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Chi è Antonio Fallico, il banchiere che porta le aziende italiane in Russia

Antonio Fallico 
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MILANO - "Grazie, ma il Professore in questo momento preferisce non parlare". Ed è comprensibile che il professor Antonio Fallico, presidente di Intesa Russia e plenipotenziario del maggior gruppo bancario italiano a Mosca, ora che tuonano i cannoni preferisca mantenere un rigoroso silenzio. Silenzio, sì, perché nelle ultime settimane Fallico ha parlato tanto, tantissimo, nella sua duplice e talvolta indistinta veste di presidente della controllata russa di Intesa Sanpaolo – codice Swift KMBB RU MM, per restare all’attualità – e di fondatore e numero uno dell’Associazione Conoscere Eurasia. "Escludo che la Russia si faccia promotrice dell’invasione di un Paese come l’Ucraina – spiegava appena due settimane fa nel suo ultimo tour italiano e prima di imbarcarsi alla volta di Mosca   -. Credo che si tratti di una campagna di disinformazione. Nessuno invaderà nessuno". 

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MILANO - "Grazie, ma il Professore in questo momento preferisce non parlare". Ed è comprensibile che il professor Antonio Fallico, presidente di Intesa Russia e plenipotenziario del maggior gruppo bancario italiano a Mosca, ora che tuonano i cannoni preferisca mantenere un rigoroso silenzio. Silenzio, sì, perché nelle ultime settimane Fallico ha parlato tanto, tantissimo, nella sua duplice e talvolta indistinta veste di presidente della controllata russa di Intesa Sanpaolo – codice Swift KMBB RU MM, per restare all’attualità – e di fondatore e numero uno dell’Associazione Conoscere Eurasia. "Escludo che la Russia si faccia promotrice dell’invasione di un Paese come l’Ucraina – spiegava appena due settimane fa nel suo ultimo tour italiano e prima di imbarcarsi alla volta di Mosca   -. Credo che si tratti di una campagna di disinformazione. Nessuno invaderà nessuno". 

Non è andata esattamente così e, sebbene non sia il caso di maramaldeggiare su una previsione sbagliata che tanti osservatori hanno condiviso, può sorgere in retrospettiva qualche dubbio sulle capacità di Fallico come analista delle vicende russe. Un dubbio che però bisogna reprimere subito perché nessuno come questo cortese signore siciliano, che ha compiuto 76 anni a novembre, conosce così da vicino il potere russo; e nessuno come lui è – o è stato – l’indispensabile trait d’union tra le grandi e piccole imprese italiane e gli onnipresenti colossi di Stato moscoviti che tengono Italia appesa al rubinetto del gas, che si chiamino Rosneft o Gazprom, che a regnare al Cremlino fosse Breznev o Putin.  

Vicino al potere in tutti i sensi e da svariati decenni: il suo primo viaggio nell’allora Unione Sovietica fu nel 1974, ha ricordato Fallico in una fondamentale intervista del 2019 a Stefano Lorenzetto per l’Arena di Verona. E da quando – molti lustri fa – a Mosca si è insediato, prossimo al centro decisionale del Paese anche in senso fisico: al Cremlino "ci arrivo a piedi in sette minuti", dalla sede di Intesa Russia, raccontava nella stessa intervista. A Mosca era sbarcato con l’Associazione Italia-Urss, nella quale, da tesserato del Pci, aveva rapidamente scalato i ranghi prima a Verona e poi a livello nazionale. E dopo una serie di incarichi per la Banca Cattolica del Veneto, ma anche per Silvio Berlusconi in veste di editore e per la sua Fininvest, nel 1995 Fallico assume la guida della sede di rappresentanza del Banco Ambrosiano Veneto, e la mantiene anche quando la banca si trasforma in Intesa Sanpaolo. Quasi un ventennio fa - è il 2003 -  diventa presidente della neonata Banca Intesa Russia, anche grazie alla stima che ha per lui l’allora presidente della capogruppo italiana Giovanni Bazoli.  

