Arriva l'anagrafe dei dipendenti pubblici: "Titoli e competenze in un unico database"
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - Una grande Anagrafe digitale che raccolga tutte le informazioni utili su ognuno dei 3 milioni e 200 mila dipendenti pubblici italiani e che permetta di valorizzarne le competenze. Un progetto che risale ad oltre cinque anni fa e che è rimasto a lungo lettera morta, e che adesso, visto che è stato inserito tra gli obiettivi del Pnrr, dovrebbe finalmente vedere la luce. A rilanciarlo, cogliendo di sorpresa i sindacati, un articolo del decreto bollette varato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri.
La norma lo definisce come "un censimento permanente che si avvale della base dati del personale della Pa istituita presso il ministero dell'Economia e che sarà fondamentale per completare la digitalizzazione del settore pubblico", e dà 30 giorni di tempo (dall'entrata in vigore del decreto legge) al ministro per la Pubblica Amministrazione insieme a quello dell’Economia e delle Finanze per adottare un provvedimento che stab…
ROMA - Una grande Anagrafe digitale che raccolga tutte le informazioni utili su ognuno dei 3 milioni e 200 mila dipendenti pubblici italiani e che permetta di valorizzarne le competenze. Un progetto che risale ad oltre cinque anni fa e che è rimasto a lungo lettera morta, e che adesso, visto che è stato inserito tra gli obiettivi del Pnrr, dovrebbe finalmente vedere la luce. A rilanciarlo, cogliendo di sorpresa i sindacati, un articolo del decreto bollette varato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri.
La norma lo definisce come "un censimento permanente che si avvale della base dati del personale della Pa istituita presso il ministero dell'Economia e che sarà fondamentale per completare la digitalizzazione del settore pubblico", e dà 30 giorni di tempo (dall'entrata in vigore del decreto legge) al ministro per la Pubblica Amministrazione insieme a quello dell’Economia e delle Finanze per adottare un provvedimento che stabilisca "le modalità di funzionamento e di comunicazione dei dati da parte delle amministrazioni pubbliche".
Il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta spiega che l'Anagrafe digitale "sarà propedeutica alla realizzazione del fascicolo elettronico del dipendente, altro obiettivo del Pnrr, che conterrà lo 'storico' di ogni lavoratore pubblico, dalla formazione alla mobilità", e che costitusce "un altro passo verso la modernizzazione della nostra Pubblica amministrazione, un altro goal verso una Pa digitale, efficiente e amica". Tra i sindacati c'è invece scetticismo, qualcuno esprime anche una certa contrarietà anche perché la norma arriva insieme all'annuncio, da parte del ministro della Pa, di altre riforme che arriveranno con il secondo decreto per l'attuazione del Pnrr, atteso a giorni, come quella sulla "customer satisfaction" e la valutazione della performance degli uffici pubblici da parte dei cittadini, che assegneranno "le stelline" agli impiegati che li hanno seguiti. Si tratterà inizialmente di una sperimentazione limitata ad alcuni servizi, precisano fonti della Pa.
L'unica Anagrafe digitale dei dipendenti pubblici che al momento esiste si trova presso il ministero dell'Economia e ha pochissime informazioni di base: età, collocazione all'interno della Pa, data di assunzione. Informazioni più dettagliate, a cominciare dai percorsi di carriera, sono raccolte solo nei fascicoli all'interno delle singole amministrazioni. L'ambizione è quella di condividere tutte le informazioni, dai percorsi di formazione alle competenze che vanno oltre il titolo di studo, in un sistema centralizzato, per capire quali sono le risorse umane e professionali sulle quali la Pubblica Amministrazione può contare, e magari valorizzarle, soprattutto adesso, con il varo del Pnrr.
