’imprenditrice ha una figlia di 26 anni, Caroline che lavora con lei e si occupa della parte commerciale Italia, e una nipotina di cinque mesi, Zora, che ha preso il nome della nonna materna. “È un nome dei paesi dell’Est; mio nonno, Sguerri Umberto, è stato un famoso partigiano”. Un nipote è al controllo qualità. Poche le donne in produzione, ce ne sono molte di più negli uffici. “Abbiamo rinunciato ad acquistare tre linee di imballo automatiche perché diamo commesse fuori della fabbrica, a due cooperative di ragazzi disagiati a cui siamo molto affezionati. Vederli all’opera è una soddisfazione, e quando tardiamo a mandare lavoro si disperano. Un sorriso di questi ragazzi vale un tesoro”. Legata al territorio, l’imprenditrice ha voluto essere anche sponsor ufficiale della società canottieri di Limiti, la più antica d’Italia.
In Confindustria Firenze Capaccioli è presidente della sezione Chimica, Gomma e Plastica. Fa una lunga lista della crisi che sta vivendo l’apparato produttivo del suo settore. “L’anno scorso abbiamo avuto l’indisponibilità delle materie prime, la plastica, la chimica, i componenti meccanici ed elettronici. Se si ferma un impianto e non abbiamo scorta di ricambi, i fornitori dicono: non so quando e come ti consegno”.
Schede elettroniche, elettrovalvole, azionamenti sono alcuni dei pezzi che si fatica a trovare sul mercato. “Noi, ad esempio, abbiamo avuto un guasto alla ripartenza del 3 gennaio, fortunatamente avevamo i ricambi in magazzino che, soprattutto se sono pezzi importanti, va subito rifornito. Stavolta non è stato possibile perché tutto arriva dai mercati asiatici, e questo è il risultato di una strategia scellerata delle multinazionali che da venti anni hanno dislocato laggiù moltissime attività. Ora stanno tornando un po’ indietro, tuttavia ci vorrà del tempo. Il problema è di ogni azienda che ha impianti, ma può riguardare anche il versante domestico”.
L’anno scorso Capaccioli è riuscita a rispettare le consegne, quest’anno è in ritardo perché su 70 addetti una media di 2-3 persone al giorno è a casa per il Covid. “Per adesso il lavoro c’è, anche se tutta l’Europa sta soffrendo di Omicron. Nei paesi dell’Est che non hanno curato molto il fattore vaccini e persino in Germania, ci sono chiusure perché manca il personale. Mentre in Inghilterra vanno a lavorare col virus. Ma lì c’è anche il nodo Brexit. Chi spedisce via camion riesce a consegnare, chi lo fa via container corre il rischio che le merci restino tre o quattro settimane nei porti, perché le imprese britanniche hanno mandato via tutti gli autisti stranieri”.
Nata e cresciuta a Carmignano, in provincia di Prato, 64 anni fa, Antonella Capaccioli, carattere forte e volitivo, ha scelto il liceo linguistico con l’ambizione di girare un po’ il mondo. “Vengo da una famiglia molto modesta, i miei genitori facevano tomaie intrecciate, erano piccoli artigiani. Avevo un fratello che è mancato vent’anni fa. Lavoravo e studiavo per pagarmi la retta della scuola. Ho fatto alcuni stage in Inghilterra e in Germania”.
Il primo lavoro vero e proprio che le viene offerto è in un’azienda che produceva nastri adesivi, a Empoli. “Sono diventata export manager anche perché parlavo molto bene il tedesco e l’inglese. Dopo un po’ di anni, nel 1987, mi è presa l’ambizione di fare qualcosa di mio. Con un investimento contenuto Fralex è nata in un garage; compravamo grossi rotoli di nastro adesivo e li tagliavamo per la scuola e per l’ufficio. Il primo magazzino a Limiti sull’Arno. Nel 1994 abbiamo deciso di produrre invece di trasformare. Il nastro è composto da uno strato di pellicola e da uno di adesivo. Per realizzarlo abbiamo acquistato una spalmatrice e una delle prime taglierine per prodotti industriali. Nel 2000 ci siamo attrezzati con un secondo impianto e taglierine più moderne. Nel 2008 abbiamo acquistato un altro macchinario”.
