Ex Ilva, la maggioranza sconfessa il governo: non avrà i 575 milioni delle bonifiche
di Giuliano Foschini , di Giuliano FoschiniBARI - Acciaitalia, la società che oggi gestisce l'ex Ilva, non avrà i 575 milioni destinati alle bonifiche come il Governo gli aveva promesso. L'emendamento che lo prevedeva - e che tante polemiche aveva creato - è saltato nella notte nel corso della commissione Bilancio che discuteva delle modifiche al Milleproroghe, nonostante il ministro Giancarlo Giorgetti avesse chiesto di mantenerlo. Governo sotto, quindi. E anche malamente: a votare per far saltare il provvedimento sono stati tutti i partiti, con favorevoli soltanto Lega e Fratelli d'Italia.
Fino all'ultimo in realtà si è tentata una mediazione, portata avanti con fatica dall'ex ministro del Partito democratico, Francesco Boccia. Ma è fallita davanti alle richieste dell'azienda e al muro dei partiti, in una situazione resa ancora più complessa dal fatto che a Taranto è cominciata la campagna elettorale per le elezioni amministrative. La questi…
BARI - Acciaitalia, la società che oggi gestisce l'ex Ilva, non avrà i 575 milioni destinati alle bonifiche come il Governo gli aveva promesso. L'emendamento che lo prevedeva - e che tante polemiche aveva creato - è saltato nella notte nel corso della commissione Bilancio che discuteva delle modifiche al Milleproroghe, nonostante il ministro Giancarlo Giorgetti avesse chiesto di mantenerlo. Governo sotto, quindi. E anche malamente: a votare per far saltare il provvedimento sono stati tutti i partiti, con favorevoli soltanto Lega e Fratelli d'Italia.
Fino all'ultimo in realtà si è tentata una mediazione, portata avanti con fatica dall'ex ministro del Partito democratico, Francesco Boccia. Ma è fallita davanti alle richieste dell'azienda e al muro dei partiti, in una situazione resa ancora più complessa dal fatto che a Taranto è cominciata la campagna elettorale per le elezioni amministrative. La questione nasce dalla richiesta dell'azienda, e del suo presidente Franco Bernabè, di utilizzare più di mezzo miliardo destinato ai commissari straordinari per le bonifiche.
"In sostanza - avevano attaccato i parlamentari, a partire dall'ex sottosegretario alla presidenza del consiglio, il tarantino Mario Turco - si tolgono soldi ai tarantini per darli ad Acciaitalia". L'ex Ilva aveva spiegato che quei fondi sarebbero stati utilizzati per velocizzare il processo di decarbonizzazione ma in realtà modi e tempi avevano fatto credere a tutti che fosse una maniera per immettere liquidità nelle casse dell'azienda.
Che, nonostante la situazione florida del mercato dell'acciaio, sta molto soffrendo. La mediazione che si era tentata era di consegnare all'azienda una parte dei 717 milioni dati in dotazione ai commissari straordinari, ma non ancora impegnati per interventi specifici: si trattava di circa 150 milioni, ma alla fine l'accordo non è stato chiuso perché non si è riusciti a trovare la quadra su come questi soldi dovessero essere spesi. Sul tavolo c'era, tra le altre cose, il necessario parere della Regione sull'impiego dei fondi che però non piaceva ai 5 Stelle.
La bocciatura dell'emendamento apre, a questo punto, due enormi problemi. Il primo è politico: il Governo è andato sotto, alcuni deputati ex 5 Stelle chiedono addirittura le dimissioni di Giorgetti, nel Pd c'è grande imbarazzo perché da un lato sono assai seccati dalle modalità con cui l'emendamento è stato presentato (senza condivisione con i gruppi), dall'altro sanno che la questione è delicata. Delicata - e veniamo al secondo problema - perché l'azienda ha bisogno di liquidi. Dovrebbe dunque intervenire ancora una volta lo Stato, per il tramite di Invitalia che è entrata nel capitale. Ma il percorso non è affatto agevole.