E’ sotto il segno di Fallico che Intesa e Gazprombank, braccio creditizio del gruppo energetico statale, creano assieme nel 2012 il primo fondo d’investimento italo-russo Mir Capital;  ed è sempre all’ombra benevola di Fallico che Intesa Sanpaolo partecipa nel 2016 alla privatizzazione del colosso dell’energia Rosneft e l’anno successivo guida un pool di banche che finanziano con 5,2 miliardi di euro il gruppo anglo-svizzero Glencore e il Qia, il fondo sovrano del Qatar, per comprare il 19,5% della stessa Rosneft. Un’operazione colossale, che permette ai vertici della banca di essere insigniti direttamente da Putin di importanti onorificenze: per l’ad Carlo Messina e per il capo di Banca Imi Gaetano Miccichè l’Ordine dell’Amicizia tra i Popoli, per Fallico, che già aveva quell’onorificenza, il più “pesante” Ordine d’Onore. Ma in breve quel finanziamento, in cui Intesa Sanpaolo sopravanza le banche rivali russe come creditore, fa palpitare non poco gli italiani, per le sanzioni decise quell’anno dal governo Usa contro Mosca. Grazie alla navigazione di Fallico, e anche all’intercessione dei qatarini che nella primavera 2018 liquidano Glencore con 3,7 miliardi, usati dagli svizzeri per ripagare il debito, il rischio di graffiare le medaglie di Putin viene scampato. 

Il ricatto del gas

Adesso però quella vicinanza, che per il gruppo guidato da Messina è stata spesso così proficua in passato, rischia di diventare motivo di grave imbarazzo. La principale banca italiana difficilmente potrà adottare una linea troppo divergente da quella del nostro governo e dell’intera Unione europea. Tanto che, interpellata a questo proposito negli scorsi giorni, Intesa Sanpaolo ha fatto sapere che sta riflettendo sulla sua presenza in Russia. Una riflessione che difficilmente potrebbe non vedere coinvolto il ruolo del suo numero uno nel Paese.

Accanto alla questione geopolitica, poi, c’è anche il ruolo di Fallico con la sua “Conoscere Eurasia”. Fondata nel 2007, dopo che il Professore era diventato console onorario della Russia a Verona, peraltro con la facoltà di emettere visti, l’associazione – recita il suo statuto - "ha lo scopo di sviluppare le relazioni tra l’Italia, l’Unione Europea, la Federazione Russa e l’Unione Economica Eurasiatica, alla quale aderiscono la Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia e Kirghizistan". L’iscrizione è alla portata di tutti o quasi: mille euro per i privati, diecimila per le aziende. In cambio si partecipa a summit periodici dove intervengono grandi nomi dell’industria e della politica della Russia e dei suoi Paesi satelliti. Eurasia, che ha uno stretto rapporto con Roscongress, fondazione voluta dallo stesso Putin, contribuisce a organizzare anche l’annuale Forum di San Pietroburgo, il momento di massimo incontro tra la nomenklatura e i poteri economici occidentali.  

Per il momento, comunque, almeno a livello ufficiale nulla si muove. A Mosca Fallico continua a essere una potenza vera, che oggi si contende la leadership della comunità finanziaria italiana con altre due figure. La prima è quella di Vincenzo Trani, arrivato in città vent’anni fa – racconta spesso – come turista e poi destinato a una proficua carriera che lo porta a transitare come vicepresidente anche dalla stessa Intesa Russia, per poi mettersi in proprio come finanziere e imprenditore. Oggi Trani guida la Camera di commercio italo-russa ed è fondatore del gruppo di car sharing Delimobil, dal cui cda si è appena dimesso Matteo Renzi. L’altra figura importante nella partita di affari & potere che si è giocata e si gioca tra Italia e Russia è forse oggi il principale antagonista di Fallico: si tratta del plenipotenziario dell’Eni a Mosca, nonché presidente di Confindustria Russia, Ernesto Ferlenghi, che appena scattata l’invasione dell’Ucraina ha dato un segno di distanza dal potere putiniano dimettendosi dal cda della società pubblica Federal Grid Company.

Il rapporto tra i due sembra essersi deteriorato dal 2017, quando Fallico si sarebbe opposto a che il governo italiano concedesse a Ferlenghi la carica di console onorario a Ufa, capitale della repubblica di Baschiria, vicino agli Urali. In quella occasione il posto di console onorario è andato invece a Timurbulat Karimov, già vicepresidente della Vtb Bank, uno dei principali istituti russi, e sposato con Irina, figlia di Igor Sechin, ossia l’ex agente del Kgb che è stato a capo della segreteria di Putin e poi suo vicepremier e che guida adesso il colosso energetico statale Rosneft. Tutto si tiene nella Russia dove l’Italia e alcuni italiani coltivano sogni di grandezza e dove diplomazia e affari spesso sono difficili da distinguere. O forse si teneva.