Patrizia Bizzotto, una carriera tra reale e virtuale per accompagnare le aziende nella sfida digitale
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaMetaverso sì ma con empatìa. Intelligenza artificiale e realtà aumentata purché non sdraiati sul divano a far finta di vivere la vita. Tecnologia d’avanguardia rispettosa della nostra umanità. Le risposte ai più frequenti interrogativi sullo sviluppo del digitale e la sua influenza nella dimensione privata e pubblica delle persone, Patrizia Bizzotto le ha trovate lavorando da sempre tra reale e virtuale. È founder e ceo dal 1995 a Bassano del Grappa di WorkUp, azienda di information technology, sviluppo di software e servizi per il mondo dell’e-commerce. Nel 2020 è diventata vice presidente e responsabile delle vendite di Neosperience, società che di WorkUp ha acquisito il 51 per cento. Un player in innovazione e digital transformation a supporto delle imprese nelle strategie di marketing, fondato a Brescia nel 2006 da Dario Melpignano, ceo, e Luigi Linotto, e quotato in Borsa su Egm, Euronext growth Milan.
Metaverso sì ma con empatìa. Intelligenza artificiale e realtà aumentata purché non sdraiati sul divano a far finta di vivere la vita. Tecnologia d’avanguardia rispettosa della nostra umanità. Le risposte ai più frequenti interrogativi sullo sviluppo del digitale e la sua influenza nella dimensione privata e pubblica delle persone, Patrizia Bizzotto le ha trovate lavorando da sempre tra reale e virtuale. È founder e ceo dal 1995 a Bassano del Grappa di WorkUp, azienda di information technology, sviluppo di software e servizi per il mondo dell’e-commerce. Nel 2020 è diventata vice presidente e responsabile delle vendite di Neosperience, società che di WorkUp ha acquisito il 51 per cento. Un player in innovazione e digital transformation a supporto delle imprese nelle strategie di marketing, fondato a Brescia nel 2006 da Dario Melpignano, ceo, e Luigi Linotto, e quotato in Borsa su Egm, Euronext growth Milan.
TUTTE LE STORIE DI DONNE IMPRESA
Il gruppo è di 200 persone, in WorkUp sono 40, con un fatturato di 16,4 milioni di euro. Bizzotto tra le diverse business unit segue il versante marketing e digital commerce. “Sono innamorata del mio lavoro, non mi annoio mai. Siamo partner di aziende bellissime, in Italia e in Europa, Francia, Germania, Inghilterra. Abbiamo anche Value China, società del gruppo dedicata alla clientela asiatica. Ci occupiamo della loro strategia digitale. I nostri clienti appartengono al settore industriale, retail, arredamento, turismo. Ormai operiamo a macchia di leopardo. Sono imprese agili, con voglia di crescere e grande attenzione ai risultati, che come noi investono nel metaverso, il virtuale a tre dimensioni, negli Nft, i fungible token, nell’intelligenza artificiale applicata al marketing, e guardano avanti. Hanno una fedeltà del cliente molto elevata. Formiamo le loro persone, le accompagniamo per farle diventare autonome. Utilizziamo psicologia e machine learning per comprendere una grande mole di dati”.
Vicentina di Rossano Veneto, profondo Nord-Est, classe 1961, l’imprenditrice appena dopo la laurea a Padova in Ingegneria elettronica, nel 1986, è sbarcata per due anni in Necsy spa, società del gruppo Stet, allora polo pubblico italiano delle telecomunicazioni, in joint venture con Hewlett-Packard. Era capo progetto del sistema di automazione del vecchio 182, il numero dell’ufficio reclami. “Sono approdata giovanissima, a 24 anni, scelta dai professori dell’università, come progettista e primo ingegnere donna dell’azienda. All’esame di laurea avevo portato una tesi sperimentale sul modem. Si parlava dei primi computer. Li trovavo una cosa curiosa”.