La riproposizione del progetto, di cui si parla da tempo, spiazza però una parte dei sindacati, che non si aspettavano l'accelerazione del decreto bollette e quindi stanno ancora cercando di capire quale saranno l'evoluzione e gli obiettivi della misura. Non è invece particolarmente sorpreso Florindo Oliverio, segretario nazionale Fp Cgil, che ripercorre la genesi del progetto: "Già nel Contratto collettivo delle funzioni centrali entrato in vigore nel 2016 avevamo previsto di "riqualificare" il fascicolo personale del dipendente, come strumento utile a registrare e certificare tutto ciò che riguarda il lavoratore e la sua evoluzione. Era legato al tema della formazione che veniva stabilita come un diritto individuale di ciascun lavoratore, cui l'amministrazione doveva corrispondere prevedendo precorsi di formazione continua e permanente". E' noto come poi siano andate le cose: "La formazione - sottolinea Oliverio - è rimasta la grande attesa e disattesa nelle amministrazioni nonostante la disponibilità di risorse".
Al contrario, la formazione dei dipendenti pubblici è diventata centrale nel Pnrr, e a gennaio il ministro Brunetta ha annunciato un ambizioso programma che include anche sconti concordati con le Università per permettere ai lavoratori di prendere una laurea. Stavolta dunque l'Anagrafe digitale arriverà davvero? "Credo che sia utile - rileva Oliverio - uno strumento di registrazione e certificazione delle competenze che aggiorni effettivamente però la crescita professionale dei lavoratori, a maggior ragione dopo che il contratto nazionale rende effettiva la possibilità di apprezzamento di tali competenze e il riconoscimento economico di carriera. Purché l'anagrafe come il fascicolo personale sia effettivamente aggiornato con ogni notizia utile, sia quando deriva da attività organizzate dall'amministrazione di appartenenza sia per effetto dell'iniziativa autonoma e diretta del dipendente". E quindi dovrebbero farne parte anche titoli o competenze acquisiti successivamente all'assunzione, e dovrebbero servire "ad accelerare percorsi di reclutamento e adeguamento degli organici delle singole amministrazioni".
Perché sia veramente utile, quindi, afferma Tiziana Cignarelli, segretario generale dei sindacati Flepar e Codirp, dei professionisti e della dirigenza pubblica, dovrebbe però essere prevista "la possibilità di aggiornamento anche da parte del dipendente. Il fascicolo elettronico personale dovrebbe essere continuamente accessibile anche al lavoratore". E se poi l'acquisizione delle competenze viene collegato a un sistema premiante, a cominciare dal salario accessorio, "la qualità del servizio non va valutata in riferimento al singolo dipendente, ma all'intera amministrazione". E la digitalizzazione deve essere complessiva, "non va limitata al fascicolo del dipendente".
Più fiducioso verso il progetto Francesco Prudenzano, segretario generale di Confintesa: "In questo momento sono pochissime le informazioni che la Pa ha sui propri dipendenti, e limitate all'ufficio di riferimento. Se si centralizzano i fascicoli, piuttosto che limitarne l'uso alle singole amministrazioni, si dà una maggiore garanzia ai dipendenti, che si affrancano dalla gestione spesso autocratica dei dirigenti. I fascicoli vengono trattati in maniera molto soggettiva all'interno dei ministeri, alcune informazioni appaiono e scompaiono".
Scettico Marco Carlomagno, segretario generale della Flp (Federazione lavoratori pubblici): "Mi chiedo come verrà gestita la piatttaforma, come farà la Pubblica Amministrazione a valutare le competenze diverse da quelle riconducibili a precisi titoli di studio, come sono quelle giuridiche, economiche o tecniche. E comunque ben venga un'anagrafe digitale, la sollecitiamo da tempo, e ben venga uno strumento di valorizzazione dei dipendenti, che spesso, pur essendo estremamente qualificati, non vengono utilizzati secondo le proprie competenze, ma solo per le funzioni per le quali erano stati assunti. La formazione professionale molto spesso non viene considerata per le carriere interne, e anche adesso per il Pnrr si stanno assegnando i progetti a personale esterno o assunto appositamente, confermando il pregiudizio nei confronti dei dipendenti pubblici".