Economia

Ocse, la guerra in Ucraina ridurrà il Pil globale di un punto. Allarme sui profughi: "Flusso più rapido in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale"

Ocse, la guerra in Ucraina ridurrà il Pil globale di un punto. Allarme sui profughi: "Flusso più rapido in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale"
(ansa)
Le stime preliminari dell'organizzazione parigina: sull'inflazione previsto in rialzo di 2,5 punti
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MILANO - L'invasione russa in Ucraina potrebbe portare a una riduzione del Pil globale e a un aumento dell'inflazione di 2,5 punti. È l'analsi condotta dall'Ocse, tra i primi organismi internazionali a provare a svolgere una valutazione preliminare degli effetti del conflitto in Europa. "La portata dell'impatto economico - osserva l'Ocse  - è molto incerta e dipenderà in parte dalla durata della guerra e dalle risposte politiche, ma è chiaro che la guerra risulterà in un sostanziale freno a breve termine sulla crescita globale e in pressioni inflazionistiche significativamente più forti".


 

L'allarme sui profughi: "Flusso più rapido dalla Seconda Guerra Mondiale"

L'organizzazione si sofferma anche sul massiccio flusso di profughi in fuga dal Paese e sulle conseguenze per le economie dei Paesi. "E' in corso il più rapido flusso di rifugiati in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale", scrive l'Ocse. Secondo i dati, "circa tre milioni di persone sono già fuggite dall'Ucraina nelle prime tre settimane di guerra e questo numero è destinato ad aumentare ulteriormente". Per l'organizzazione di Parigi, "occuparsi dei rifugiati dall'Ucraina richiederà una spesa per l'assistenza sociale e abitativa, fornitura di cibo, assistenza medica, assistenza ai bambini e istruzione" che però ancora "è difficile da prevedere a causa dell'incertezza sul numero di rifugiati, la durata del loro soggiorno e l'ammontare della spesa per rifugiato". Secondo ll'organizzazione l'assistenza ai profughi ucraini costerà circa lo 0,25% del pil dell'Unione europea. "Prendersi cura dei profughi ucraini richiederà una spesa sociale e assistenza abitativa, fornitura di cibo, assistenza medica, assistenza all'infanzia e istruzione", si legge nell'analisi.

La risposta delle banche centrali

Anche per questo, secondo l'Ocse, "le politiche monetarie dovrebbero restare focalizzate nell'assicurare aspettative per l'inflazione saldamente ancorate. La maggior parte delle banche centrali dovrebbero andare avanti con i  piani pre-guerra, con l'eccezione dei paesi più colpiti, dove può essere necessaria una pausa per valutare appieno le conseguenze della crisi". Secondo l'Ocse  la politica monetaria reagirà all'aumento dell'inflazione, con un aumento dei tassi d'interesse di 1 punto percentuale nelle principali economie avanzate e di 1,5 punti nelle principali economie emergenti.

Secondo l'Ocse, inoltre, "di fronte a un nuovo shock negativo di durata e portata incerte, la politica monetaria dovrebbe rimanere concentrata sull'assicurare aspettative di inflazione ben ancorate. La maggior parte delle banche centrali dovrebbe continuare con i loro piani prebellici, con l'eccezione delle economie più colpite, dove una pausa potrebbe essere necessaria per valutare appieno le conseguenze della crisi".

Quanto pesa l'economia di Russia e Ucraina

L'analisi dell'Ocse si sofferma poi sul peso dell'economia russa a livello globale. Se a ivello complessivo Russia e Ucraina valgono appena l 2% del Pil globale, il loro peso sul mercato dell'energia e delle materie prime è molto rilvante. I due Paesi contano ad esempio il 30% dell'export di grano, il 25% del Palladio, il 20% del mais, dei fertilizzanti minerali e del gas naturale e l'11% del petrolio. Peso rilevante anche per Nichel e platno. Tutti beni il cui valore è schizzato rapidamente nel corso delle ultime settmane.

"Da crisi materie prime impatto pesante per economie emergenti"

L'Ocse rileva poi come l'impatto sulla crisi delle materie prime potrebbe avere un impatto differenziato a seconda del peso in relazione all'import. Se ad esempio per l'Italia il grano di Russia e Ucraina vale il 5% del totale delle importazioni, per Egitto e Turchia la quota supera il 70%. "Uno stop completo dell'export - scrive l'Ocse - potrebbe comportare gravi carenze  in molti Paesi emergenti". Un fatto che potrebbe aver eimplicazioni  non soltanto dal punto di vista economico ma potrebbe comportare "disastri umanitari".