Il mercato boccia l’offerta Mediaset sulla Spagna
di Sara BennewitzMILANO - Il mercato boccia il concambio su Mediaset España, per la seconda volta in tre anni. L’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) promossa dall’ex Mediaset, ora Mfe, sulla controllata spagnola (di cui il gruppo dei Berlusconi ha il 55,7% del capitale) ieri è stata accolta alla Borsa di Madrid con un calo del 4,69 a 4,88 euro.
Gli investitori che nel 2019 avevano ritenuto poco generosa l’offerta di scambio (Ops) promossa dalla società del Biscione, a distanza di tre anni passati senza dividendi continuano a pensare che l’ex Mediaset possa fare di più; inoltre ieri a cascata sono crollate le azioni Mfe di categoria A (-11% a 0,74 euro) e quelle B che votano per 10 (-1,62% a 1,15 euro).
Questa volta l’offerta è strutturata come un’Opas: agli azionisti di minoranza vengono proposti 4,5 titoli Mfe di categoria A (ovvero quelli che hanno un solo diritto di voto) e 1,86 euro per ogni 4,5 azioni Mediaset Espa…
MILANO - Il mercato boccia il concambio su Mediaset España, per la seconda volta in tre anni. L’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) promossa dall’ex Mediaset, ora Mfe, sulla controllata spagnola (di cui il gruppo dei Berlusconi ha il 55,7% del capitale) ieri è stata accolta alla Borsa di Madrid con un calo del 4,69 a 4,88 euro.
Gli investitori che nel 2019 avevano ritenuto poco generosa l’offerta di scambio (Ops) promossa dalla società del Biscione, a distanza di tre anni passati senza dividendi continuano a pensare che l’ex Mediaset possa fare di più; inoltre ieri a cascata sono crollate le azioni Mfe di categoria A (-11% a 0,74 euro) e quelle B che votano per 10 (-1,62% a 1,15 euro).
Questa volta l’offerta è strutturata come un’Opas: agli azionisti di minoranza vengono proposti 4,5 titoli Mfe di categoria A (ovvero quelli che hanno un solo diritto di voto) e 1,86 euro per ogni 4,5 azioni Mediaset España, pari a un valore complessivo di 780 milioni (o 5,61 per ogni titolo). Il prezzo per un terzo è in contanti e per due terzi e in azioni del gruppo controllante, un modo per partecipare alla futura creazione di valore che ci sarà con la nascita di un polo europeo delle tv gratuite.
Ma per gli analisti il premio e il prezzo sono troppo bassi: si tratta del 12% rispetto all’ultimo prezzo segnato a Madrid lo scorso 11 marzo ( il 30% in più degli ultimi tre mesi) e di un valore pari a 8,3 volte gli utili attesi per quest’anno e 5 quelli al 2023. Jp Morgan stima che il valore dei fondamentali del gruppo sia di 8,7-8,9 euro ad azione, Jp Capital fissa il prezzo obiettivo a 6,9 euro, il broker spagnolo Alantra ha un target di 6,35 euro. Il valore implicito nell’Opas (che ieri era sceso già a 5,22 euro dai 5,61 della vigilia) è inferiore al diritto di recesso riconosciuto tre anni fa agli azionisti (6,54 euro). Per questo gli analisti si aspettano un ritocco all’insù.
Il gruppo guidato Pier Silvio Berlusconi ostenta sicurezza: l’offerta è interessante comunque, perché i soci Mfe potranno partecipare a un gruppo europeo, inizieranno a incassare i dividendi (che quest’anno promettono di essere generosi per i soci Mfe), potrebbero beneficiare del buy back (ne è stato annunciato uno da 100 milioni, non ancora partito), verranno realizzati 55 milioni di sinergie grazie a maggiori ricavi (erano 100 milioni i risparmi tra costi e ricavi del 2019) e l’operazione crea valore per tutti i soci Mfe, quindi anche per quelli spagnoli che decideranno di aderire.
La sensazione degli investitori invece è che Mfe voglia far pagare agli “ spagnoli”, la futura scalata alla tedesca ProsiebenSat (di cui Mediaset Espana ha il 12,75% e un altro 12,5% è dentro Mfe) risparmiando su quest’Opas per le minoranze, per conquistare le maggioranze tedesche. Ma una pattuglia di fondi pare intenzionata a tenere duro, scommettendo che Berlusconi Jr, che nel 2019 non è riuscito nel delisting per la causa intententata da Vivendi - e accolta dal giudice di Madrid - ora non possa permettersi di fallire.