La "deriva" ucraina verso l'Ue che ha spaventato Putin. Ecco perché l'uomo forte di Mosca ha scatenato il suo esercito
di Maurizio Ricci , di Maurizio RicciDavvero è la prospettiva di missili Nato puntati da Kiev sul Cremlino l'insopportabile incubo che ha spinto Putin fino alla sanguinosa invasione dell'Ucraina? Fra tutte le fantasiose ricostruzioni con cui il dittatore russo ha rivestito la sua decisione, questa è quella che ha fatto più presa, anche in chi è pronto a condannare chi ha scatenato la guerra. Eppure, fra Kiev e Mosca ci sono circa 750 chilometri. Da Riga, il Cremlino ne dista solo 100 di più. E, siccome la gittata dei missili Cruise è di mille chilometri, la differenza è irrilevante. Ma Riga è capitale della Lettonia, che fa parte della Nato. Quindi, Mosca è già a portata di tiro anche dei più ordinari missili occidentali. Si può, poi, discutere se sia stato opportuno estendere l'ombrello Nato così a ridosso dei confini russi. Ma proprio quello che sta avvenendo in Ucraina spiega ampiamente perché i paesi dell'…
Davvero è la prospettiva di missili Nato puntati da Kiev sul Cremlino l'insopportabile incubo che ha spinto Putin fino alla sanguinosa invasione dell'Ucraina? Fra tutte le fantasiose ricostruzioni con cui il dittatore russo ha rivestito la sua decisione, questa è quella che ha fatto più presa, anche in chi è pronto a condannare chi ha scatenato la guerra. Eppure, fra Kiev e Mosca ci sono circa 750 chilometri. Da Riga, il Cremlino ne dista solo 100 di più. E, siccome la gittata dei missili Cruise è di mille chilometri, la differenza è irrilevante. Ma Riga è capitale della Lettonia, che fa parte della Nato. Quindi, Mosca è già a portata di tiro anche dei più ordinari missili occidentali. Si può, poi, discutere se sia stato opportuno estendere l'ombrello Nato così a ridosso dei confini russi. Ma proprio quello che sta avvenendo in Ucraina spiega ampiamente perché i paesi dell'ex Patto di Varsavia ci tengano tanto a far parte dell'Alleanza atlantica.
DIRETTA. LA RESISTENZA DI KIEV
In ogni caso, è difficile pensare che la questione Nato, la dislocazione di truppe, installazioni militari eccetera non potesse essere risolta in una sia pur faticosa trattativa diplomatica. L'obiettivo di Putin nel mobilitare migliaia di soldati e di tank, con il compito di decapitare i vertici politici dell'Ucraina, sostituendoli con un governo-fantoccio è, infatti, un altro, molto più ambizioso, per certi versi anche disperato: fermare la deriva politica, sociale, economica, culturale che, inesorabilmente, portava l'Ucraina verso il mondo occidentale. Una deriva in cui l'approdo rilevante non è l'Alleanza atlantica, ma l'Unione europea.
La conferma viene dal fatto che la partita ucraina diventa per Putin una ferita aperta, tanto da spingerlo all'invasione della Crimea, non per questioni militari, ma per un trattato commerciale. Nel 2014, infatti, il premier ucraino Yanukovich (filorusso) viene rovesciato dalla rivolta popolare di Maidan, scatenata dalla sua decisione di lasciar cadere la firma di un trattato di associazione con la Ue, preferendogli un prestito concesso dal governo russo. La reazione scomposta di Putin, che arriva ad occupare la Crimea e ad alimentare la secessione del Donbass, mostra che l'uomo forte del Cremlino aveva capito subito il veleno che – per lui – conteneva quel trattato, firmato dai successori di Yanukovich ed entrato pienamente in vigore nel 2017.
Sul piano dei benefici, anzitutto. L'integrazione con l'Europa paga: Ucraina e Polonia avevano lo stesso Pil nel 1989, oggi quello polacco è tre volte più grande. Anche un limitato accordo di libero scambio, con l'abbattimento dei dazi doganali, ha ridato nuova linfa all'economia ucraina: rispetto al 2013 i salari reali sono raddoppiati. Ma l'associazione con la Ue ha anche eroso i rapporti con il vicino russo. Nel 2013, l'Ucraina destinava un quarto del suo export alla Russia e un quarto (soprattutto frumento) all'Europa. Oggi la Ue assorbe il 50 per cento dell'export di Kiev, la Russia solo il 10.
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Il veleno più insidioso, però, non sono i soldi, ma tutto il resto. L'associazione con la Ue comporta, infatti, una serie di impegni, da parte del partner, in materia di apertura e di regolazione dell'economia di mercato, ma anche di istituzioni, a partire dai meccanismi della democrazia e dall'indipendenza della magistratura. Di fatto una progressiva occidentalizzazione della società, della cultura, delle istituzioni, resa sempre più rapida da scambi e rapporti. Dal 2017, gli ucraini possono entrare nell'Unione europea senza visto. Nel solo 2019 i diversi paesi europei hanno concesso 750 mila permessi di residenza a cittadini ucraini. Questa deriva aveva uno sbocco obbligato: Kiev si preparava a chiedere, nel 2024, di entrare a pieno titolo nella Ue, anche se, probabilmente, l'adesione non si sarebbe concretata prima di una decina d'anni.
Questa la realtà che Putin non voleva ai suoi confini. Ma, se nessuno dubita che vinca la guerra, è più difficile che riesca a spegnere il miraggio europeo degli ucraini. “Le guerre che si vincono – ha scritto Foreign Affairs – non sono mai vinte per sempre. E capita anche di vincere le guerre sbagliate”.