Il 1990 segna i suoi primi passi sul cammino nell’informatica attraverso modem, chip, marketing e big data, fino all’esordio imprenditoriale, sei anni dopo, con la creazione, grazie a un primo socio finanziatore, di WorkUp, nata per studiare strategie e progetti di business delle aziende. Esperta di project management sull’ottimizzazione dei processi di ricerca e sviluppo, prima di creare la sua impresa Patrizia Bizzotto ha fatto una tappa in Perseo, divenuta poi Ernst & Young, assegnata a varie società: il Coordinamento pneumatici Pirelli; Bassilichi Informatica, azienda di Firenze specialista in forniture dei Pos e dei conta soldi; Enel con attività di formazione direzionale. “Per tendenza sarei umanista, adoro leggere letteratura e filosofia, ma dotata nelle materie scientifiche ho scelto di fare l’ingegnere, un lavoro che mi desse l’opportunità di una vita più che dignitosa. La tecnologia mi ha sempre affascinato per la mia curiosità verso le cose”.
Madre casalinga e appassionata di pittura e musica, papà titolare di una piccola azienda artigianale, Bizzotto è la seconda di tre fratelli nati in tre anni, due femmine e un maschio. “Abbiamo ricevuto un’educazione uniforme, a Rossano Veneto, paese in cui mandare una ragazza alla scuola superiore era quasi uno scandalo. Figuriamoci una laurea. Invece mia madre mi ha sempre detto studia e cerca di essere indipendente. A papà dissi: tu fammi studiare che al lavoro ci penso io. Era molto orgoglioso”.
Dal 1993 la manager è attiva nella grande distribuzione elettronica, elettrodomestici, telefonia e food. Fino al 1995. Sposata prima ancora di laurearsi, con un compagno di liceo, in quell’anno diventa mamma di Alice, “il mio progetto migliore”. Per la recente maternità e altre ragioni familiari Patrizia Bizzotto si stabilisce a Bassano del Grappa. “Lì lo scenario dal punto di vista industriale era diverso, non c’erano grandi aziende. Mi sono reinventata come consulente di sistemi di data warehouse, metodo informativo che organizza e facilita l’accesso ai dati”. È il momento della sua personale ‘scoperta’ della rete. Incontra la Artel, un’azienda che sviluppa sistemi gestionali, segue uno dei loro progetti. Uno del team le parla del web. Le danno login e password per collegarsi a Internet e Bizzotto comincia a navigare.
“La prima volta che mi sono collegata ho detto: questa novità cambierà il mondo, è grandiosa”. Con Artel, che ha un parco clienti importante, apre uno spin off che chiamano Artelnet, forma una società e inizia a vendere connessioni. “Andavo alle riunioni con carrozzina e bambina, me la portavo dovunque”. Artel però ha un’idea di sviluppo diversa dalla sua. “Pacificamente acquisii tutte le quote e con un mio primo socio finanziario fondai WorkUp”. Bizzotto era convinta che Internet, questa rete libera e a prezzi bassi, fosse una grandissima opportunità per le medie imprese dotate di scarse risorse. Pensa a prodotti in grado di renderle più efficienti sul mercato e quindi vendere di più. Internet era il mondo, con il sito e-commerce acquistavano visibilità e accesso al mercato, anche estero, sia con i clienti che con altre aziende. “Abbiamo inventato e sviluppato una tecnologia proprietaria. Ho portato Internet a così tante imprese, siamo stati pionieri. E l’universo dell’hi-tech continua a cambiare”.
Ambiziosa e determinata a raggiungere traguardi importanti. “Il successo me lo sono guadagnato. Le ragazze non devono avere paura di sognare in grande. Federica Pellegrini, per esempio, sa di essere un’atleta fuoriclasse, ma il fatto che lo affermi pubblicamente irrita molti. Una donna che si pone anche sui media con la consapevolezza dei suoi mezzi, è giudicata male. L’opinione corrente la vuole modesta, con le orecchie giù”.