Da subito l’imprenditrice e suo marito hanno fatto una scelta ecologica puntando sull’adesivo all’acqua, senza solvente, nel rispetto della natura. “Mi chiedevano perché all’acqua, costa di più all’acqua. Ci siamo ispirati all’americana Rohm and Haas, acquistata poi nel 2008 dal gruppo Dow, loro erano più avanti di noi, ma siamo stati i primi a crederci. Oggi abbiamo tre linee di spalmatura, tutte e tre all’acqua. Questo nel tempo ci ha premiato, è un prodotto del futuro e fa meno danni all’ambiente. Esportiamo in tutta l’Europa”.
L’export delle due società è pari all’85-90 per cento del fatturato. “Rispetto all’anno scorso le materie prime hanno registrato aumenti del 200/220 per cento. La nostra materia base, la plastica, viene per una buona parte da Italia, Portogallo, Bulgaria e qualcosa dalla Russia. I costi erano fino a poco tempo fa 1,25 euro al chilo, in marzo arriveremo a 2,75 euro al chilo. Vendiamo nei paesi del Nord, Finlandia, Danimarca, ma il mercato principale per noi era e rimane la Germania. Loro preferiscono concentrarsi su produzioni ad alta tecnologia perché garantiscono un margine di guadagno maggiore e lasciano le cosiddette commodity agli altri”. In Italia l’industria di Capaccioli ha una decina di competitor, quattro operano nella sua stessa area geografica, nel complesso coprono l’80 per cento della produzione europea.
Tutti sono impegnati nella lotta al caro bollette. Confindustria Firenze ha promosso numerose iniziative. “Siamo andati al Mise a Roma, abbiamo proposto di togliere gli oneri di sistema per le aziende energivore. Non basta. C’è il costo del gas che è arrivato anche a 150 euro al metro cubo. Insostenibile. Parlavo con un cliente danese, loro hanno le pale eoliche sullo stretto di fronte alla Svezia, ma a noi per esempio i pannelli solari non vanno bene perché un’azienda come la nostra lavora 24 ore al giorno. Questi sistemi sono adatti agli uffici e ai negozi. Avevamo pensato ai generatori a metano, ma anche questa soluzione non risolve. Molte aziende hanno spento i forni, per esempio quelle delle mattonelle a Sassuolo. Stiamo cercando di reagire a questi aumenti, erodendo i nostri margini, a volte ce la facciamo, altre volte no. Con gli aiuti siamo a zero. Abbiamo avuto qualche finanziamento a tasso agevolato, ma quelli lasciamoli a settori più disgraziati di noi, moda e turismo. Nel 2020 tutte le industrie italiane hanno speso otto miliardi di euro per l’energia, nel 2021 sono saliti a 21 miliardi, nel 2022 saranno 37 miliardi se continua questo trend. Confindustria Toscana convoca riunioni e comitati. Il nostro presidente regionale Maurizio Bigazzi ha 80 anni e la forza di un 30enne, sta combattendo come un leone. Ha un pastificio ma tiene a tutte le aziende del territorio”.
La sfida di domani per Antonella Capaccioli sarà quella di creare prodotti sempre più ecologici, per esempio carta riciclata con adesivo all’acqua. “Piano piano arriverà anche negli uffici e nella linea grande distribuzione. Ci sono anche altri progetti in corso, ma fanno parte dei segreti”.
Quando non lavora ogni tanto si ricorda di andare al mare più vicino, Castiglioncello. Il Covid ha abolito le cene con gli amici e i viaggi. “A quelli lunghi sono un po’ allergica, preferisco Napoli, Palermo, Lago di Garda. All’estero ci andavo spesso per lavoro, oggi si fa tutto in call, un po’ perché abbiamo paura e un po’ perché non ci ricevono. Per fare sport vado in palestra, leggo tantissimo, mi sono armata di Kindle, l’ultimo è un libro su Enrico VIII. Mi piace la Germania, con i tedeschi mi intendo, col tempo riescono a diventare amici fedeli, non molto allegri ma sinceri, onesti di indole come danesi e finlandesi. Noi, gli spagnoli e i francesi siamo più furbacchioni”.
La ripresa economica c’è stata ma nessuno si aspettava la batosta dei rincari. “Sono abituata a vivere in tutte le situazioni, gli imprenditori si devono dar da fare. Cerchiamo anche noi di ottimizzare i costi, dal cambio delle caldaie ai compressori di minor consumo. Conto molto sulla resilienza del popolo italiano. Abbiamo passato la crisi del 2009, non sono stati anni facili, si era fermata tutta l’Europa, supereremo anche questa. Siamo pessimisti a parole ma poi ci rimbocchiamo le maniche e andiamo avanti”.