Paola Benatti, tra nutraceutici e cosmetici nel polo di Alfasigma: "Gli integratori? Non sono una moda"
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaSi fa presto a dire zenzero. Questa pianta dal potere antinfiammatorio, che favorisce la digestione, allevia la nausea, contribuisce a prevenire raffreddore e influenza, può essere un toccasana, ma se non viene usata nel giusto dosaggio è come bere acqua fresca. E quanti prodotti naturali sono fuffa o addirittura nocivi se non impiegati con un uso corretto? Risponde a questa domanda con il suo lavoro Paola Benatti, responsabile di ricerca e sviluppo degli integratori alimentari, i nutraceutici, e cosmetici, medical device e medical food di Alfasigma, polo farmaceutico internazionale a capitale italiano nato dalla fusione nel 2015 tra due storiche realtà pharma, Sigma-Tau, fondata dall’imprenditore Claudio Cavazza, e Alfa Wassermann, della famiglia Golinelli.
Oggi Alfasigma è tra i principali player del settore con filiali e distributori in 90 paesi nel mondo. L’azienda impiega tremila dipendenti di cui più della metà in Italia sud…
Si fa presto a dire zenzero. Questa pianta dal potere antinfiammatorio, che favorisce la digestione, allevia la nausea, contribuisce a prevenire raffreddore e influenza, può essere un toccasana, ma se non viene usata nel giusto dosaggio è come bere acqua fresca. E quanti prodotti naturali sono fuffa o addirittura nocivi se non impiegati con un uso corretto? Risponde a questa domanda con il suo lavoro Paola Benatti, responsabile di ricerca e sviluppo degli integratori alimentari, i nutraceutici, e cosmetici, medical device e medical food di Alfasigma, polo farmaceutico internazionale a capitale italiano nato dalla fusione nel 2015 tra due storiche realtà pharma, Sigma-Tau, fondata dall’imprenditore Claudio Cavazza, e Alfa Wassermann, della famiglia Golinelli.
Oggi Alfasigma è tra i principali player del settore con filiali e distributori in 90 paesi nel mondo. L’azienda impiega tremila dipendenti di cui più della metà in Italia suddivisi in cinque sedi: a Bologna il centro direzionale e a Milano la sede della divisione internazionale, mentre a Pomezia, a sud di Roma, ad Alanno, vicino Pescara, e a Sermoneta, in provincia di Latina, ci sono i siti produttivi. Noto per Biochetasi, Neoborocillina, Dicloreum, Normix, Yovis, prodotti storici, medicinali affermati e usati da milioni di italiani, il gruppo Alfasigma ha un fatturato consolidato nel 2021 di un miliardo e 33 milioni di euro. Core business farmaceutico e grande impulso a tutto il comparto degli integratori nutraceutici e medical food, che incide sui ricavi nel consuntivo 2021 per il 14,7 per cento, con 11 milioni di confezioni vendute. L’apripista è il farmaco, ma con gli integratori l’azienda vende in Italia e in Spagna Olanda, Germania, Francia, Belgio, Svizzera, Europa dell’Est, con l’obiettivo di internazionalizzare sempre più tutti i prodotti.
Nata a Reggio Emilia il 12 maggio del 1960, Paola Benatti a cinque anni è andata a vivere a Rieti dove la famiglia si era trasferita per il lavoro del papà all’Ispettorato forestale. Dopo il liceo scientifico si è spostata a Roma, e alla Sapienza si è laureata in Chimica e tecnologia farmaceutica. “Ero una secchiona e ho preso la seconda laurea in Farmacia e l’abilitazione alla professione”. Con una borsa di studio dell’Angelini farmaceutici rimane a studiare per un anno all’università, poi suo malgrado se ne allontana, e poco dopo riceve un’offerta di lavoro per il controllo di qualità biologico all’Istituto chimico internazionale Giuseppe Rende. “Un primo passo, ma il mio pallino era la ricerca. Da Sigma-Tau mi chiedono di entrare nel loro laboratorio a Como. È stata una decisione sofferta, andare lassù all’epoca era un viaggio, un vero distacco dai miei genitori e da mio fratello che ora fa l’ingegnere. Loro però mi hanno incoraggiata e sostenuta. Una volta deciso, sono partita carica di speranze, avevo 28 anni. A Como ho conosciuto un romano di Roma, Stefano, che lavorava lì in Banca d’Italia. Siamo tornati dopo dieci anni in tre, perché nel 1992 è nata Francesca”.