Quando arriva, e siamo nel 2020, la proposta di entrare a far parte del gruppo Neosperience, per Bizzotto è un altro obiettivo raggiunto. “La società è stata tra le primissime realtà italiane a cogliere le opportunità di business derivanti dal metaverso e quella che ha più investito in questo settore”. Di recente ha ottenuto lo status di Google Premier partner 2022 con Neosperience Cloud. “Il metaverso, che ha delle potenzialità enormi, per come lo vediamo noi è immergersi in un mondo in cui fisico e digitale si arricchiscono a vicenda”.
Un esempio è lo show room virtuale di Haier, azienda cinese di elettrodomestici, con la sua realtà in cui gli utenti possono facilmente esplorare e configurare i prodotti a casa propria, con un realismo di immagini e resa dei materiali di grande efficacia. “Parliamo di Empathy in technology. Si sta creando una realtà tra imprenditori che condividono lo stesso sogno, c’è uno sforzo di voler costruire un polo in un’Italia che invece soffre di nanismo. Una volta c’era la grande azienda pubblica. Io vengo da lì. L’imprenditrice Marisa Bellisario ha preso in mano Italtel e l’ha fatta diventare la più importante impresa a livello europeo”. Il metaverso visto come il massimo dell’alienazione? “Io pur lavorandoci non ho i social, ho fatto una scelta personale di esclusione, né Fb né Instagram”.
La conciliazione lavoro-famiglia per le donne. “Sono temi che sembra non interessino più nessuno. La politica deve riprendere a parlarne. È troppo basso il numero di donne che lavorano. Come si fa, se la scuola non ha il tempo pieno? Se non hai una famiglia alle spalle? O una rete di quelle sante donne che fanno i lavori di casa? In un ambiente maschile come il mio, in Neosperience cerchiamo di averne sempre più a bordo anche se ce ne sono poche con indirizzo tecnologico perché in Italia non si creano le professionalità. Il problema nasce già dalle scuole e le ragazze non vengono orientate dalla famiglia”.
Da tanti anni Bizzotto fa parte dell’Aidda, un’associazione di donne imprenditrici e manager. Da loro ha avuto riferimenti e grande ispirazione. “Mi coccolano, ci sosteniamo molto a vicenda. Dobbiamo unirci, la rete funziona tantissimo per i problemi che devi affrontare nella vita. Le cose o ce le prendiamo noi o non ce le regalano”. Ha cresciuto sua figlia da sola, “ma è stato bello, sono un capofamiglia da molto tempo. Lo dico da privilegiata perché la mia situazione economica mi ha sempre garantito il benessere. Ci sono momenti in cui sei stanca e pensi di non farcela. Nei momenti di difficoltà penso alla mia nonna paterna, Angela, profuga da Zara, partita con due stracci, si è sposata e ha avuto 13 figli, li ha cresciuti. La ricordo da bambina, mi raccontava il mare, la pesca, sempre sorridente. Era di tungsteno”.
Legge, le piace la musica, viaggiare in moto “è un modo di vedere l’Italia, vai di paesino in paesino, fuori dalle grandi città. E anche nei deserti. In compagnia di amici”. Pratica karate da quasi 40 anni e si allena ancora. “Sono priva di aggressività. Al karate ci sono arrivata perché il corso di danza moderna era pieno. Ho sempre cercato di vivere la vita senza paura. Frequento i pochi buoni amici che ho”. Alice, che a sua volta si è laureata in tempi di pandemia in Ingegneria delle telecomunicazioni, suona, canta, è estroversa. “C’è molta affinità nelle differenze. Le ragazze hanno bisogno di ispirazione. A volte siamo quasi invisibili, eppure non abbiamo la pelle verde e squamosa. Dobbiamo emergere stringendo i denti, farci valere sennò lo spazio non lo troveremo mai”.