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L'illusione ottica del recupero dell'occupazione: pochi lavoratori, così il tasso risale

Il declino demografico falsa i calcoli. Siamo tornati al 59%, ma con mezzo milione in meno di persone in età da lavoro. La simulazione della Fondazione Di Vittorio: "Il tasso sarebbe cresciuto anche senza posti in più"
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ROMA - L'Italia è tornata al tasso di occupazione che registrava nel pre-pandemia (fine 2019 e inizio 2020): 59%. A parte il fatto che siamo penultimi in Europa prima della Grecia. E lontanissimi dalla media Ue del 67%, con il tasso di occupazione femminile e giovanile tra i più bassi del continente. Ma a guardare bene, se non avessimo recuperato neanche un posto, il tasso sarebbe comunque salito. Come è possibile?

Il mistero del tasso di occupazione

Come fa il tasso a salire se non si creano nuovi posti né si recuperano quelli persi? Basta partire dalla definizione di tasso di occupazione, così come la dà Istat: "Il rapporto percentuale tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento". Ma se questa popolazione - chi può lavorare tra 15 e 64 anni - diminuisce nel tempo, il rapporto sale anche se il nominatore non cresce (gli occupati). Insomma se la torta si restringe, l'aumento del tasso può r…

ROMA - L'Italia è tornata al tasso di occupazione che registrava nel pre-pandemia (fine 2019 e inizio 2020): 59%. A parte il fatto che siamo penultimi in Europa prima della Grecia. E lontanissimi dalla media Ue del 67%, con il tasso di occupazione femminile e giovanile tra i più bassi del continente. Ma a guardare bene, se non avessimo recuperato neanche un posto, il tasso sarebbe comunque salito. Come è possibile?

Il mistero del tasso di occupazione

Come fa il tasso a salire se non si creano nuovi posti né si recuperano quelli persi? Basta partire dalla definizione di tasso di occupazione, così come la dà Istat: "Il rapporto percentuale tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento". Ma se questa popolazione - chi può lavorare tra 15 e 64 anni - diminuisce nel tempo, il rapporto sale anche se il nominatore non cresce (gli occupati). Insomma se la torta si restringe, l'aumento del tasso può rivelarsi un'illusione ottica. Una non buona notizia. E la torta da noi si restringe da un po' per un motivo: la crisi demografica. Nascono sempre meno figli a rimpiazzare chi si pensiona. Neanche gli immigrati riescono più a ribilanciare.

Cos'è successo in Italia con la pandemia?

Abbiamo perso tantissimi occupati, soprattutto tra le donne: quasi un milione e ancora ne dobbiamo recuperare 286 mila. Il 2021 è stato un anno di parziale rimbalzo, con 651 mila occupati ripristinati. Ma per il 59%, sei su dieci si tratta di precari: è questa l'altra terribile faccia della ripresa post-lockdown. La ripartenza del mercato del lavoro è trainata dai contrattini e lo sarà ancora per molto tempo, visto le incertezze su tanti fronti che non consentono alle imprese di pianificare costi e investimenti. 

Le buone notizie sono davvero così buone?

"Sul mercato del lavoro ci sono buone notizie", ha detto venerdì il premier Draghi. "Il numero degli occupati è cresciuto in Italia fra gennaio e dicembre di oltre 650 mila unità e il tasso di occupazione è aumentato di 2,2 punti percentuali ritornando al livello di prima della pandemia ma ovviamente ci sono delle criticità a cui ci siamo abituati e a cui non dobbiamo abituarci. La maggior parte dei nuovi dipendenti nell'ultimo anno ha firmato un contratto a tempo determinato e solo un quarto ha firmato un contatto permanente". Eccoci di nuovo al mistero di quel 59%, il tasso di occupazione pre-pandemico riagganciato dall'Italia: sale ma non ci consente di festeggiare.

Una simulazione può chiarire: le cose vanno meno bene del previsto

La Fondazione Di Vittorio della Cgil ha messo in fila alcuni numeri per spiegare il paradosso. A partire da quelli assoluti. Nel mese di dicembre 2021 l'Istat registrava 22,046 milioni di occupati (età 15-64) contro i 22,351 milioni del febbraio 2020, considerato da Istat il mese pre-pandemico a cui fare riferimento per i raffronti. La differenza è di 305 mila occupati. Eppure il tasso di occupazione è lo stesso, quello celebrato dal premier: 59%. Questo divario si spiega così: aumento di occupati nella fascia 15-34 anni (+20 mila) e 50-64 anni (+87 mila), ma tracollo nella fascia intermedia 35-49 anni (-412 mila). 

Il declino demografico: la grande rimozione

Allora cos'è che ha fatto alzare di 2,2 punti il tasso di occupazione fino a risalire al 59%? Ecco spiegato il mistero: la popolazione in età lavorativa, nello stesso lasso di tempo (febbraio 2020-dicembre 2021) è passata da 37,9 milioni a 37,4 milioni, perdendo oltre mezzo milione di unità (514 mila). La torta si è ristretta, il tasso di occupazione è salito, ma ancora non abbiamo recuperato tutti i posti persi. E quelli recuperati sono precari. "Possiamo dire che il recupero del tasso di occupazione è determinato solo in parte dall'aumento del numero di occupati e va imputato anche alla contemporanea flessione della popolazione in età lavorativa", dice Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione. "Se il numero di occupati fosse rimasto invariato da giugno 2020 a dicembre 2021, il tasso sarebbe comunque salito dal minimo di 56,6% al 57,2%". Anche con zero occupati in più. "Il declino demografico è un fenomeno consolidato, ma va preso seriamente in considerazione". Prima che sia troppo tardi. O forse lo è.