La figlia oggi segue le sue orme, studia Scienze farmaceutiche. “Le dicevo fai come papà, lavora in Banca d’Italia, ma lei replicava: papa è grigio, tu torni a casa sempre carica di entusiasmo. Allora figlia mia buona fortuna”. Fin dall’inizio Paola Benatti si è occupata di ricerca farmacologica, partendo dai centri di laboratorio che Sigma-Tau aveva a Milano negli anni Novanta. Una volta a Roma il suo posto fino al 2007 è stato nella direzione scientifica della sede di Pomezia, dove oggi lavorano 650 persone, a studiare e progettare nuovi farmaci. Poi una riorganizzazione interna. La manager capisce che dalla sua nuvoletta di ricercatrice è necessario passare a una maggiore concretezza. Deve fare esperienza nel marketing internazionale col supporto di corsi di comunicazione per tradurre la teoria in messaggi chiari e utili a vendere il prodotto. “Lo sforzo è stato quello di dare contesto rigoroso e scientifico a ciò che il marketing voleva dire con una frase. Poche parole ma ben ponderate”. Nel 2011 però su Sigma-Tau piomba la crisi. La morte di Cavazza, fondatore e imprenditore illuminato, i licenziamenti, la cassa integrazione: anni molto dolorosi.
Nel 2015 c’è la fusione con i Golinelli, bolognesi anche loro, attenti all’arte e alla cultura, tanti punti in comune nella storia industriale ma anche molte diversità. “Con Alfasigma io resto a Pomezia, altri si trasferiscono a Bologna”. Benatti abbandona il pharma e si concentra nel settore nutraceutici, un universo di estratti botanici, sali minerali, vitamine. “Questo mondo è bellissimo se vissuto con tanta serietà, e poter fare prevenzione riempie di soddisfazione. È chiaro che dobbiamo adoperare formule semplici, essenziali, documentate. Non si può rischiare di interferire con l’azione di un farmaco”. Il settore degli integratori alimentari, nonostante la crisi degli ultimi due anni, i costi elevati dei prodotti, continua a crescere a due cifre.
La moda degli integratori? “Parlarne in questi termini mi fa venire la pelle d’oca. È vero, un prodotto costa 25,30 euro e dura un mese. Eppure sta funzionando. I consumatori capiscono che non bisogna arrivare a 250 di colesterolo e poi prendere le statine. È meglio provare qualche anno senza il farmaco, con i medical food e gli integratori ritardiamo il momento in cui se ne inizia l’assunzione e se si riesce a modellare bene l’attività fisica con una corretta alimentazione e altro, si può anche non arrivarci”. Impegno etico e rigoroso.
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I nutraceutici firmati Alfasigma vengono seguiti e, senza alcun tipo d’obbligo di legge, monitorati con una sorta di nutrivigilanza sulla selezione delle materie prime, il dosaggio, la fonte. “Dalla Cina viene di tutto, bisogna fare attenzione per poter dire che un prodotto è sano. La mia mission è svilupparli in modo inconfutabile. Se non è sufficiente la letteratura facciamo studi ad hoc. Si investe molto in verifiche sugli impianti industriali e controllo qualità, al pari dei farmaci, perché abbiamo un nome da difendere, persino il dentifricio deve tutelare il nome, non voglio rovinare l’immagine aziendale per un articolo che non funziona. I nostri integratori sono venduti soltanto in farmacia e come interlocutori abbiamo medici di base, specialisti e farmacisti. C’è l’integratore che passa per il cardiologo, per il medico di famiglia, per il ginecologo e poi quelli presentati direttamente al farmacista che sono già nelle corde del consumatore come il Biochetasi o la Dermon, una linea storica dermocosmetica per la cura del corpo, pioniera in formulazioni skincare d’avanguardia, che abbiamo rivisitato e rilanciato di recente. La formula è stata resa essenziale, riducendo gli eccipienti e inserendo ingredienti innovativi per renderla batteriostatica e battericida”.
