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Fare impresa per uscire dall'inattività giovanile e dalla disoccupazione di lunga durata. Il progetto Ente microcredito-Anpal

La locandina del progetto Anpal-Ente Microcredito 
Formazione e fondi fino a 50 milioni (200 nel Mezzogiorno) per chi decide di avviare una startup. Le storie di chi ce l'ha fatta
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ROMA - La strada per la ripresa dell'occupazione passa anche dalla capacità di fare impresa. Ecco perché il progetto  "Yes I Start Up", nato nel 2018 dall'alleanza tra due enti pubblici, l'Ente Nazionale per il Microcredito (ENM)e l'Anpal, l'Agenzia per le politiche attive del lavoro, per dare ai giovani dai 18 ai 29 anni fuori dai percorsi di studio e di formazione la possibilità di inventarsi un lavoro, è stato esteso nel 2021, in pieno Covid, anche alle donne di tutte le età e ai disoccupati di lunga durata (senza lavoro da oltre un anno), e anche in questa formula ha coinvolto diverse migliaia di persone e viene riproposto anche quest'anno: tra le nuove imprese nate, 450 sono in Calabria per via della partecipazione diretta della Regione all'iniziativa. E nel 2022 il progetto è stato preso d'assalto, tant'è che già a marzo i responsabili contano di raggiungere il target, 1000…

ROMA - La strada per la ripresa dell'occupazione passa anche dalla capacità di fare impresa. Ecco perché il progetto  "Yes I Start Up", nato nel 2018 dall'alleanza tra due enti pubblici, l'Ente Nazionale per il Microcredito (ENM)e l'Anpal, l'Agenzia per le politiche attive del lavoro, per dare ai giovani dai 18 ai 29 anni fuori dai percorsi di studio e di formazione la possibilità di inventarsi un lavoro, è stato esteso nel 2021, in pieno Covid, anche alle donne di tutte le età e ai disoccupati di lunga durata (senza lavoro da oltre un anno), e anche in questa formula ha coinvolto diverse migliaia di persone e viene riproposto anche quest'anno: tra le nuove imprese nate, 450 sono in Calabria per via della partecipazione diretta della Regione all'iniziativa. E nel 2022 il progetto è stato preso d'assalto, tant'è che già a marzo i responsabili contano di raggiungere il target, 1000 persone formate e pronte a fare impresa con i fondi assegnati da Invitalia, terzo partner pubblico del progetto.

Tra le imprese nate in questi quattro anni grazie a "Yes I Start Up" c'è di tutto, dal negozio di parrucche di Dominique Pozzi, una ragazza di Treviso, che, avendo dovuto sottoporsi giovanissima alla chemioterapia ha avuto l'idea delle capigliature create su misura, al caseificio di Jessica De Vito a Lamezia alla "Bottega della Festa" di Vanessa Guimaraes, arrivata in Italia dal Brasile.

Il progetto ha funzionato a dispetto del Covid che ha costretto tutti, dall'oggi al domani, a spostarsi su piattaforme Internet per i corsi, la consulenza e la redazione del business plan, racconta Nicola Patrizi, project manager di "Yes I Start Up": "L'idea iniziale era di fare tutto in presenza, avevamo contattato in tutta Italia professionisti, sindacati, organizzazioni che ci hanno messo a disposizione 1500 aule formative e 1800 docenti. Ma  nel mezzo del cammino è arrivato il Covid, e quindi abbiamo dovuto continuare in Fad. Nel frattempo nel 2019 questo modello ci è stato chiesto dalla Regione Calabra, ed è diventato "Yes startup Calabria". In generale, nel Sud c'è più richiesta perché lo stato di Neet è molto più frequente, ma già nei primi due anni di sperimentazione sono nate 700 imprese con un investimento di 32 milioni di euro".

Tra l'altro nel Mezzogiorno i finanziamenti per gli aspiranti imprenditori sono maggiori, perché si può attingere ai fondi di "Resto al Sud", fino a 200 mila euro di cui una parte a fondo perduto (stessa possibilità per le zone terremotate del Centro Italia), mentre per il resto dei partecipanti ci sono i fondi Invitalia che però consentono un prestito a zero interessi e senza garanzie al massimo di 50 mila euro.

"Senza questo tipo di progetti un giovane avrebbe molte più difficoltà ad affrontare l'apertura di un'attività. - afferma Carlotta Cagnin, trevigiana, che ha aperto un negozio dedicato alle mamme in gravidanza e ai bambini piccoli - Proprio perché siamo giovani, determinati linguaggi che vengono utilizzati possono risultare difficili, così come i passaggi burocratici. Ci sono stati momenti in cui avrei voluto mollare perché non pensavo che sarei riuscita a realizzare tutto questo alla mia età".

Anche chi alla fine del corso risulta inadatto ad aprire un'impresa, sostiene Patrizi, comunque guadagna qualcosa: "I ragazzi e i partecipanti in generale capitalizzano l'azione formativa, competenze che nelle nuove politiche europee vengono considerate "trasversali", in alcuni Paesi vengono insegnate anche a scuola, e che possono essere spese anche se poi invece troveranno lavoro come dipendenti".