A Pomezia si lavora e si studia mentre la produzione è affidata a terzisti. “Mi sono sempre occupata di carnitine, molecole endogene che entrano nel mitocondrio e sono la centrale elettrica dell’energia. L’organismo muore senza carnitina o ha una pessima qualità di vita, e allora bisogna intervenire con un farmaco o se è possibile con un integratore. Il mio maestro è stato il dottor Menotti Calvani, direttore scientifico di Sigma-Tau, uno dei padri della carnitina. Ha capito l’importanza di questa molecola, ha studiato come sintetizzarla, come renderla farmaco. Questa mia conoscenza mi ha aiutato tantissimo nell’attività attuale. So che è possibile ristabilire un equilibrio organico con un prodotto non pharma a livello gastrico, metabolico, dermatologico, in qualunque distretto dell’organismo con un sistema che rispetti al 100 per cento la fisiologia”.
Prodotti nuovi contro l’infiammazione intestinale, sono l’ultima frontiera del laboratorio di Pomezia. “Ci sono forti investimenti sulla linea gastro che ha un filone storico con il Normix e perché un buon integratore si abbina molto al farmaco. I probiotici trovano il favore del consumatore, la comunità scientifica è convinta del prodotto, il marketing cavalca l’onda sulla richiesta di mercato”. Il gruppo di lavoro di Paola Benatti è formato da cinque donne. “Il bello è questo: ci si trova, non è stata una scelta. Sono soddisfatta, questo team conferisce tanta creatività per differenziarci dai competitor che sono molto aggressivi”. C’è una ventina di progetti in sviluppo di nuovi integratori da mettere in pista. “Nel corso della giornata, per saltare da un programma all’altro ci vuole elasticità. L’integratore deve essere pensato e messo in commercio in fretta, un anno e mezzo massimo, il tempo è fattore critico, sennò diventa vecchio. Lanciare un prodotto vuol dire presentarlo agli informatori, abbiamo fatto webinar, mi occupo anche della formazione. Se il marketing mi dice voglio mettere quell’ingrediente che molti conoscono, ma la letteratura in materia non lo supporta, io non lo metto. Tanti estratti botanici non danno garanzie o vengono utilizzati in dosaggi sbagliati. Lo zenzero, per esempio, fa effetto a un grammo al giorno ma gli integratori in commercio hanno tutti misure inferiori perché pizzica e mascherare non è facile. Altri ingredienti sono più costosi, o li metto nella giusta quantità o niente. La moda paga poco, vale il riacquisto, non la prima vendita”.
Paola Benatti vive nella zona dei Castelli romani, a Grottaferrata, nell’immediata periferia della capitale, “da lì si vede tutta Roma, sotto la cappa di smog. Se ne prende il bello”. Appassionata di viaggi, Sri Lanka, Maldive, il Nord Europa, scenari fantastici. “Prima del Covid per l’estate 2020 avevamo organizzato la Namibia. Abbiamo una villettina al mare a Montalto di Castro. in un comprensorio in mezzo a un grande parco. Gli amici, mio fratello, figli, nipoti, tutti i fine settimana da aprile a ottobre, chiacchiere, gite, cene. Siamo stati fortunati. Magari il mare non è il massimo, ma la buona compagnia fa tanto, è stato molto divertente. In cucina sono una frana, ma mio marito fa corsi di chef, risotti, grandi arrosti. Da giovane giocavo a basket, ora cammino moltissimo d’estate, in Alto Adige, passeggiate lunghe anche venti chilometri. Per la lettura ho poco tempo, la sera lavoro anche dopo cena, fino a mezzanotte. Ma se riesco scelgo i libri storici, prima pensavo fosse roba da vecchi”.